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La riforma protestante

I mali della chiesa: la speranza di un ritorno della chiesa al cristianesimo antico era stata delusa già nel XI secolo. Nonostante ciò l’ideale di cristianesimo antico si configurò come una meta da raggiungere e non come un rimpianto. I mali della chiesa erano antichi: il concubinato (nicolaismo) degli ecclesiastici, la simonia (vendita cariche ecclesiastiche) che interveniva anche nell’elezione pontificia, il mancato rispetto dell’obbligo di residenza dei vescovi nel luogo dell’ufficio, il cumulo dei benefici, le dispense dall’obbligo dell’esercizio del ministero ecclesiastico, il malcostume dei sacerdoti (ubriachezza, libertà sessuale, corruzione) e la loro ignoranza (spesso non sapevano scrivere, leggere e ignoravano il latino). Un altro problema era rappresentato dalla vendita delle indulgenze con la quale si vendeva ai fedeli il perdono dei peccati loro e dei loro cari in modo da accelerarne il processo di purificazione, per raggiungere prima il Paradiso. Nel 1517 il monaco agostiniano Martin Lutero (1483-1546) affisse sulla porta della chiesa di Wittenberg le sue 95 di contestazione morale e teologica contro le indulgenze. Lutero aveva una visione pessimistica dell’uomo, lontana da quella umanistica: la natura era macchiata dal peccato originale e gli uomini potevano solo abbandonarsi alla giustizia e alla misericordia divina. Criticò questi punti:


    1 Le indulgenze: la chiesa non può vincolare le decisioni divine, solo Dio può condonare i castighi che ha inflitto. Così il papa e i preti non hanno alcun potere sulle anime del purgatorio.
    2 I sacerdoti: svalutò il ruolo dei sacerdoti come intermediari tra Dio e i fedeli. Secondo Lutero esisteva un sacerdozio universale: tutti i credenti battezzati erano sacerdoti.
    3 Lettura sacre scritture: la lettura e l’interpretazione delle sacre scritture non era un monopolio della chiesa ma un diritto di ogni credente.
    4 Papa: il papato era un’istituzione unicamente umana, una potenza solo terrena. L’unico capo della cristianità era Cristo.
    5 Sacramenti: i sette sacramenti furono ridotti da Lutero a 2: il battesimo e l’eucarestia, gli unici secondo lui fondati sulle sacre scritture.


La sfida di Lutero: di fronte alla critica luterana il Papa Leone X nel 1520 fece la bolla Exurge Domine con la quale condannava le idee di Lutero, gli ordinava di bruciare i suoi scritti e gli dava 2 mesi di tempo per abiurare. Lutero poco dopo bruciò in pubblico la bolla manifestando la rottura definitiva. L’elettore di Sassonia Federico il Savio, che lo appoggiava, lo convinse ad appellarsi all’imperatore Carlo V a Worms. Anche l’imperatore però lo condannò dichiarandolo nemico pubblico: ognuno lo poteva uccidere impunemente. La predicazione di Lutero era stata accolta con entusiasmo da:


    1 Le parti più povere del proletariato urbano e i contadini: erano rimasti impressionati dalla condanna agli sfruttatori e dall’esaltazione alla libertà interiore ma anche fisica.
    2 I borghesi: che avevano colto un invito all’obbedienza dei rapporti sociali, al rispetto dell’ordine.
    3 Principi tedeschi: i quali vedevano l’occasione per indebolire il papa e l’imperatore e che volevano approfittare della negazione luterana del sacerdozio per impadronirsi delle vaste terre che il clero possedeva in Germania.
    4 Gli intellettuali: che apprezzavano la rivendicazione del diritto di scrivere e pensare con la propria coscienza.

