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LA SITUAZIONE ITALIANA:

ITALIA: Federico Barbarossa aggiunse un nuovo elemento di forza alla politica imperiale con il matrimonio tra suo figlio Enrico VI e Costanza d’Altavilla (erede del re normanno Guglielmo II ). Il regno dell’Italia meridionale si aggiunse così alla corona imperiale. Dal matrimonio nacque Federico II, il quale, seguendo le orme dei suoi predecessori normanni e arricchendo la sua esperienza, con la gestione dei problemi politici dell’Europa centrale, seppe servirsene per l’organizzazione del suo stato. Impegnò una battaglia politica contro la Chiesa, concentrò la sua azione soprattutto in Sicilia, spostando qui il centro dell’impero. L’idea dell’impero e della sua ripresa fu rilevante, ma il suo impegno fu dedicato soprattutto alla creazione di uno stato forte ed efficiente nel regno di Sicilia, base del suo disegno di estendere il suo potere all’Italia comunale. L’equilibrio tra la corona e i feudatari fu assicurato con la creazione di un apparato burocratico. Affidò l’amministrazione ai sudditi meridionali, favorendo la creazione di un ceto dirigente. Una parte del potere giudiziario fu affidato ai giudiziari (funz.statali) ai quali era affidata a ognuno una provincia. Al sistema militare venne introdotto il reclutamento diretto dei mercenari e di truppe dipendenti dalla corona. L’opera politico-amministrativa di Federico II fu codificata nelle Costituzioni di Melfi. La lotta fra sostenitori del papato e sostenitori dell’imperatore prese il nome di lotta tra guelfi e ghibellini. Ci fu una lunga guerra contro i Comuni e un opera di istigazione contro l’imperatore in Germania e nell’Italia meridionale. Federico II morì senza essere riuscito a realizzare in Italia una monarchia capace di limitare né il potere politico della Chiesa né la forza rivoluzionaria e la spinta autonomistica dei Comuni.

LA FRANCIA:La svolta nella struttura dello Stato francese avvenne durante il regno di Filippo IV il Bello, durante un contrasto tra il sovrano e il papato. Il clero e la nobiltà (Terzo stato: i 3 ordini che formavano il corpo sociale) si riunirono in assemblea (Stati generali) per discutere e prendere posizione sulla controversia. Divenne una regolare istituzione dopo la metà del XIV sec. L’evoluzione politico e organizzativa della monarchia francese contribuì a far assumere al regno i caratteri politico-culturali e l’identità di una nazione. Emerse contraddizione: quasi la metà del territorio legato ai domini della monarchia di Francia, apparteneva invece al re d’Inghilterra, con grandi domini diretti e o feudali.

Due ragioni dei sovrani del regno d’Inghilterra portarono a creare un potere centrale e un apparato statale: mantenere una permanente organizzazione difensiva contro la pressione delle popolazioni della Scozia e del Galles; cura dei domini territoriali che avevano in Francia e che comportava assenze dei sovrani dall’Isola e un coinvolgimento costante della politica continentale.

IL COMMERCIO : L’Inghilterra entrò nel grande commercio internazionale esportando lana grezza. Mercanti e finanzieri italiani ebbero un ruolo decisivo nel commercio inglese della lana. Essi contribuirono a formare nuclei di borghesia indigena a Londra, interessata alla lana e ai metalli delle miniere della Cornovaglia, e ai tessuti fiamminghi e italiani. I sovrani favorirono gli scambi e la presenza di mercanti finanzieri stranieri con la concezione di privilegi e monopoli.
L’interesse della nobiltà era la gestione della proprietà fondiaria e la cura delle aziende agricole. L’evoluzione della società inglese finì col divergere dalla linea politica della monarchia. Si aggiunse anche il conflitto col clero, acutizzandosi quando il re Enrico II Plantagebo cominciò a minacciare i privilegi ecclesiastici. L’arcivescovo di Canterbury, Tommaso Becket, si oppose energicamente, ma venne assassinato. I capi della Chiesa inglese si opposero collegandosi con altre forze interessate a limitare il potere della monarchia. Ne approfittarono i baroni del regno, promuovendo con l’arcivescovo di Canterbury un movimento di opposizione e limitando in modo permanente i poteri della monarchia.

LA MAGNA CARTA: Il giugno del 1215 Giovanni Senza Terra, dovette giurare la Magna Carta libertatum, che conteneva le condizioni poste dal baronaggio, dal clero e dalla grande borghesia londinese al sovrano. Questo documento, regola i rapporti tra il baronaggio e la corona, stabilendo che il re non poteva intervenire nella successione ereditaria dei feudi, e gli uomini liberi non potevano essere condannati senza essere giudicati da una corte di eguali. Istituiva un organo di controllo della monarchia, concedeva privilegi ai baroni, agli ecclesiastici e ai grandi mercanti, esprimendo così gli interessi delle classi privilegiate. La Magna Carta favorì quindi l’evoluzione generale verso un equilibrio giuridico e politico tra le classi sociali. Il papa Innocenzo III non riconobbe il documento. Il successore di Giovanni Senza Testa, Enrico III, riprese la politica dinastica. Il regno tornò in condizioni di normalità quando il re Edoardo I cercò di contemperare la forza del baronaggio appoggiandosi alle città.

