Ali Q di Ali Q
Mito 23936 punti

Napoleone Bonaparte - Il tramonto dell'impero

Napoleone porta la guerra in Europa, anche nei paesi rimasti neutrali di fronte alle ultime coalizioni.
Difatti le merci inglesi continuano - nonostante la presenza del blocco continentale - a filtrare nei territori non soggetti alla Francia: l’Italia “papale” e la penisola iberica.

Nel 1807 i Francesi attaccano dunque il Portogallo, raggiungendo Lisbona, e la famiglia reale è costretta a fuggire in Brasile.
Nonostante questo, la Spagna continua ad accettare le merci inglesi.
L’esercito francese rimane perciò ad occupare la Spagna, chiedendo la deposizione dei Borboni.
Il nuovo re diviene perciò Giuseppe Bonaparte, e a Napoli lo sostituisce Gioacchino Murat, uno dei generali più capaci dell’esercito di Napoleone.
Nello stesso anno avviene anche l’attacco all’Italia centrale, con il quale Pio VII è arrestato e i territori del papato sono annessi al dominio francese.

Resistenza spagnola. In Portogallo e in Spagna esplode intanto una guerriglia antifrancese, costellata da episodi di crudeltà. Vi partecipano tutti gli strati sociali, quindi è una sollevazione nazionale contro lo straniero.
L’Inghilterra aiuta la resistenza iberica fornendo prima armi, poi mandando un vero e proprio contingente con a capo il generale Wellington.

Sollevazione austriaca. Su spinta di quella spagnola, anche in Austria avviene una rivolta anti-francese.
All’appello risponde il Tirolo (che si ribella al regno di Baviera).
Le trame austriache provocano la guerra della quinta coalizione, nella quale tuttavia l’Austria si ritrova a combattere praticamente da sola, perché la Prussia è sottoposta ad un forte controllo francese e la Russia si dichiara disposta a dialogare con Napoleone più che a combatterlo.
La guerra si conclude con la vittoria francese di Wagram (1809).

Inizia così un periodo nel quale le nazioni europee cercano di avvicinarsi a Napoleone, per ottenere un periodo di pace piuttosto che una serie di sconfitte militari.
La Francia si allea con la Russia.
Il primo ministro d’Austria, Metternich, inaugura una politica filo-francese.
Hofer, patriota tirolese che aveva iniziato la rivolta contro la Baviera, viene fucilato, e l’Alto Adige è annesso all’Italia.

Nel frattempo, Napoleone ripudia la moglie, perché non gli ha dato un erede, e sposa Maria Luisa, figlia di Francesco I d’Austria.
Da lei ha un figlio, a cui dà il titolo di “Re di Roma”, tuttavia il bambino morirà di malattia entro pochi anni.

Si ha ora il massimo prestigio napoleonico, che dà inizio ad un processo unitario europeo con a capo la Francia.
Le grandi famiglie imperiali sono ridotte così a vassalli della Francia.
I generali e familiari di Napoleone comandano ormai in tutto il centro Europa.
Sebbene tutto questo sia destinato a finire entro pochi anni, il periodo napoleonico determina tutta una serie di effetti che influenzeranno tutta la storia europea nel corso dell’ ottocento.

Conseguenze del dominio napoleonico in Europa

1) Diffusione dei modelli politici francesi maturati durante la rivoluzione: codice civile, accentramento del potere, leva obbligatoria, abolizione dei privilegi feudali, uguaglianza giuridica. Sebbene tutto questo si attuerà soprattutto dove il dominio francese è diretto, coinvolgerà anche il resto dell’Europa. Gli intellettuali, per esempio, che hanno seguito con simpatia le vicende della rivoluzione, seppure sull’ondata delle occupazioni militari si spostano adesso su posizioni anti-francesi, tuttavia manifesteranno spesso il loro dissenso contro l’assolutismo dei monarchi e i privilegi nobiliari. Ne è un esempio la Spagna anti-napoleonica, che adotta una costituzione simile a quella francese con divisione dei poteri fra monarca e parlamento. Oppure la Prussia, per la quale l’occupazione francese coincide con l’abolizione della servitù della gleba e della riforma amministrativa.
2) Emergere dello spirito nazionale: la Francia si presenta come uno stato unitario e questo è il modello che viene portato anche in Europa. Inoltre nasce, fra gli intellettuali, un senso di rivolta contro lo strapotere francese in favore dell’indipendenza nazionale, che trova nel patrimonio etnico e linguistico la sua identità. In Germania, per esempio, era nato già nel ‘700 un sentimento di libertà in senso personale e morale, che non coinvolgeva la sfera politica. Ma ora questo concetto passa anche al piano politico, ricercando la libertà individuale e quella nazionale. Ne è protagonista il filosofo Fichte che, parlando di sovranità popolare, risveglia nella gioventù tedesca sentimenti di unità e indipendenza. Il suo pensiero degenera col tempo, cosicché il popolo, da sovrano teorico, diventa una massa da educare alla sovranità e la Germania tende a porsi come nazione superiore in Europa per i suoi valori spirituali. Si diffondono così gli scritti protorimantici e si afferma la tradizione fiabesca.

