Ester di Ester
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La rivoluzione francese: 1789

• La Francia era uno degli stati più popolosi del continente; l’agricoltura, l’industria e il commercio internazionale erano in una sensibile fase di sviluppo.

•Il potere politico assolutismo era debole; quando c’era il bisogno del consenso per attuare una politica riformatrice, la Francia se ne trovava priva, a causa delle diverse classi sociali.

• I parlamenti tesero a trasformare le loro prerogative da giudiziarie a politiche, rivendicando il diritto di giudicare la legittimità degli editti regi. Gli Stati generali non venivano più riuniti dal 1615.

• I tredici parlamenti erano formati in gran parte da una nobiltà di toga, decisissima a difendere i propri privilegi fiscali e di ceto; i parlamenti si presentavano come paladini delle libertà fondamentali contro il dispotismo del re ed ottennero il consenso degli intellettuali innovatori e anche del popolo minuto. Montesquieu sostenne gli illuminati a spada tratta; Voltaire li combatté aspramente; Diderot si schierò dalla loro parte.

• La principale materia di scontro era quella finanziaria e fiscale; occorreva contenere le uscite. Il punto più decisivo erano le entrate: solo accrescendo il prelievo fiscale sarebbe stato possibile ridurre progressivamente il ricorso ai prestiti e, quindi, gli interessi sul debito. Bisogna dunque ridurre le immunità e riforme il sistema di riscossione dei tributi.

• Luigi XVI affidò il controllo delle finanze a Turgot, il quale diede vita al più organico tentativo di riforma, puntando più sullo sviluppo dell’economia che sull’inasprimento fiscale. Prevedeva: 1. la riduzione delle spese di corte; 2. la libera circolazione dei grani per rilanciare l’agricoltura; 3. la sostituzione della corvée reale come imposta fondiaria a carico di tutti i proprietari; 4. abolizione delle corporazioni. Gli editti di Turgot incontrarono l’opposizione della nobiltà di corte, dei proprietari terrieri, dei finanzieri e dei magnati delle corporazioni. Seguirono nel 1775 i violenti tumulti contadini. Turgot venne destituito dal re il 12 maggio 1776.

• Il blocco del sistema politico fu reso più grave dal rallentamento dell’economia e del pesante passivo del bilancio dovuto ai costi della partecipazione alla guerra d’indipendenza americana. Il banchiere Necker resse le finanze tentando di ridurre gli arbitri dei fermiers, i finanzieri che avevano in appalto la riscossione delle imposte. Necker fu licenziato.

• Nel 1787-88 prese avvio la cosiddetta rivolta nobiliare che condusse alla convocazione degli Stati generali e all’esplodere della Rivoluzione. Nella primavera-estate del 1788, di fronte al rifiuto del parlamento di autorizzare un prestito, il re lo esautorò. Proteste e tumulti scoppiarono in ogni parte del regno.

• Si ebbe una prima spaccatura nel fronte antiassolutista; i parlamentari e la nobiltà più conservatrice volevano che la riunione si svolgesse secondo le antiche consuetudini: uguale numero di rappresentanti per ogni ordine; riunioni separate; votazione per ordine. Viceversa, gli innovatori, nobili e borghesi, richiedevano che il Terzo stato avesse tanti delegati quanti gli altri due ordini insieme; che le riunioni avvenissero a ordini riuniti; che si votasse per testa, cioè a maggioranza e non per ordine. Il voto per ordine assicurava ai privilegiati una maggioranza di due a uno. Il regolamento elettorale predisposto nel gennaio 178 da Necker, prevedeva il raddoppio dei rappresentanti del Terzo stato.

• Il 17 giugno il Terzo stato si autoproclamò Assemblea nazionale. I deputati si trasferirono nella sala detta della “pallacorda„ e giurarono di non separarsi più e di riunirsi ovunque lo richiedessero le circostanze. Molti deputati della nobiltà e del clero si unirono ai “ribelli„. Il 7 luglio si creò l’Assemblea nazionale costituente

• Luigi XVI, dopo aver licenziato nuovamente Necker, fece affluire le truppe scelte su Versailles. Nella notte dell’11 luglio scoppiò l’insurrezione, animata da operai e artigiani, ma guidata politicamente da borghesi e aristocratici innovatori: si formò una milizia popolare, la Guardia nazionale, al cui comando stava La Fayette, eroe della guerra per l’indipendenza americana. Il 14 giugno 1789 la folla in armi espugnò la Bastiglia, carcere in cui venivano rinchiusi i detenuti politici. Il re fu costretto a richiamare Necker e a ritirare le truppe. Nei giorni successivi molte città francesi insorsero. I fatti più importanti e inattesi si verificarono nelle campagne; dal 20 luglio una violenta rivolta contadini divampò, innescata ed accompagnata da una vera e propria ondata di panico collettivo (Grande paura): giravano voci che minacciavano vendette nobiliari, massacri, razzie di truppe mercenarie e di bande di briganti. I contadini allora si armarono e assalirono uffici delle imposte, castelli, abbazie, bruciando u registri catastali e gli archivi dei tribunali, dove si trovavano i terrier, documenti che fissavano i tributi e prelievi.

• Il 4 agosto 1789 ci fu l’abolizione della feudalità: questo decreto prevedeva: l’abolizione senza indennità dei diritti di servitù personale (come le residue corvèes, i diritti di caccia e di uccellagione, la giustizia signorile, le bannalità) e l’abolizione con riscatto di canoni e censi; l’abolizione delle decime; l’abolizione della venalità delle cariche pubbliche; la cancellazione dell’immunità fiscali e privilegi per città, province, comuni; il libero accesso di tutti i cittadini, senza alcuna distinzione, alle cariche ecclesiastiche, civili e militari.

• Il decreto apriva la strada all’affermazione dell’uguaglianza giuridica, la quale trovò una solenne formulazione nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino: essa sanciva i diritti fondamentali, l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, la separazione dei poteri ed enunciava l’idea di sovranità popolare. Segnava una rottura con il passato e l’inizio di un nuovo modo di pensare la società. La Rivoluzione era compiuta.

• Il ruolo più importante e determinante nella Rivoluzione l’ha avuto la borghesia. Un altro ruolo importante lo ebbero i contadini;
infatti la Rivoluzione mise subito in luce il disagio del loro mondo.

• La paralisi e la crisi istituzionale furono perciò alla base dell’esplosione rivoluzionaria e continuarono a pesare sul corso successivo della Rivoluzione.

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