g.PUCE di g.PUCE
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La Francia da fine Cinquecento a fine Seicento.

Enrico IV
Editto di Nantes: emanato da Enrico IV nel 1598; poneva fine alle guerre di religione. Riconosceva agli ugonotti:
- La libertà di professare la loro religione;
- La libertà di culto in tutta la Francia, tranne Parigi;
- Gli stessi diritti politici dei cattolici;
- Il presidio per otto anni di un centinaio di piazzeforti.

In politica interna, Enrico IV voleva riordinare il prelievo fiscale, ricorrendo alla vendita delle cariche. Ottenne un duplice risultato:
- Fece entrare ingenti quantità di denaro nelle casse statali;
- Creò una nuova classe sociale, la noblesse de robe, formata dai nuovi pubblici ufficiali dello Stato, i cui interessi non coincidevano con quelli della nobiltà feudale, la noblesse d'epee.
La nascita di questa nuova classe sociale, fu favorita dall'introduzione della paulette (1604), una tassa con cui si poteva acquistare l'eredità della carica ricevuta. Grazie al Duca di Sully, Enrico IV rafforzò l'agricoltura, riducendo la pressione fiscale sui prodotti agricoli; furono istituite manifatture regie. Fu pugnalato a morte da un frate fanatico che non gli permetteva i continui cambi di fronte religioso, nel 1610.

Maria dei Medici
Luigi XIII salì al trono sotto la reggenza della madre Maria dei Medici, donna autoritaria e cattolica. La sua politica incontrò l'ostilità delle classi sociali, e la nobiltà, volendo ridimensionare il suo ruolo, le impose la convocazione degli Stati Generali (1614), convocati per la prima volta da Filippo IV il Bello contro Bonifacio VIII.

Luigi XIII e Richelieu
Luigi XIII assunse pieni poteri nel (1617) e la responsabilità di Primo Ministro passò al cardinale di Richelieu (1624). Egli sciolse gli Stati Generali, e tentò di ripristinare la situazione iniziale. Intendeva riprendere il progetto di Enrico IV, teso a rafforzare l'istituzione monarchica. Nel 1626 si verificò un'altra rivolta degli ugonotti, e Richelieu ne distrusse tutte le piazzeforti, ed ebbe la meglio anche su La Rochelle nel 1628. Intendeva eliminare lo “Stato dentro lo Stato” costituito dai protestanti. Fece emanare l'Editto di Grazia, che restituiva agli ugonotti la loro libertà di culto (1629).
Istituisce gli intendenti: burocrati alle dipendenze del cardinale, che avrebbero provveduto al drenaggio fiscale. Perciò, indebolisce economicamente la nobiltà di spada (che non poteva più speculare sulle tasse dei contadini), e indebolisce anche la nobiltà di toga, alla quale toglie potere amministrativo.

Entra nell'ultima fase della guerra dei Trent'Anni; vittoria e crescita del potere francese all'estero. Finisce con la Pace di Westfalia nel 1648.
Muore nel 1642, e gli succede un altro cardinale, Giulio Mazzarino. Un anno dopo morì Luigi XIII (1643), e lasciò il potere a Luigi XIV, ancora troppo piccolo per salire subito al trono.

Giulio Mazzarino
Mazzarino intendeva seguire le orme del suo predecessore, Richelieu. La rivolta della nobiltà di toga scoppiò nel 1648, a opera del Parlamento di Parigi (i Parlamenti francesi avevano il solito compito di accettare i decreti fiscali del sovrano- diversi da quello inglese, il quale era solo uno); fu detta “Fronda Parlamentare”. Infatti, i parlamentari parigini intendevano celare la loro avversità al sovrano dietro il rifiuto di approvare l'aumento della tassa della paulette. Nel 1649 Mazzarino, il re e la reggente abbandonarono la capitale; solo attraverso alcune limitate concessioni, Mazzarino riuscì ad avere ragione dell'opposizione dei parlamenti. A quella Parlamentare, nel 1650 seguì la “Fronda dei Principi”, ovvero dell'alta aristocrazia, antagonista dell'autorità regia. Mazzarino fu costretto a fuggire di nuovo nel 1651, e dovette affrontare sia il Parlamento che gli eserciti personali dei nobili, e numerose rivolte contadine. Ritornò a Parigi solo nel 1652 con l'uso della forza nella Battaglia di Parigi.

Luigi XIV
Con la morte di Mazzarino, salì definitivamente al trono Luigi XIV (1643-1715); egli era identificato con la monarchia stessa, ed era rinominato il “Re Sole”. Il sovrano era al vertice di tutto l'apparato statale, voleva costruire un solido potere legislativo e un forte esercito militare, la costruzione di un centro di potere (Versailles), e voleva che la Francia fosse considerata il più potente Stato indipendente in Europa.