Si risvegliò così un’ondata di fervore nazionale tedesco. Lutero, di ritorno da Worms, fu rapito dagli emissari del suo protettore Federico il Savio e messo in salvo. Mentre attendeva la traduzione della bibbia in tedesco, le sue idee dilagavano: la città di costanza, seguita da molte altre, rifiutò la condanna imperiale e adottò il luteranesimo.
Rivoluzione culturale: la diffusione delle idee di Lutero fu agevolata da un ampio ricorso all’uso della stampa con la quale si pubblicarono, oltre alle opere di Lutero, scritti polemici e teologici. Grazie all’uso della lingua volgare, utilizzata anche per trattare argomenti dotti, ci fu un’enorme circolazione di queste opere. La stessa Bibbia, tradotta in tedesco da Lutero, divenne un libro accessibile a tutti. Questo portò a una vera e propria rivoluzione culturale. Oltre alla stampa furono utilizzati per propaganda anche i manifesti e le caricature. Inoltre Lutero promosse l’esigenza per tutti di imparare a leggere e a scrivere. Si avviò una lotta contro l’analfabetismo con la quale si insegnava a leggere e a scrivere in ogni città e villaggio, anche i più poveri.
Dalla Germania alla Svizzera: Nel 1530 l’insieme dei principi e delle città tedesche che avevano aderito al luteranesimo (furono chiamati protestanti) definirono la loro posizione nella confessione augustana e strinsero un’alleanza militare, la lega di Smalcalda. Il luteranesimo si diffuse a macchia d’olio in Germania, fino a comprenderne i 2/3. In svizzera Ulrich Zwingli, che pur restando indipendente da Lutero ne apprezzava gli insegnamenti, riformò la chiesa di Zurigo: soppresse le immagini del santuario, abolì il celibato dei preti, smantellò i conventi, abolì la messa, abrogò l’eucarestia. Un movimento estremista, gli anabattisti, sostenevano la necessità di dare vita a una comunità di santi di fedeli puri e liberi da qualsiasi costrizione legale: negavano la validità del battesimo e sostenevano che tutti i fedeli dovevano essere ribattezzati. Predicavano inoltre l’uguaglianza sociale. Dopo alcuni scontro con Zwingli i capi del movimento furono uccisi, suscitando una reazione nei cantoni cattolici Svizzeri.


Il Calvinismo: Giovanni Calvino (1509-1564), un francese coltissimo fuggito dalla sua patria per evitare la repressione che si era abbattuta sui luterani, pubblicò nel 1536 l’Istituzione della religione cristiana, un’opera teologica fondamentale per la Riforma. Dopodiché andò a Ginevra e qui formò una sorta di Stato-Chiesa basata sul modello della predisposizione: per volontà di Dio alcuni eletti era destinati alla salvezza mentre tutti gli altri erano dannati. La salvezza dipendeva unicamente dalla Grazia divina. Ciò nonostante l’individuo doveva cercare continuamente dentro di se i segni della sua appartenenza agli eletti: questa ricerca si attuava nella vita di tutti i giorni nella quale il fedele doveva impegnarsi. Il successo personale, il dovere compiuto, il lavoro erano quasi un rito religioso e diedero vita a una nuova etica del lavoro. Il denaro doveva essere utilizzato, oltre che per il mantenimento personale e dei poveri, in attività produttive che generassero nuovi guadagni. Tramontò così l’etica medievale. Per dar vita a questa comunità Calvino utilizzò la politica finalizzata al controllo della religione e della morale. Sulla condotta dei cittadini vigilava il Concistoro (formato da 12 laici e 5-10 pastori). Venne riformato il sistema scolastico, i magistrati furono sottoposti a controlli etici, furono vietati i giochi d’azzardo, chiuse le taverne ecc.. i peccatori venivano emarginati socialmente. Ginevra divenne il punto di riferimento per i perseguitati per le loro idee religiose.

L’Europa riformata: la riforma si diffuse molto in Europa. In Francia ebbe successo il calvinismo che si diffuse anche in Ungheria e in Olanda, più del luteranesimo, che si impose nell’Europa settentrionale. In Inghilterra Enrico VIII desiderava annullare il matrimonio con Caterina d’Aragona, per sposare Anna Bolena. Il papa Clemente VII non concesse l’annullamento e, in seguito alle nozze non autorizzate di Enrico VIII con Anna, lo scomunicò. Si compì così lo scisma tra chiesa romana e regno di Inghilterra. Enrico si fece proclamare capo della chiesa di Inghilterra che prese il nome di Anglicana: vietò il pagamento delle decime a Roma, si prese il diritto di scomunicare, designò i candidati all’episcopato, abolì i monasteri. Il filosofo Tommaso Moro, che rifiutò lo scisma fu decapitato. Questi provvedimenti seppur gravi erano meno dannosi per la chiesa romana rispetto alla riforma, in quanto privo di rotture sul piano teologico. Solo in seguito l’anglicanesimo aderì al protestantesimo. Il Scozia prevalse il Calvinismo.


La riforma in Italia: In Italia, a causa della mancanza di quel sentimento di avversione a Roma e per la dipendenza degli stati italiani dal papa e dall’imperatore, la riforma non diventò mai un movimento popolare nonostante in alcune città, come Venezia, Napoli, Milano e Firenze alcuni gruppi aderirono al calvinismo.

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