Il crollo dell’Impero napoleonico

Nascono ben presto dissidi tra Francia e Russia, dove lo zar, preoccupato delle difficoltà economiche causate dal blocco continentale, non solo decide di riaprire le frontiere alle merci britanniche, ma stringe anche un patto commerciale in favore dell’Inghilterra.
Napoleone decide allora di portare la guerra anche in Russia.

Attrezza dunque un’armatura di 600.000 uomini, che marcia alla volta di Mosca, dove non incontra resistenze e vince facilmente le poche battaglie che si verificano.
Questa è però una tattica russa: è meglio non stancare l’esercito, ma attirare piuttosto i Francesi all’interno della Russia in condizioni ambientali difficili.
Attorno ai Francesi i Russi fanno terra bruciata, distruggendo i raccolti e i depositi militari.

Quando i francesi entrano a Mosca, si sviluppa un incendio che li fa ritirare.
L’esercito è stremato dalla fame, dalle epidemie e dal freddo russo. Al fiume Beresina avviene un attacco russo.

Tornato a Parigi, Napoleone organizza un’altra armata, ma la Spagna approfitta del momento per ribellarsi, così come si ricostituiscono l’esercito prussiano e austriaco, mentre le nazioni si ribellano all’occupazione napoleonica.

Napoleone si ritrova contro l’Europa intera, che lo sconfigge nella battaglia di Lipsia tra il 16 e il 19 ottobre 1813. Le loro milizie della coalizione entrano a Parigi nel 1814.
Napoleone è costretto ad abdicare e ad accettare come principato personale l’isola d’Elba.

Congresso di Vienna

Sconfitto Napoleone, alle potenze vincitrici (Inghilterra, Austria, Russia e Prussia) si presenta il problema di come riordinare l’assetto politico in Europa.

Viene perciò indetto il “Congresso di Vienna”, che ha luogo il 1° novembre 1814.

Le decisioni prese dal congresso causeranno non pochi malcontenti.
In Francia, per esempio, era salito al trono già dall’aprile di quell’anno Luigi XVIII, fratello di Luigi XVI, il quale riporta nel suo regno molti aspetti dell’Ancient Regime.
In Spagna, invece, torna Ferdinando VII, il quale ripristina l’assolutismo monarchico.

Nel marzo del 1815, però, Napoleone abbandona l’Elba e sbarca a Cannes, dove, radunati i soldati a lui fedeli, rientra a Parigi (da dove Luigi XVIII fugge in Belgio), e attua il “Governo dei 100 giorni”.

Di fronte all’esercito della coalizione più forte del suo, però, Napoleone è sconfitto a Waterloo ed è inviato a Sant’Elena, dove morirà nel 1821.

La vicenda spinge comunque le potenze europee ad accelerare la conclusione del congresso di Vienna, sotto la regia di Metternich. Questo avviene nel giugno del 1815.
Tallyrand, ministro degli esteri francese, riesce a non far prendere misure drastiche contro la Francia, le quali finirebbero per nuocere solo al neo-restaurato sovrano Luigi XVIII.

Tutta la restaurazione è mossa da due principi:
1) legittimismo, secondo cui si attua il ritorno dei monarchi spodestati dai rivoluzionari e da Napoleone;
2) equilibrio fra le maggiori potenze europee.

La Francia mantiene dunque l’integrità dei suoi confini.
L’Inghilterra si vede invece ratificare internazionalmente tutti i suoi possedimenti coloniali e viene associato ad essa il nuovo stato a nord della Germania di Hannover.
Si forma anche regno di Polonia, che è però associato alla corona dello zar, con alcune zone sotto l’Austria e la Prussia.
L’Austria rinuncia invece ai Paesi Bassi, che malamente riesce a controllare, in cambio della sovranità sulle Venezie e la Dalmazia. Il Belgio viene unito all’Olanda con il nome di "province unite", mentre la Prussia estende i suoi confini verso Ovest fino al Reno.
Gli stati tedeschi si uniscono in una confederazione con mutua difesa militare.
La Norvegia è invece unita al regno di Svezia.
In Italia, dunque, scompare la repubblica di Venezia, che è passata all’Austria, e lo stesso accade alla Liguria, che è annessa al regno di Sardegna.

Per il resto ritornano sui troni i monarchi spodestati da Napoleone: i Lorena a Firenze, il Papa a Roma, il Ducato di Parma a Maria Luisa d’Asburgo, e i Borboni a Napoli.
Qui Gioacchino Murat, spodestato dal trono napoletano, organizza una rivolta con ex-giacobini, ma viene sconfitto e fucilato. Egli aveva lavorato per lo svecchiamento della società meridionale.

Registrati via email