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Moti rivoluzionari - Cause

Tradizionalismo e religiosità
In questo periodo fiorirono scritti e riflessioni in cui predominava l’orientamento conservatore, che difendeva il passato e la tradizione e criticava la rivoluzione. Alcune riflessioni arrivarono a legittimare il potere assolutista dei sovrani. Il principale pensatore di questo periodo fu il britannico Edmund Burke. Egli criticò la rivoluzione francese mettendo in luce che partì da principi giusti ma sfociò in atti crudeli e sanguinari perché i rivoluzionari furono troppo radicali e frettolosi, discostandosi nettamente dalla tradizione e dalla consuetudine. Burke contrappose la rivoluzione francese alla Gloriosa Rivoluzione, che invece non aveva provocato eccessivi spargimenti di sangue. In Italia il napoletano Vincenzo Cuoco fece delle riflessioni simili a quelle di Burke. Scrisse una storia della rivoluzione del regno di Napoli, sottolineando che finì tutto male perché le pretese di quel gruppetto di illuministi erano troppo lontane dalle abitudini e dalle condizioni reali del Regno di Napoli. C’erano poi pensatori conservatori come Joseph de Maistre e Louis Gabriel Ambroise de Bonald che sostenevano il diritto divino dei re, il rispetto della tradizione e l’importanza della religione.

I sovrani europei e la Chiesa in questo periodo avevano degli interessi comuni contro le nuove spinte rivoluzionarie. Si ebbe quindi un’esplosione della religiosità favorita da tre aspetti: per il popolo la religione offriva la speranza di tranquillità, nella dimensione politica serviva a legittimare il potere dei sovrani, mentre la Chiesa ne approfittava per riprendere un ruolo importante nello scenario europeo. Fiorirono il culto di Cristo come sofferente e il culto della vergine Maria. Nel 1859 venne introdotto il dogma dell’Immacolata concezione e in quegli anni avvennero molte apparizioni della Madonna in tutta Europa, come a Lourdes.

Nazione e nazionalismo
Il Romanticismo fu un movimento culturale europeo che nacque in contrapposizione all’Illuminismo. In seguito alla rivoluzione francese, che aveva sancito il definitivo fallimento dei principi illuministici basati sulla ragione, iniziò a essere esaltata la dimensione del sentimento in senso generale. I riflessi del Romanticismo si videro soprattutto nel nazionalismo, che era legato alla riscoperta della lingua, delle tradizioni e della cultura tipiche di ogni popolo. Altro carattere romantico fu l’interesse per la storia attraverso la quale era possibile capire meglio se stesso e le proprie origini. Il Romanticismo guardava con entusiasmo al Medioevo perché fu un periodo in cui nacquero le radici della civiltà europea e della cristianità. Il concetto di nazione divenne molto importante. Era comparso e stato spiegato nei proclami della rivoluzione francese secondo cui si intendeva l’insieme delle persone che esercitano la propria sovranità su un determinato territorio. Venne ulteriormente precisato dal Romanticismo dicendo che consisteva in un popolo che vive in un determinato territorio e ha un proprio linguaggio, una propria tradizione comune e una propria cultura. Connesso al concetto di nazione vi era anche quello di nazionalismo, cioè di appartenenza a un determinato popolo. Il concetto di nazionalismo aveva inizialmente una valenza positiva che mirava alla fratellanza dei popoli. Con l’affermarsi sempre più forte del concetto di nazione, verso la fine dell’Ottocento il nazionalismo divenne competitivo e fu una delle cause di quel clima di forti tensioni che portò alle guerre mondiali. Inizialmente il nazionalismo implicava un rapporto di amicizia e di reciproco aiuto tra i vari popoli, ma con il tempo questo aspetto venne abbandonato. Per molti popoli che erano sempre stati uniti il nazionalismo non fu una novità, mentre per l’Italia e la Germania rappresentava una grande innovazione. Il nazionalismo romantico si contrapponeva al cosmopolitismo illuministico.

Le armate napoleoniche diedero un forte contributo allo sviluppo del nazionalismo in due modi: stimolandolo direttamente (come nel caso dell’Italia e della Polonia, cioè creando stati, bandiere e ideologie) o indirettamente (come nel caso della Germania e della Prussia, cioè contribuendo involontariamente a creare un forte sentimento nazionale in seguito ad averci combattuto contro). In Inghilterra il confronto lunghissimo con Napoleone contribuì a rafforzare il sentimento nazionale. In Spagna l’occupazione francese risvegliò antichi rancori contro i francesi che diedero nuova linfa al senso nazionale spagnolo. La Francia stessa non fu immune da questo orgoglio verso la propria nazione. Un altro popolo che cominciò a prendere consapevolezza di sé fu il popolo greco. Anche in Svizzera, in Russia, in Svezia e in tutti gli altri stati europei iniziava a diffondersi questo spirito di nazionalismo. Negli stati indipendenti il sentimento nazionale veniva rafforzato, mentre negli stati che erano sottomessi ad altre potenze il nazionalismo portava a considerare l’occupatore straniero come un nemico e vi furono quindi diverse rivolte spinte da ideali patriottici o politici. La prima metà dell’Ottocento fu caratterizzata da tre ondate di rivolte: i moti del ’20 e del ’21, i moti del ’30 e del ’31 e il ’48. L’esito delle rivolte era quasi sempre disastroso per i rivoltosi. Le eccezioni, come le rivolte della Grecia e del Belgio, erano legate al fatto che entrarono in gioco gli interessi di alcune potenze europee che si schierarono a fianco dei ribelli.
C’erano due orientamenti politici contrapposti che collaboravano insieme, ma che erano in contrasto su come organizzare lo stato dopo la rivoluzione: i liberali e i democratici. I liberali rappresentano l’orientamento più moderato: sono monarchici e hanno come modello la Gran Bretagna. Vogliono la tutela dei diritti individuali e una costituzione che sancisca chiaramente i limiti del sovrano e i diritti dei cittadini. Di solito i liberali sono anche liberisti e favorevoli al suffragio riservato solo ai più ricchi e ai più istruiti. C’era l’idea che i poveri e gli ignoranti fossero facili vittime dei demagoghi. I democratici si rifanno alla tradizione giacobina: vogliono la repubblica e vedono nella monarchia una minaccia per la libertà e l’uguaglianza dei cittadini. Sono fautori del suffragio universale maschile perché ritengono che tutti i cittadini abbiano il diritto di partecipare alla vita politica. I democratici sono spesso favorevoli a limitazioni e interventi in campo economico da parte dello stato per ridurre le disparità e le differenze sociali. Liberali e democratici sono accomunati dalla ricerca dell’indipendenza. Il movimento democratico in Italia riconosce i suoi maggiori esponenti in Mazzini e in Garibaldi, mentre i principali liberali furono Cavour, D’Azeglio e Gioberti. Nella lotta contro gli austriaci i liberali e i democratici collaborarono, ma successivamente i primi ebbero la meglio riguardo a come organizzare lo stato italiano.

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