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Napoleone Bonaparte

Divenuto primo console grazie al sostegno dell'esercito, Napoleone sapeva che la sua popolarità dipendeva soprattutto dalla capacità di dare al Paese un governo stabile ed efficiente, possibile solo quando si fosse ristabilita una pace duratura. Napoleone mirò quindi a risolvere, innanzitutto, la situazione militare. Valicato il Gran San Bernardo, inflisse all'Austria una sconfitta decisiva nella battaglia di Marengo (14 giugno 1800) e la costrinse alla pace di Lunéville (9 febbraio 1801), che rinnovava le clausole del trattato di Campoformio con ulteriori condizioni vantaggiose per la Francia, che otteneva così la riva sinistra del Reno e la Toscana, sul cui trono venne posto Ludovico di Borbone in sostituzione del deposto Ferdinando III. Nel 1802 vennero modificati in senso autoritario gli ordinamenti della Repubblica Cisalpina, divenuta Repubblica Italiana con presidente lo stesso Napoleone, mentre la Repubblica Ligure veniva annessa al Piemonte. Nel marzo 1802 l'Inghilterra firmò con la Francia la pace di Amiens, mentre in Olanda venne organizzata la Repubblica Batava e, in Svizzera, la Repubblica Elvetica. Tra il 1800 e il 1803 Napoleone si dedicò soprattutto alla riorganizzazione interna della Francia, compiendo il lavoro più costruttivo e più valido del suo Governo. Valendosi di uomini capaci, diede un nuovo assetto alle istituzioni giuridiche, amministrative e finanziarie, trasformando la Francia in uno Stato moderno. Nel 1800 venne fondata la Banca di Francia, che nel 1803 ottenne il monopolio dell'emissione delle banconote con il franco germinale (rimasto invariato fino alla prima guerra mondiale).

Amministrazione
La fiscalità venne centralizzata e così pure le amministrazioni locali: ogni dipartimento venne affidato a un prefetto, soggetto al Governo centrale. Le nuove misure politico-amministrative restaurarono l'autorità centralizzata dell'antico regime monarchico, depurato però da molte sue scorie. Numerose e importanti modifiche furono, inoltre, apportate all'organizzazione giudiziaria, al vertice della quale stava la Corte di Cassazione, mentre alla base si trovavano i giudici di pace, uno per cantone, e i tribunali di prima istanza, uno per circondario. Pur sancito il principio della inamovibilità, i giudici venivano scelti dal Governo e non più eletti. Fu inoltre avviato e portato rapidamente a compimento il piano di codificazione delle leggi. All'elaborazione del Codice Civile del 1804 seguirono, nel 1806, quella del Codice di Procedura Penale, del Commercio nel 1807 e, infine, del Codice Penale nel 1811. Si poneva così fine alla molteplicità delle fonti che aveva contraddistinto l'Ancien Régime. In particolar modo il Codice Napoleonico del 1804, che costituiva con i suoi 2.287 articoli una sintesi tra le teorie liberali, ereditate dalla Rivoluzione, e il diritto romano, esumato in funzione antirivoluzionaria, sancì l'affermazione dei principi propri della borghesia (la libertà individuale, il diritto alla proprietà, quello dell'eguaglianza giuridica) e l'organizzazione della vita associata nei grandi istituti, primo fra tutti la famiglia. Contemporaneamente N. affrontò il problema dei rapporti con la Chiesa, intendendo risolvere il conflitto lasciatogli in eredità dalla Rivoluzione. Conscio dell'importanza politica della religione, considerata uno strumento di coesione sociale, egli intavolò trattative per un concordato che ponesse fine al conflitto, separando così definitivamente la causa della Monarchia da quella della Chiesa cattolica. L'accordo fu raggiunto nel luglio 1801: si riconobbe il Cattolicesimo come "la religione della maggioranza dei Francesi", venne garantita la libertà di culto e lo Stato si impegnò a pagare uno stipendio agli ecclesiastici. Nello stesso periodo furono iniziate importanti opere pubbliche, fu ristrutturata l'organizzazione scolastica e incoraggiata la ricerca scientifica. Inoltre Napoleone dedicò questo periodo di tregua militare al potenziamento della flotta navale, preparò spedizioni coloniali dirette al Madagascar e all'isola Mauritius per ostacolare l'Inghilterra nella via delle Indie. Nominato console a vita nel marzo 1802, nel 1804 Napoleone assunse su proposta del Senato il titolo di imperatore dei Francesi e il 2 dicembre ricevette dal papa la corona imperiale in Notre-Dame. Con ciò ottenne, secondo la tradizione, la sanzione del diritto divino. Figlio della Rivoluzione, pur non mancando di circondarsi degli ornamenti delle Monarchie tradizionali (volle, ad esempio, dare carattere ereditario al proprio impero), egli non mancò mai di affermare di derivare il potere dalla volontà del popolo e sottopose tutte le sue più importanti decisioni ad approvazione popolare, sia pure con sanzioni plebiscitarie a posteriori. Organizzato lo Stato, Napoleone si volse nuovamente alle imprese militari.

