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Moti Rivoluzionari

Moti del 1820-’23 in Europa: le nazioni interessate, gli artefici, gli obiettivi, l’esito In Germania la guerra di liberazione antinapoleonica aveva lasciato tra gli studenti l’esigenza di libertà e di sentimento nazionale; la promessa di una Costituzione aveva favorito la diffusione di tendenze liberali le Università erano ricche di fermenti; dopo i due assassini politici del 1819, i sovrani riunitisi in un congresso a Carlsbad concordarono le misure repressive per stroncare il movimento rivoluzionario, e colpirono i centri della vita intellettuale. In Prussia le riforme di Stein e Hardengerb furono interrotte o annullate e furono considerati sospetti anche coloro che avevano contribuito a sollevare la popolazione contro le armate napoleoniche. In Francia gli ultras promossero misure reazionarie che miravano a colpire l’opera della rivoluzione e di Napoleone, ma le elezioni indette da Luigi XVIII portarono a una maggior moderazione; l’opposizione liberale potè svolgersi legalmente, clandestini invece banabartisti e repubblicani; l’assassinio del presunto erede al trono riacutizzò la lotta politica, i liberali si allearono con le forze rivoluzionarie, ma l’ondata reazionaria ebbe il sopravvento con la formazione di un governo che riprese il programma degli ultras. In Inghilterra nonostante il clima da caccia alle streghe provocato dall’antigiacobismo della classe dirigente, il movimento radicale poté promuovere una vasta agitazione per la riforma elettorale, ma le lotte politiche intrecciatesi con le agitazioni popolari, furono stroncate dalla repressione governativa; il movimento radicale fu costretto alla clandestinità.
In Spagna il ciclo insurrezionale fu aperto da un pronunciamento a Cadice accolto dall’esercito e dai liberali; fu rimessa in vigore la Costituzione del 1812; nonostante i contrasti tra i rivoluzionari (moderati e radicali), il governo prese provvedimenti contro i privilegi ecclesiastici e feudali. Nell’Italia meridionale la rivoluzione ebbe inizio per iniziativa di carbonari e militari murattiani; Ferninando I promise la Costituzione; ma l’eterogeneità dei gruppi dirigenti e la scarsità di forse liberali fu fattore di debolezza. La rivoluzione palermitana fu di impronta separatistica, l’unico motivo comune alle correnti insurrezionali fu l’ostilità contro il governo napoletano: le corporazioni artigiane aspiravano alla Costituzione spagnola, la nobiltà alla Costituzione oligarchica. Il governo napoletano stroncò con la forza la rivolta. Gli avvenimenti a Napoli sollecitarono i liberali dell’Italia settentrionale: l’attività cospirativa lombarda fu continuata dai Federati (unione Lombardo-Veneto e Piemonte e monarchia costituzionale moderata) ma fu repressa; i liberali piemontesi (Federati) iniziarono il moto insurrezionale ad Alessandria e si accordarono con l’ambiguo Carlo Alberto il quale, dopo l’abdicazione di Vittorio Emanuele I, concessa la Costituzione spagnola del 1812, ma fu sconfessato da Carlo felice, il quale portò la rivoluzione al definitivo fallimento chiedendo l’intervento austriaco; la repressione di Metternich abbatti anche la rivoluzione napoletana.

La rivoluzione del 1830 (luglio) in Francia e il ruolo del popolo
Con Carlo X al trono, la destra colpì le libertà costituzionali, restaurando i privilegi, clericalizzando lo Stato etc. Con una maggioranza moderata ostile alla monarchia, Carlo emanò 4 ordinanze; l’insurrezione di luglio a Parigi (le trois glorieus) vide in primo piano le masse popolari, assnse quindi una valenza di movimento di massa e fu una vittoria delle forze popolari e repubblicane; tuttavia l’egemonia dei liberal-moderati portò a una monarchia costituzionale di Luigi Filippo, ideale per la borghesia moderata. La nuova Costituzione divenne acquisita dalla rappresentanza nazionale.

Rivoluzione liberale fallita in Italia
Tentativi rivoluzionari si verificarono nei ducati di Modena, Parma, nello Stato pontificio. Una Giunta liberatrice italiana costituita a Parigi di orientamento repubblicano, mantenne legami con i rivoluzionari. Una congiura che fa ducato di Modena si estese in Emilia, Toscana e Lombardia, avviò il movimento insurrezionale del 1831. Lo spirito municipalista prevaleva nonostante la consapevolezza tra i cospiratori del legame tra libertà e unità. A Bologna si formò un governo provvisorio che dichiarò deceduto il dominio temporale del papa sull’Emilia, ma l’esercito austriaco smembrò il governo rivoluzionario.

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