La guerra della Lega di Augusta

Nel 1689 l’invasione francese del Palatinato e del vescovado di Colonia (due principati elettorali dell’impero) provocò lo scoppio della “guerra della lega di Augusta”. Questo schieramento antifrancese si era già costituito nel 1686 ed era composto dall’impero, dalla Spagna, dalla Svezia, dalla Sassonia, dal Palatinato e dal Brandeburgo-Prussia; in seguito si associarono nella “grande alleanza” anche la Dieta dei principi tedeschi, l’Olanda e l’Inghilterra di Guglielmo III d’Orange: anzi, fu proprio quest’ultimo ad assumere la vera guida politica e militare della coalizione, dopo aver concluso vittoriosamente l’audace impresa di diventare sovrano delle isole britanniche. La guerra si sviluppò su più fronti: dall’iniziale fronte renano ai Paesi Bassi spagnoli, dal mar Mediterraneo al canale della Manica fino ai possedimenti coloniali nel continente americano. Se la grande alleanza fu capace di aprire un altro scenario, convincendo il duca di Savoia a schierarsi contro la Francia, non meno abile si dimostrò Luigi XIV nel costringere i suoi avversari a impegnare le proprie truppe lontano dalle regioni del Reno: in Irlanda, dove un corpo francese appoggiò, pur senza grande successo, l’ennesima insurrezione antiinglese nel nome del re Giacomo TI Stuart, e in Catalogna, dove l’esercito spagnolo non fu in grado di contenere l’avanzata nemica, che anzi venne favorita dall’indipendentismo dei catalani.
La guerra si trascinò per nove anni, senza scontri risolutivi, fra le alterne avanzate e ritirate delle truppe di Luigi XIV e di quelle dei suoi avversari; ma conobbe l’introduzione da parte francese di una nuova strategia militare nelle operazioni terrestri, una strategia consistente nella sistematica devastazione delle città e dei territori tedeschi già occupati e poi in procinto di cadere nelle mani dei nemici: la vittima più illustre di quest’opera distruttiva fu Heidelberg, la capitale del Palatinato. Alla fine i due contendenti esaurirono le scorte militari e dilapidarono le risorse finanziarie per mantenere sui fronti di battaglia una massa di uomini che arrivò fino a mezzo milione di soldati:
una dimensione inconsueta nella storia militare dell’Europa occidentale, almeno fino ad allora. Mentre i cattivi raccolti e il peso fiscale stremavano le province francesi, e le città tedesche bruciavano sotto i colpi delle artiglierie francesi, nel 1697 iniziarono le trattative e si giunse alla pace di Ryswyck. La Francia dovette riconoscere Guglielmo III d’Orange come nuovo re d’Inghilterra e restituì non poche prede degli anni precedenti: Pinerolo ai Savoia e la Lorena al suo duca, diverse città renane all’imperatore e il Lussemburgo e la Catalogna alla Spagna. La politica estera espansionista del Re Sole conobbe una nuova battuta d’arresto, ma la conduzione delle operazioni militari dimostrò ancora una volta la grande capacità bellica dell’esercito francese:
un esercito ben organizzato e capace di tener testa con successo e per parecchi anni a una coalizione nemica tanto agguerrita.

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