Il suo atteggiamento politico fu una forma di compromesso con i vari gruppi di potere presenti nel suo regno, in particolare la nobiltà e la borghesia mercantile. Decise di non nominare un altro primo ministro, e di assumere in prima persona le funzioni di governo; aveva stabilito di affermare un diritto sovrano che discendeva e traeva legittimazione direttamente da Dio.
Riesce a gestire ogni classe sociale; congela le prerogative del Parlamento, con la Lit de Justice (il re, in quanto legittimato da Dio, ha l'ultima parola rispetto ad ogni atto amministrativo – diritto del re) e con la Lettre de Cachet (Bolla Reale – chi la riceve viene automaticamente improgionato; controllo indiscriminato della giustizia, monopolio della forza gestita personalmente dal re). Il parlamento con lui non ha più potere politico.
Luigi XIV potenzia la figura dell'intendente (arma principale della burocrazia statale), e concede pensioni statali (vitalizi) alla noblesse.
Il primo obiettivo del sovrano fu quello di evitare una seconda Fronda nobiliare; perciò privò i principali esponenti dell'aristocrazia di ogni responsabilità di governo e inventò una meravigliosa “gabbia dorata” dove li costrinse a vivere sotto il suo diretto controllo. In questo modo, la nobiltà finì per dipendere in misura crescente dai vitalizi e dalle cariche che il re dispensava. Inventa la politica di moda e spettacolo, incentrata nella costruzione della Reggia di Versailles, che era situata fuori dalla capitale, perchè il centro di Parigi era molto incline alle rivolte. Le feste erano indotte nella Sala degli Specchi; i nobili che non erano presenti alla reggia cominciavano ad avere poco potere; spendevano i soldi delle loro pensioni statali per mantenersi all'altezza della reggia. Il potere si manifestava anche attraverso gli sguardi. “Divide et Impera”, usava l'invidia e la gelosia tra i nobili.
La religione è fondamentale per la gestione dello Stato; per avere il consenso della popolazione, doveva controllare la Chiesa. E' un monarca assoluto, il suo potere discende direttamente da Dio (monarchia teocratica).

Il Ministro delle Finanze era Jean Baptiste Colbert, che elaborò la teoria mercantilista (colbertismo): serie di interventi finalizzati ad incentivare le esportazioni e penalizzare le importazioni, per accrescere le riserve in oro che dovevano concentrarsi nelle casse statali (Stato = committente, mercante, acquirente). Lo strumento principale di questa politica fu il protezionismo, ovvero la difesa della produzione e del commercio interno, per cui furono aumentati i dazi doganali sulle merci importate; tutto questo portò ad un deterioramento del rapporto con l'Olanda e l'Inghilterra. Colbert dette vita a due tipi di aziende produttrici: le manifatture della Corona, e le manifatture reali, che producevano beni di lusso che si prestavano ad essere esportate.
Lo Stato è imprenditore, non chi produce (non c'è iniziativa privata, tutto è commissionato dallo Stato); non può nascere una borghesia su modello inglese.

No classe imprenditoriale, no ricchezze: guerre per conquistare territori e manodopera gratis. Le guerre impoverirono la Francia.

Luigi XIV aveva una spiccata intolleranza verso le minoranze religiose, e gli ugonotti furono oggetto di provvedimenti che ne restrinsero la nobiltà di culto e i diritti civili; il sovrano provvide a dare una riduzione dell'Editto di Nantes, poi i calvinisti furono tolti dalle cariche pubbliche. Nel 1685 emanò l'Editto di Fontainebleu, una revoca dell'Editto di Nantes, sopprimendo il culto calvinista e smantellando le piazzeforti degli ugonotti. Si intensificò l'emigrazione all'estero degli ugonotti, in particolare in Inghilterra e in Olanda.
Ci furono conseguenze economiche negative, perchè gli ugonotti lavoravano molto e accumulavano ricchezze, e le investivano in altre occasioni di lavoro (mentalità predisposta al profitto).
Nella Francia si era mantenuta una certa autonomia del clero (gallicanesimo ecclesiastico), unita alla tendenza ad accettare l'intervento del potere politico in ambito religioso (gallicanesimo politico); le cose peggiorarono con il papa Innocenzo XI. Il sovrano rispose con la Dichiarazione dei Quattro Articoli (1682 – Bossuet) che ridimensionava il potere del pontefice sulla Chiesa francese e su quella universale.
- Legittimazione del diritto divino del re;
- Il Concilio della Chiesa cattolica francese ha più autorità rispetto alle decisioni prese a Roma: autonomia della Chiesa francese rispetto al Papato;
- Intangibilità delle libertà gallicane;
- No tasse a Roma ma al re.
Gallicanesimo: teoria giuridizionistica francese; tradizione per cui la Chiesa risponde in primis all'autorità statato e poi al resto.
Innocenzo XI giunse perfino a scomunicare il sovrano, che occupò per rappresaglia Avignone.
Luigi XIV dovette però farsi aiutare dal papa quando si rivolse contro il movimento giansenista (corrente interna al cattolicesimo, sosteneva la necessità di un rinnovato rigore morale e spirituale della Chiesa e della società). Il sovrano si accosta ai Gesuiti per opporsi ai Giansenisti, ed abbatte anche l'abbazia di Port Royal, sede principale del movimento.

Quello francese è stato il più compiuto assolutismo politico: le vecchie monarchie rendono ancora più forte la propria autorità.

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