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La prima rivoluzione industriale

caratteristiche e aspetti della Prima Rivoluzione industriale

Molto importante in Inghilterra furono i vantaggi apportati dalla Rivoluzione industriale che si può distinguere in due fasi, quella della Prima Rivoluzione industriale e quella della Seconda Rivoluzione industriale.

All’inizio del XVIII secolo l’Inghilterra aveva risolto tutta una serie di problemi e si accingeva ad aprire una nuova fase storica. Il re Guglielmo d’Orange, succeduto alla disastrosa dinastia Stuart, aveva firmato il Bill of Rights, (la Carta dei diritti) con il quale l’Inghilterra diventava uno Stato parlamentare, in cui la monarchia aveva poteri limitati a favore del Parlamento. Quest’ultimo era formato da nobili, rappresentanti nella camera dei Lord, e dai borghesi. I cui esponenti sedevano nella Camera dei Comuni. Poco tempo prima era ribadito lo Habeas Corpus che tutelava tutti i sudditi del regno dagli arresti arbitrari ordinati dal re. Anche le Guerre di religione, che avevano visto la lotta tra cattolici, anglicani e puritani, erano finite. Inoltre, l’Inghilterra era una delle principali protagoniste del sistema economico definito economia-mondo, caratterizzato dallo sfruttamento delle periferie.

Per secoli l’Inghilterra aveva esportato esclusivamente la lana grezza delle sue pecore ma, già con Elisabetta I, furono inaugurate due forme di commercio estremamente lucrose ma alquanto spregiudicate per la nostra mentalità: la guerra corsara e la tratta degli schiavi destinati alle piantagioni americane.
Malgrado lo sviluppo dei commerci, l’Inghilterra era ancora un paese a economia agricola (i contadini costituivano l’80% della popolazione). Lo sfruttamento della terra si basava sul sistema dei campi aperti: il Lord lasciava parte dei propri possedimenti ai contadini che li coltivavano in comune e in cambio riceveva una quota di prodotto. A partire dal Cinquecento però, si era incominciato ad affidare le terre agli intendenti in cambio di una percentuale del prodotto. Costoro suddivisero i terreni in tre parti: prati adibiti al pascolo, campi e bosco, ciascuno con una precisa funzione produttiva, e ne vietavano ai contadini l’uso comune. Questo sistema, detto dei campi chiusi, si rivelò estremamente produttivo al punto da estendersi nel Settecento a tutte le proprietà inglesi. Esso trasformò i contadini in semplici braccianti, ma favorì gli intendenti che diedero vita a un nuovo ceto di piccola nobiltà chiamato gentry.
La gentry e la borghesia avviarono il processo di accumulazione del capitale, ovvero del denaro che non veniva dissipato in beni di lusso ma veniva investito.
Già dalla metà del '700, le nuove invenzioni e una legge che riduceva i tassi d’interesse del denaro pubblico al 3,5% consentirono un eccezionale incremento della produzione e delle esportazioni. Grazie ai commerci oceanici, il settore tessile, beneficiò di un nuovo filato, il cotone, che costava meno e che, per la sua robustezza, si presentava assai meglio della lana a una lavorazione che sfruttava i nuovi filatoi e tessili meccanici. Queste macchine, però, erano troppo grandi e pesanti e per essere azionate dovevano essere collegate alle ruote di un mulino che sfruttava la forza dell’acqua. Fu l’invenzione di James Watt a risolvere questi problemi e a segnare il decollo della Rivoluzione industriale inglese. Partendo dalle scoperte dei fisici del '700 che, sfruttando l’energia sprigionatosi dal vapore acqueo, erano riusciti a imprimere un movimento verticale a un pistone, Watt inventò la macchina a vapore rotativa con la quale riuscì a trasformare il movimento verticale dei pistoni in movimento rotatorio. La macchina di Watt - nel contesto della Rivoluzione industriale - rivoluzionò il settore tessile. Nacquero le fabbriche, che si concentravano nelle città, dove emigravano gli ex contadini e dove si poteva usufruire di servizi unificati, il primo luogo delle vie di comunicazione necessarie per lo scambio delle materie prime e dei prodotti finiti. Ne seguì un nuovo urbanesimo, un fenomeno che non comportò solo l’allargamento delle città, ma anche la nascita di un mercato di consumatori: gli operai. I produttori compresero subito la necessità di produrre la massima quantità di merci con i minimi costi al fine di allargare il mercato. Tale problema fu affrontato da molti economisti, ma risolto da Adam Smith, teorico della divisione del lavoro, un sistema secondo il quale il ciclo di lavorazione era suddiviso in una serie di operazioni distinte, ciascuna delle quali eseguita da un gruppo di operai che si specializzavano in quella e ignoravano tutte le altre. Il grande movimento di merci che percorrevano l’Inghilterra rese necessari l’ampliamento del sistema dei trasporti con la realizzazione di numerosi canali. Una ulteriore risoluzione venne grazie all’invenzione della prima locomotiva a vapore da parte di Stephenson.
Grazie al suo particolare sistema giuridico, la Common Law o Legislazione comune, basato direttamente sulla pratica e non sulla teoria, lo Stato inglese fu in grado di far evolvere il diritto commerciale e il diritto del lavoro sulla base delle necessità del tempo: furono disciplinati il commercio e la proprietà e furono introdotte leggi. Intanto le corporazioni erano state abolite da tempo e la legge che abbassava i tassi di interesse al 3,5% agevolava i prestiti. Il principio informatore della legislazione relativa alla produzione e al commercio era il liberismo, teorizzato da Adam Smith il quale, nella sua opera intitolata Indagine sulla natura e sulle cause della ricchezza delle nazioni, sostenne che il benessere dell’individuo coincide con il benessere della società e che, perseguendo il proprio interesse, gli individui finiscono per assicurare naturalmente l’interesse della collettività. Sulla base delle teorie liberiste fu operata la revisione della legge sui poveri, che toglieva l’assistenza pubblica ai disoccupati e ai sottopagati, e furono abolite le Corn Laws, leggi protezionistiche che tenevano alto il prezzo del grano. Parallelamente al liberismo economico si sviluppò in Inghilterra il liberismo politico, che sosteneva l’esistenza dei diritti inalienabili dell’individuo che lo Stato non può violare.
I contadini, che a causa del nuovo sistema dei campi chiusi erano stati costretti a emigrare in città e a cercare lavoro come operai, videro le loro condizioni peggiorare ulteriormente: in fabbrica erano sottoposti a turni estenuanti (10 - 12 ore) e gli alloggi erano dei tuguri. Iniziarono così le prime proteste, che sfociarono nella distruzione dei macchinari di lavoro (luddismo). La legge, però, era dalla parte dei padroni: chi si associava per chiedere ai padroni migliori condizioni di lavoro era accusato di congiura contro lo Stato e per i luddisti c’era la pena di morte. Nel 1824 il luddismo si esaurì, ma le lotte dei lavoratori avevano permesso la formazione delle Leghe operaie.

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