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Le più grande imprese del XIX secolo

La realizzazione

Il 25 aprile 1859 de Lesseps, con una zappa in pugno dichiarò solennemente: Noi diamo il primo colpo di piccone a questo suolo che aprirà la via dell’Oriente al commercio e alla civiltà dell’Occidente.
Una troupe gigantesca iniziò a trasferirsi in terra egiziana: trentaseimila operai, tecnici, ingegneri brulicavano nelle sabbie africane. Erano coordinati dall’ingegner Gioia, uno dei veri artefici dell’opera, sempre presente nei luoghi più ostili, fra carenze di ogni genere. Nel cantiere mancavano medici, igiene, acqua potabile, e il colera era sempre in agguato.
Per sveltire gli scavi e migliorare le condizioni di lavoro dei 25.000 operai egiziani, Gioia progettò una draga che riusciva a muovere mezzo milione di metri cubi di terra in un tempo molto breve.
Questa macchina si aggiungeva ad altri mezzi come gli escavatori a vapore, importati per l’occasione dall’Europa.

Il progetto prevedeva di scavare un canale lungo 161 chilometri e largo dai 90 ai 160 metri; in alcuni punti fu necessario scavare fino a 12 metri di profondità: un’impresa colossale.
I lavori di realizzazione durarono circa dieci anni e la spesa superò il doppio di quella inizialmente prevista.

L’inaugurazione

L’inaugurazione del Canale di Seuz fu un evento mondano senza precedenti. A Port Said (il nome Said fu dato in onore del viceré d’Egitto), il 17 novembre 1869, si radunarono scienziati, ambasciatori, ministri, sovrani, prìncipi e cinquemila invitati da ogni parte d’Europa.
Dopo anni di lavoro era giunta l’ora dei festeggiamenti. Fra le cannonate i tripudio, un convoglio di quaranta vascelli partì da Port Said per raggiungere dopo tre giorni il Mar Rosso. Era presente l’imperatrice Eugenia, moglie di Napoleone III e grande fautrice dell’ impresa, a fianco del de Lesseps che celebrò il suo trionfo personale. C’erano l’emiro Ab del Kader, i prìncipi dei Paesi Bassi, l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe, il vescovo di Alessandria, l’ulema islamico, e migliaia di persone in festa.
Per il commercio internazionale fu una svolta. Si calcolò che i costi e il tempo impiegato per i viaggi in Oriente si sarebbero dimezzati e il giro d’affari sarebbe decuplicato.

I milioni di Rothschild

La Gran Bretagna aveva ostacolato sempre la costruzione del Canale di Suez. Aveva sostenuto l’impossibilità tecnica di realizzare quel lavoro; ma era un gioco ipocrita che nascondeva la preoccupazione che altre potenze si aprissero una facile via verso l’India o l’Oriente.

Quando de Lesseps e Negrelli presentarono il loro progetto, in Gran Bretagna il Primo ministro Palmerston lo giudicò una sciocchezza, anche il “Times”, prestigioso quotidiano londinese, si allineò a questo giudizio. Londra agiva in malafede per difendere i suoi interessi in India.
Quando il canale fu completato e le finanze egiziane erano ormai in via di esaurimento, il governo inglese colse il momento propizio. Il Primo ministro Disraeli non ebbe nemmeno il tempo di consultare il Parlamento: s’accordò con il banchiere Rothschild, si fece prestare 4 milioni di sterline e li passò al kedivhé che gli consegnò il 43% del pacchetto azionario della Compagnia del Canale.
Nel 1882 la Gran Bretagna assunse il controllo diretto del canale e occupò l’Egitto.
Un colpo di mano che garantì all’Inghilterra il controllo del Canale fino al 1954.

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