Solo una tregua

Le continue mire espansionistiche e il protezionismo commerciale della Francia avevano indotto gli Inglesi a non lasciare Malta, come previsto dal trattato e ciò aveva portato ad una ripresa delle ostilità. Una lunga serie di vittorie consentì a Napoleone di frantumare, nel giro di due anni, la Terza Coalizione, comprendente, oltre all'Inghilterra, Austria, Russia, Svezia e Napoli. Napoleone tentò di conquistare il controllo della Manica, ma la flotta franco-spagnola venne sconfitta da Nelson nella battaglia di Trafalgar, che sancì la definitiva supremazia inglese sul mare. Col trattato di Presburgo (26 dicembre 1805), l'Austria, disfatta a Ulma e ad Austerlitz, si ritirò dalla guerra. Successivamente anche la Prussia, entrata a far parte con Inghilterra, Russia e Svezia della Quarta Coalizione, venne annientata nelle battaglie di Jena e di Auerstedt (ottobre 1806) e costretta a cedere enormi parti di territorio. Entrato a Berlino, Napoleone, a cui rimaneva da sconfiggere l'Inghilterra, firmò il decreto con cui proclamava il Blocco continentale, il boicottaggio del commercio britannico, nel tentativo di colpire l'Inghilterra con armi economiche impedendone i traffici. Esteso in tal modo il proprio dominio su gran parte del continente europeo, egli dichiarò l'annessione alla Francia di alcuni dei territori conquistati (Belgio, Nizza, Genova, Savoia, Dalmazia, Croazia), mentre altri furono costituiti in Regni satelliti, affidati a suoi familiari in modo da creare una nuova dinastia europea. Insediò infatti il fratello Luigi sul trono d'Olanda, assegnò la Vestfalia a Gerolamo, la Spagna a Giuseppe, Napoli a Gioacchino Murat, marito della sorella Carolina. Tenne invece per sé la corona di re d'Italia, ricevuta nel duomo di Milano il 26 maggio 1805. Napoleone, Annientò l'esercito russo a Friedland (14 giugno 1807) e, conducendo un'abile azione diplomatica, indusse lo zar Alessandro I a firmare la pace e a stipulare un trattato di alleanza quinquennale con la Francia. In tal modo il mondo fu diviso in due grandi sfere di influenza: l'Europa in mano a Napoleone e l'Oriente alla Russia. Napoleone era riuscito a costruire un grande Impero in funzione antinglese e come area di diffusione in Europa dei principi ereditati dalla Rivoluzione: distruzione del feudalesimo, eliminazione della servitù della gleba, dichiarazione di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, introduzione del nuovo Codice Civile. Mentre all'interno Napoleone accentuava tratti conservativi, in Europa egli continuò ad incarnare il mito della libertà dalla dominazione straniera e dall'assolutismo, della modernizzazione della società. Per garantire stabilità al suo immenso Impero, si vide costretto ad accelerare le sue conquiste, impedendo che si aprissero brecce nei suoi domini. Da qui le spedizioni contro il Portogallo, l'annessione delle Marche al Regno d'Italia e della Toscana all'Impero, l'occupazione di Roma e la deportazione di Pio VII, prima a Savona nel 1809, e quindi in Francia nel 1812.
Questa rottura con il Papato intaccò la popolarità di Napoleone presso ampi settori sociali; altre avvisaglie della crisi si ebbero in Russia e in Spagna. Napoleone non riuscì a convincere lo zar Alessandro I a guidare la spedizione contro i Turchi; inoltre il popolo russo mostrò segni di insofferenza per i danni arrecati all'economia del Paese dal Blocco continentale; in Spagna la rivolta, scoppiata nel maggio 1808 in seguito alla destituzione dei sovrani a favore di Giuseppe Bonaparte, divampò in tutto il Paese e, sostenuta dagli Inglesi, si protrasse senza che Napoleone riuscisse mai a venirne a capo. Riuscì tuttavia a sconfiggere l'Austria, che capeggiava la Quinta Coalizione, imponendo la pesante pace di Schönbrunn (1809). Quest'avvenimento segnò l'apogeo della parabola di Napoleone, al quale restava da affrontare il problema dinastico. Ripudiata Giuseppina, nel 1810 sposò Maria Luisa d'Austria da cui ebbe l'erede desiderato, il Re di Roma. All'interno, il regime di Napoleone sembrava stabile: l'opposizione di stampo legittimista si era attenuata grazie anche all'integrazione nella nuova élite sociale formata dai ceti medi e dai grandi proprietari terrieri, dai militari e da alti e medi funzionari. L'economia era fiorente: le manifatture producevano ed esportavano senza il problema della concorrenza inglese grazie alla politica di Napoleone, tesa sempre a favorire gli interessi francesi a scapito di quelli degli altri Paesi dell'Impero.

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