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Trattato di Campoformio

Con il Trattato di Campoformio (17 ottobre 1797) venne sancita la nuova situazione: il Belgio veniva annesso alla Francia e Venezia perdeva la sua indipendenza passando con gran parte del suo territorio, la Dalmazia e l'Istria (con l'eccezione di Bergamo e Brescia, congiunte alla Repubblica Cisalpina) all'Austria, in cambio del riconoscimento dei nuovi ordinamenti della Repubblica Cisalpina e Ligure. Lasciata l'Italia, nel settembre 1797 Napoleone appoggiò il Direttorio nel colpo di Stato di Fruttidoro, con il quale furono espulsi dalle assemblee i membri di recente elezione. Con ciò il Direttorio rinunciava a ogni apparenza di legalità, appoggiandosi interamente all'esercito. Temendo, però, l'eccessiva popolarità di Napoleone, i dirigenti politici pensarono di allontanarlo affidandogli una spedizione contro le isole britanniche, ma Napoleone la deviò verso l'Egitto (1798) con il proposito di colpire l'Inghilterra nei suoi traffici in Oriente, isolandola dall'India e dagli altri suoi possedimenti asiatici. Espugnata in giugno l'isola di Malta, nel mese successivo Napoleone vinse alle Piramidi e in Siria (ma fu fermato a S. Giovanni d'Acri). La vittoria riportata sui Mamelucchi, dominatori di fatto del Paese, fu però vanificata dalla distruzione, in agosto, della flotta francese, ad opera dell'ammiraglio inglese Nelson nella baia di Abukir. Nel frattempo, però, in Francia la situazione politica si stava aggravando: la Seconda Coalizione antifrancese, comprendente, oltre alla Gran Bretagna, la Russia, la Turchia, l'Austria, il Regno di Napoli e il Portogallo, aveva conseguito successi militari sulla Francia dove, inoltre, il Direttorio era scosso da dissidi interni. L'instabilità politica e l'incertezza della situazione internazionale portarono l'opinione pubblica ad auspicare l'affermazione di un capo che esercitasse un potere assoluto. Approfittando del momento, Napoleone salpò da Alessandria ed evitato il blocco delle navi inglesi riuscì a sbarcare a Fréjus. Nonostante la sconfitta subita ad opera di Nelson, appariva il solo uomo capace di catalizzare il consenso dei Francesi in quel momento di estrema precarietà. D'accordo con Barras e Sieyés, il 9 novembre (18 Brumaio) 1799 attuò il colpo di Stato che avrebbe portato alla concentrazione del potere politico nelle sue mani. La maggioranza dei deputati respinse le sue proposte, confermandosi fedele alla Costituzione vigente. Napoleone fece allora ricorso all'esercito, ordinando l'uscita dall'aula dei dissenzienti. I pochi deputati rimasti votarono per la riforma costituzionale, affidandone la realizzazione a tre consoli: Bonaparte, Sieyés e Ducos. La nuova Costituzione, sottoposta all'approvazione (oltre tre milioni di voti a favore, 1.562 contrari), affidava il potere esecutivo a un "primo console", nella persona del Bonaparte, affiancato da altri due consoli che da lui dipendevano. La preparazione delle leggi era affidata a un Consiglio di Stato di nomina elettiva, affiancato da un Senato di sessanta membri nominati dai consoli.

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