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Napoleone

Confinato nell'isola di Sant'Elena, nell'Atlantico meridionale, trascorse gli ultimi anni dedicandosi alla stesura delle proprie memorie (Il memoriale di Sant'Elena). Le sue ceneri furono traslate agli Invalides di Parigi nel 1840. La figura di Napoleone fu oggetto, negli anni del suo potere, di un'azione propagandistica, da lui stesso promossa e voluta, che alimentò il mito del liberatore dall'oppressione feudale, secondo le istanze di libertà e uguaglianza propugnate dalla Rivoluzione dell'89. Negli ultimi anni la propaganda puntò, invece, sul collegamento storico di Napoleone con Carlo Magno, come salvatore della Francia dall'anarchia e restauratore della religione. Anche le opere pubbliche da lui promosse contribuirono a rafforzare la sua immagine trionfalistica (l'arco di trionfo del Carrousel, la colonna di piazza Vendôme, il foro Bonaparte a Milano, la strada del Sempione). A tale immagine si opposero i detrattori inglesi e quei patrioti che si sentirono traditi da Napoleone (in Italia Ugo Foscolo). La pubblicazione del Memoriale di Sant'Elena (1823) contribuì ad alimentare la visione romantica di Napoleone, già elaborata da scrittori quali Byron, Heine e Manzoni. L'idea di Napoleone come colui che aveva impedito il ritorno al feudalesimo fu rinverdita in funzione politica e servì all'affermazione di Napoleone III. Durante il Positivismo studiosi quali Thiers, Lanfrey e Masson iniziarono un'analisi attenta della sua biografia, ma l'affermazione della storiografia sull'agiografia si ebbe solo nella metà del XX sec. (Ajaccio, Corsica 1769 - Longwood, Sant'Elena 1821).

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