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Napoleone Bonaparte - Politica interna

Napoleone ha un ampio disegno riformatore, che mira alla pacificazione interna.

Il concordato
Annullate le fazioni estremiste, è il fronte contro-rivoluzionario che lo preoccupa: nobiltà emigrata e clero refrattario.
Per la prima non ci sono grandi misure da adottare, anche perché i più intransigenti sono ancora all’estero. Col clero ci sono invece speranze di pacificazione.
Napoleone comprende infatti che non può più continuare ad adottare una politica anticlericale, con il rischio di inimicarsi le masse cattoliche. Inoltre il nuovo Papa Pio VII sembra ben disposto al dialogo.
Il 1801 vede dunque un concordato fra lo stato francese e la chiesa.
Esso è più da intendersi come una tregua che una pace duratura fra stato e Chiesa.
Per venire ad un accordo, sia il Papa che Bonaparte capiscono che è necessario pervenire ad un azzeramento del clero francese che faccia superare le divisioni passate: pertanto tutti i vescovi, refrattari e costituzionali, vengono dimessi, e per amor di pace il Papa stesso rinuncia al recupero dei beni ecclesiastici confiscati durante la rivoluzione.

Napoleone concede al clero, però, una grande somma di denaro da parte dello stato, la riapertura delle scuola private, la restituzione dei luoghi di culto requisiti ma non ancora trasformati ad uso civile, il riconoscimento del cattolicesimo come religione della maggioranza ed obbligatoria per i consoli.
Ottiene in cambio un grande potere sulla chiesa attribuendosi il potere di scegliere lui stesso i vescovi. Si inserisce inoltre il matrimonio civile ed il divorzio.

La formazione di una nuova classe dirigente
Con Napoleone Bonaparte la Francia si avvia verso l’evoluzione economica e la formazione di una classe dirigente di estrazione borghese.
Si fondano la Banca di Francia e l’Istituto di Francia, il quale diventa un organo importantissimo della ricerca scientifica.
Si istituisce inoltre la Scuola normale superiore.
L’obbiettivo è formare una burocrazia efficiente e preparata, anche perché lo stato si sta ampliando.
Si costituiscono anche i prefetti, controllori delle amministrazioni locali.

Il codice civile
Fra le creazioni napoleoniche la più importante è forse il codice civile. Esso riunisce in sé il diritto romano, le consuetudini e alcune innovazioni della legislazione rivoluzionaria.
Vi si stabilisce infatti, secondo quanto già stabilito dalla rivoluzione, l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge ed abolizione dei privilegi feudali.

Capisaldi nell’individuo sono la proprietà privata e la famiglia.
Riguardo alla proprietà, si stabilisce l’assoluta intangibilità della proprietà privata e della libera iniziativa economica, eliminando quindi le aspirazioni giacobine.
Nel codice vengono regolate anche compravendite, successioni e donazioni.
Per quanto riguarda invece la famiglia, si evidenzia l’importanza del capo famiglia, che riproduce nel nucleo familiare l’autorità statale del primo console.
Il marito è superiore alla moglie, e questo anche per eliminare una volta per tutte le lotte femministe della rivoluzione.
Nel codice si ha soprattutto, quale elemento innovativo, l’affermazione della libertà nell’ambito della proprietà e dei suoi trasferimenti, che costituiva un tempo una delle principali rivendicazioni della classe borghese contro la fissità e gli ostacoli all’iniziativa individuale dei vecchi sistemi feudali.
Viene inoltre abolito il diritto di primogenitura, premessa per la crisi economica della nobiltà, che vede così disgregarsi i patrimoni.

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