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La Rivoluzione Industriale.

All’inizio del Settecento la società si presenta ancora divisa nei tradizionali ordini feudali:il clero,l’aristocrazia e i lavoratori.Cambiano le condizioni e i privilegi degli ecclesiastici e dei nobili,aumenta il peso della borghesia,più dinamica e intraprendente.
Si registra,in Europa una costante e diffusa crescita economica,favorita principalmente da più razionali e redditizi sistemi di coltivazione.La crescita soprattutto in Inghilterra,favorisce l’accumulazione di ingenti capitali.Cresce il numero dei contadini che,privati dei mezzi di sostentamento,si dirigono verso le città,offrendo una manodopera a basso costo.
Queste condizioni sono alla base della rivoluzione industriale.Con questo termine si indica la trasformazione del processo produttivo nelle manifatture secondo un’organizzazione del lavoro di tipo industriale.Decisivo è il progresso tecnologico,con l’introduzione di macchine che rendono più veloce e più semplice la lavorazione dei prodotti.

Il nuovo processo produttivo interessa inizialmente soprattutto il settore tessile,con l’introduzione della macchina a vapore,le nuove tecnologie vengono applicate anche all’industria estrattiva.La necessità di produrre macchinari per le industrie in numero sempre crescente dà un forte impulso al settore siderurgico e alla lavorazione del ferro.Il carbon fossile soppianta il carbone vegetale nel processo di lavorazione del ferro.
La nascita delle fabbriche hanno ricadute sociali molto importanti.La nuova organizzazione del lavoro richiede manodopera non specializzata (come erano invece gli artigiani),facilmente reperibile grazie al continuo flusso di contadini dalle campagne verso le città industriali;nasce la classe dei”proletari”,che cedono a basso costo la propria “forza lavoro”agli imprenditori.Le condizioni di vita della popolazione,portano alle prime rivolte operaie;il governo inglese attua una politica favorevole agli imprenditori,reprimendo e dichiarando fuori legge le organizzazioni dei lavoratori.
La cultura occidentale di fine Ottocento è contrassegnata dalla grande fiducia nella scienza. I supporti teorici vengono dalla filosofia positivista di Comte e da una lettura estensiva della teoria evoluzionistica di Darwin (il “darwinismo sociale”);vi sono anche elaborazioni apertamente razziste,come quella di Gobineau. Quest’ultimo aveva pubblicato un’opera dal titolo:”Saggio sull’ineguaglianza delle razze umane” dove si affermava l’esistenza di razze diverse,tra le quali la razza ariana (identificata nei bianchi di origine europea) presenterebbe caratteri di superiorità morale e intellettuale.Nonostante la mancanza di fondamenti scientifici,le idee di Gobineau avranno purtroppo una notevole diffusione e offriranno spunti in particolare alle teorie antisemite. Gobineau si dimostrava acceso avversario della democrazia e auspicava il controllo di un’elitè aristocratica sulle masse.
La prima rivoluzione industriale consentì il superamento delle tradizionali modalità di produzione artigianale.
La seconda metà dell’Ottocento fu caratterizzata da innovazioni tecnologiche come l’invenzione del telefono,il fonografo,il grammofono,la lampadina,il telegrafo senza fili e i fratelli Lumière nello stesso periodo inventano la cinematografia.
Alla fine dell’Ottocento nascono le prime centrali elettriche nelle città come Londra,New York,e Milano le quali erano già dotate di illuminazione stradale elettrica che sostituiva quella a gas.
Il settore dell’industria chimica conobbe un incremento mai visto prima.Le fabbriche di esplosivi si avvantaggiarono della scoperta della dinamite.
Anche l’industria farmaceutica fu rinnovata dalle scoperte dell’aspirina mentre l’invenzione del DDT rivoluzionò il campo degli insetticidi.
Venne anche brevettato il primo pneumatico,aprendo nuove prospettive all’industria della gomma. L’ultima grande invenzione di questo nuovo periodo di straordinario sviluppo produttivo fu il motore a scoppio,ben più flessibile,leggero e potente della macchina a vapore.
Il modello di Taylor ottenne un ampio successo a partire dalle catene di montaggio dell’industria automobilistica,si diffuse prima in tutti gli Stati Uniti poi in Europa.Esso ebbe pesanti conseguenze,sia sul piano psicologico,dato il carattere monotono dell’attività;sia su quello sociale,poiché un tale sistema richiedeva abilità semplificate.
Il clima di ottimismo subì un arresto,infatti,l’Europa fu investita da una grave crisi economica,una fase ventennale che fu definita”grande depressione”.Diversi fattori vi concorsero.
In Germania si verificò una congiuntura negativa,la Prussia aveva imposto agli sconfitti il pagamento dei danni di guerra.La Francia pagò il suo debito e questo portò un forte flusso di denaro nelle banche tedesche.Queste ultime non tardarono a immettere il nuovo capitale in circolazione,investendo nella produzione industriale.
Ma il carattere generale della depressione risale alla crisi del settore agricolo europeo.Il continente europeo divenne sempre meno autosufficiente,penalizzata dalla forte concorrenza del sistema agricolo american,pienamente industrializzato e con costi di produzione inferiori a quelli europei.
Secondo alcuni studiosi la “grande depressione”fu davvero un periodo critico,dove vi erano crisi congiunturali.
Misure correttive in senso protezionistico vennero adottate in tutti i Paesi,con la sola eccezione dell’Inghilterra,che poteva contare su un proprio mercato protetto,legato alle colonie.Lo Stato assunse il ruolo di imprenditore,sostenendo l’economia,presentandosi dunque come cliente,azionista e stratega della produzione.
Tra le profonde trasformazioni indotte dalla crisi vanno segnalate le forti concentrazioni capitalistiche,tese ad abbattere la concorrenza e capaci di guadagnare posizioni di vero e proprio monopolio.
Nacquero le “holding”,cioè grandi società che avevano il controllo azionario di molte imprese e sede in diversi Paesi,con interessi in ambiti anche molto differenti.Negli Stati Uniti si formarono “trust”,che concentravano nelle loro mani interi settori produttivi,come nel caso della siderurgia,o della produzione petrolifera.
Dal1870 alla prima guerra mondiale il mondo intero fu interessato da una notevole crescita demografica.Per la prima volta,in Europa l’aumento della popolazione si verificava in senso inversamente proporzionale:le aree maggiormente industrializzate furono caratterizzate da una crescita più modesta rispetto a quelle agricole,specialmente infantile,con il miglioramento delle condizioni igieniche e le crescenti vittorie della medicina sulle malattie (vaiolo,tifo,colera etc).
Alla diminuzione del tasso di mortalità,i Paesi industrializzati affiancarono anche una riduzione della natalità,dovuta a diversi fattori:maggiore consapevolezza delle tecniche contraccettive,crescente impiego delle donne in fabbrica,rigidi controlli sul lavoro minorile,che rendevano più costoso il mantenimento dei figli.
Si inizia a prendere coscienza che il modello della civiltà industriale si allontanava sempre più dallo stile di vita della civiltà contadina.
Diversa la situazione dell’Europa mediterranea e orientale ancora legata al modello rurale:qui il livello di mortalità si manteneva stazionario,mentre si assisteva a una forte crescita demografica.Il fatto che in queste aree le condizioni di vita fossero ancora molto disagevoli contribuì in modo determinante all’ondata migratoria che spinse molti a cercare fortuna nel continente americano.

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