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Pietro I il Grande

Il Settecento è un secolo di profondi mutamenti in Europa, sia di carattere politico che sociale e tecnologico.
In campo politico è in questo periodo che si assiste alla nascita di grandi nazioni che fino ad allora avevano rivestito nelle vicende europee solo un ruolo marginale. Fra di esse compare la Russia.

In Russia regna dal 1689 lo zar Pietro I, il “Grande”, sotto il quale questa nazione conosce il suo periodo più florido, avviandosi a diventare una vera e propria nazione europea.
Quando Pietro sale al trono, infatti, la Russia è un paese solo di nome, ai margini dell’Europa, dove le maggiori autorità sono rappresentate dalla nobiltà terriera e la Chiesa.

Pietro I inizia dunque un progetto di unificazione che fa capo principalmente alla riduzione dell’autonomia della Chiesa e della nobiltà, e all’occidentalizzazione del costumi.

A questo proposito Pietro compie tra il 1697 e il 1698 un lungo viaggio in occidente, dove si informa sull’economia e la politica della Francia, dell’Inghilterra e dell’Olanda. Al suo ritorno in Russia provvede a modernizzare il regime, ad accentrare il potere su di sé, a formare un nuovo esercito moderno e ad istituire scuole superiori.
L’esaltazione nel seguire le mode occidentali lo porta anche a modificare il calendario russo secondo quello adottato nel resto d’Europa, e a costringere i boari a tagliarsi la barba (tradizionale simbolo di autorità).

Ben presto prende piede una congiura contro di lui, guidata dal figlio Alessio, che Pietro reprime col sangue, facendo uccidere centinaia di nobili ed il suo stesso figlio.
Resta il fatto che con Pietro I la Russia diventa un grande impero.

Nel 1721 il patriarcato di Mosca, massima autorità della Chiesa russa, è sostituito da un sinodo di vescovi presieduto dallo stesso Pietro il Grande, perché è sua intenzione comandare anche nella sfera ecclesiastica.

Il re di Svezia, Carlo XII, minacciato dal crescente potere dello zar, tenta di impadronirsi delle coste baltiche. Si forma allora una coalizione contro di lui tra Russia, Polonia e Danimarca.
Sconfiggere queste due nazioni è facile per l’esercito svedese, ma quando Carlo XII tenta di conquistare anche la Russia, viene disastrosamente sconfitto nella battaglia di Poltava.
Carlo, fuggito verso sud, nell’impero ottomano, tenterà di ricomporre l’esercito, ma fallisce miseramente, dal momento che ad appoggiare la coalizione contro di lui compaiono anche Inghilterra e Prussia.

Le paci successive vedono dunque l’ingrandimento territoriale di Prussia e Russia.

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