NASCE IL PARLAMENTO:
La necessità di ottenere il consenso delle categorie di contribuenti fu la base della trasformazione di un organo ristretto (consiglio del re), in un assemblea formata da baroni e rappresentanti delle località, della piccola nobiltà e della borghesia. Nacque così il parlamento, nel quali si discuteva l’applicazione e la distribuzione delle imposte e che controllò la politica generale della monarchia.
Il parlamento iniziò a essere convocato regolarmente nella sede nei pressi di Londra, a Westminster. La piccola nobiltà delle contee e i rappresentanti della borghesia cittadina si riunivano nella Camera dei Comuni, inviavano all’assemblee dei nobili(Lords) e un oratore(Speaker) incaricato di illustrare ai Lords le loro decisioni.
I sovrani normanni rafforzarono quindi i poteri degli sceriffi, rappresentanti della corona nelle shires o contee.

LA SPAGNA:In Spagna il cristianesimo nella formazione dello Stato-nazione fu più forte che in Inghilterra e in Francia, ed ebbe grande importanza nella storia dell’unificazione religiosa dei territori spagnoli e della compattezza spirituale del continente. La forza unificata della reconquista iniziò nel periodo della prima crociata. Gli scambi e i contatti tra la popolazione musulmana e quella cristiana erano stati intensi e frequenti. La reconquista non fu un movimento unitario, infatti la lotta antimusulmana fu condotta in ordine sparso e autonomamente dai singoli regni cristiani.
Il Cid Campeador fu protagonista del primo poema eroico della letteratura spagnola, ispiratoa un personaggio reale che diventò signore di Valenza. La reconquista dei territori spagnoli che erano sotto il dominio degli Arabi fu indubbiamente importante anche come premessa dell’unificazione politica nazionale. Il carattere religioso della riconquista (prima fase) fu accentuato dal sostegno che i sovrani cristiani ricevettero dall’ordine cluniacense. Tra i monasteri cluniacensi in Spagna, ricordiamo quello di San Giacomo di Compostella. Una tappa importante della riconquista fu la liberazione di Toledo, più tardi di Saragozza, di Cordova, di Siviglia e delle Baleari. Il dominio musulmano fu così ridotto al regno di Granata.

LA GERMANIA:Dopo la morte di Federico, la Germania attraversò un periodo in cui venne a mancare un potere centrale. L’autonomia dei principati tedeschi era il risultato della politica degli imperatori svevi. La politica imperiale contribuì a consolidare il frazionamento tedesco. La lotta della Chiesa contro Federico e il periodo di anarchia, accentuarono questo processo. L’interregno terminò nel 1273 con l’elezione di Rodolfo d’Asburgo (dinastia-unità d’Italia).

Nella prima metà del XII si costituì un associazione di mercanti delle città tedesche del Nord. Da queste nacque la Hansa, una grande federazione di città, che svolse una sua politica indipendente stipulando accordi con gli Stati con cui era in rapporti commerciali. L’espansione tedesca fu commerciale e anche nelle forme della conquista militare e della emigrazione di masse rurali. Il marchesato di Branderburgo conquistò la Pomerania; l’ordine dei Cavalieri teutonici conquistò la Prussia.


L’AUSTRIA: L’Austria diventò la base territoriale-dinastica sulla quale cominciò a svilupparsi la nuova potenza asburgica. Gli Asburgo avevano diritti sulla sovranità del San Gottardo, primo nucleo della Svizzera al quale si sarebbero unite altre comunità e città (Lucerna, Zurigo,Berna). Difendendo la propria autonomia contro gli Asburgo, la confederazione si staccò dall’impero, fino a raggiungere la completa indipendenza nel 1499.

L’ECONOMIA:L’Italia dei comuni, con strutture politiche diverse dell’Inghilterra e della Francia, raggiunse le punte più alte dello sviluppo economico europeo (ampiezza degli scambi, delle tecniche finanziarie e commerciali). Nei grandi Comuni italiani e nelle città delle Fiandre e della Francia del Nord, l’economia era basata sull’impresa artigiana. La bottega era il luogo tipico della produzione dell’età comunale. Il commercio era adeguato al ritmo e al modo di produzione artigianale, anche se su uno spazio molto ampio. L’agricoltura, malgrado i mutamenti nella tecnica produttiva e nei rapporti tra coltivatori e proletari, manteneva caratteri feudali. I feudatari conservavano il loro potere e la produzione agricola restava affidata al lavoro contadino. L’industria tessile fu al centro dello sviluppo economico cittadino. Tessuti li lana dalla Pastiglia e L’Inghilterra: Firenze, Lucca,Como, Bergamo, Brescia furono i maggiori centri di produzione. La tessitura serica: in Sicilia, poi a Lucca e a Firenze, Venezia, Genova. Milano era famosa per la fabbricazione delle armi. Genova e Venezia centri dell’industria di costruzioni navali, con istituzioni pubbliche e privati. L’economia italiana raggiunse forme più avanzate, con la creazione di vere e proprie aziende, di nuovi istituti giuridici e tecnica complessa con il commercio internazionale, al quale si accompagnava spesso l’esercizio del credito. L’attività del grande mercante si occupava dell’importazione delle materie prime per l’industria locale, all’esportazione dei prodotti finiti e dei prodotti più vari. A metà del XIV secolo, la compagnia dei Bardi (Firenze) aveva 25 filiali. Organizzazioni di questa ampiezza non potevano reggersi senza una larga disponibilità di capitali, spesso raggiunta con la fondazione di società. Difficoltà maggiori: l’inadeguatezza dei mezzi di trasporto e di comunicazione. I trasporti attraverso le Alpi e l’Appennino erano fatti a soma o a spalla. In Toscana per via fluviale, con canali costruiti dall’iniziativa dei Comuni. I trasporti marittimi erano i più vantaggiosi. Ma la portata delle navi non superò le 500 tonnellate e la pirateria era ancora praticata. Il volume degli affari restava tuttavia relativamente modesto, anche se consentiva alti profitti, in particolare al ceto mercantile delle città marinare, acquistando posizioni di privilegio in Oriente. I profitti più considerevoli venivano dalle speculazioni finanziarie che garantivano larghe possibilità di guadagno. Il prestito a interesse, inizialmente come attività secondaria dai mercanti lombardi e toscani nei grandi centri commerciali europei, diventò l’attività predominante di alcune grandi compagnia commerciali. Alla forte domanda di credito contribuirono anche le spese di lusso dei grandi signori. Interessi elevati e concessioni di privilegi commerciali, compensarono questa attività.

LA POSIZIONE DELLA CHIESA:La Chiesa, i teologi e i predicatori, preannunciavano le pene dell’inferno ai trafficanti di denaro, chiamati usurai. I bisogni individuali e le esigenze delle comunità crescevano rapidamente, necessitavano anticipazioni. La mentalità dei mercanti era permeata di idee e modi di pensare tradizionali. Si cercò di mettere a tacere gli scrupoli e di risolvere le difficoltà della propria conoscenza con lasciti e donazioni alla Chiesa. La maggiore disponibilità di capitali provenienti dal commercio o dall’attività finanziaria ebbe ripercussioni nell’organizzazione dell’industria. Ai primi del Trecento, apparvero, in alcune città europee forme di organizzazione della produzione industriale che preannunciavano sistemi più complessi di quello artigianale. Emerse la figura del mercante imprenditore, che acquistava la materia prima e la distribuiva ai diverso produttori, sistema praticato molto a Firenze dalle compagnie di mercanti appartenenti all’Arte della lana. Tra l’artigiano e il consumatore, un intermediario che organizzava la produzione e anticipava una parte dei capitali, tal volta fornendo ai tessitori gli strumenti necessari.

CLASSI FONDAMENTALI: I magnati (proprietari terrieri) era una classe sociale formata da nobili, provenienti dall’antica nobiltà guerriera, insediatasi in città o da famiglie mercantili. Avevano tenuto il governo dopo la nascita del Comune. Eredi di una mentalità feudale, tendevano a far prevalere gli interessi propri dei ceti agrari e non corrispondenti alle esigenze di sviluppo delle città, a imporre criteri di discriminazione sociale rovesciando sugli altri ceti della popolazione il peso fiscale.
Il popolo era costituito solo dalla parte della cittadinanza che era organizzata nelle associazioni di mestiere, e poteva rivendicare la partecipazione al potere comunale. Anche nel popolo vi erano differenze, i più ricchi, erano i mercanti, e costituivano il popolo grasso, i meno ricchi, gli artigiani e bottegai, costituivano il popolo minuto, appartenente alle Arti minori.
I contadini e i lavoratori non avevano diritti politici, erano sottomessi a una severa disciplina e a un controllo rigoroso.
I contrasti all’interno dei Comuni si inserirono nel quadro della lotta tra guelfi e ghibellini (papato e impero). Nell’ambito della politica cittadina, i due partiti si formarono originariamente in seno al patriziato, sulla base degli urti di interessi e di ambizioni personali, e della diversità di vedute riguardo il governo. Successivamente un nuovo motivo di fondo della lotta politica del Comune: il popolo alla conquista del potere. Si elaborarono degli statuti; nobili ed ecclesiastici perdettero nella città i loro privilegi. Nel contado, gli abitanti continuavano a essere esclusi dal governo, e subire un più rigido controllo economico, per “compensare” i cittadini.

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