Daniele di Daniele
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L’unificazione d'Italia

gli eventi dell’Unità d’italia

Gli eventi che condussero all'Unità d'Italia furono contrassegnati da lotte dure da parte dei patrioti italiani. L'Italia, prima del processo che condusse all'unificazione nazionale, era divisa in Stati dominati e regnati da Potenze straniere come per esempio gli Asburgo, la famiglia imperiale che controllava l'Impero Austro-Ungarico, la famiglia dei Borboni, il Papa nello Stato della Chiesa avente quale città di riferimento Roma, in cui egli esercitava il suo potere temporale, ecc... Di fronte a questa situazione i popoli iniziarono a sentirsi oppressi e decisero finalmente di dare vita ai moti risorgimentali con l'intento di portare a termine l'Unità d'Italia. Questo processo fu molto lungo e tormentato e per realizzarlo si mobilitarono uomini di grande spirito risorgimentale, come per esempio Giuseppe Mazzini che fondò la Giovine Italia e la Giovine Europa e Giuseppe Garibaldi, l'eroe dei due mondi, che si contraddistinse per le sue imprese sia in Sud America sia in Italia, guidando la celeberrima Spedizione dei Mille nel Regno delle Due Sicilie.

L'unità d'Italia, dopo varie tappe, si concretizzò definitivamente in data 17 marzo 1861 con la proclamazione del Regno d'Italia.

Indice

L'Unità d'Italia
Riassunto Unità d'Italia
Tappe dell'Unità d'Italia
La Prima Guerra d'indipendenza
La Seconda Guerra d'indipendenza
La proclamazione del Regno d'Italia
La Terza Guerra d'indipendenza

L'Unità d'Italia


L’Italia cerca in tutti i modi di arrivare all’unificazione e nel decennio successivo al 48 si creano le condizioni che renderanno possibile l’unificazione italiana, anche perché l’Italia non era unita dal 476 d.c. per una serie di motivi (era sempre stata divisa e sotto dominatori stranieri). Le condizioni saranno l’ascesa di Napoleone III e l’indebolimento delle due potenze conservatrici Russia e Austria in seguito alla guerra di Crimea (1853-55).
Per unire l’Italia non c’era un unico modo, ma tra i tanti pensieri politici prevalgono due strategie, una dall’alto e una dal basso, la strategia dall’alto era quella di Camillo Benso Conte di Cavour, il quale dice partiamo dall’alto, uniamoci con i potenti e facciamo in modo di ottenere un aiuto. Cavour sceglie la via della diplomazia, perché dice se aspettiamo che il popolo faccia una rivoluzione e che questa rivoluzione sia accettata, guardate cosa è successo fino adesso, scordiamocelo. L’unica è prendere le redini della diplomazia, allearci con qualcuno che per motivi suoi ci aiuti a liberarci dall’Austria, questo uomo è Napoleone III che per motivi suoi vuole andare contro l’Austria. Dall’altra parte c’è il popolo che vorrebbe ribellarsi, ma non ha ancora le competenze e inoltre tra gli intellettuali e il popolo c’è scollamento. Partendo dal popolo abbiamo un altro grande personaggio carismatico Giuseppe Garibaldi, che fa la spedizione dei mille, due strategie concomitanti, forse perché una sola non sarebbe bastata.
Cavour accetta l’invito franco-inglese per l’intervento del Piemonte nella guerra di Crimea e manda un piccolo esercito italiano dicendo se noi vinciamo in Crimea, come infatti succede, potremo sederci al tavolo dei vincitori e quando ci sederemo al tavolo dei vincitori, allora io potrò dire non solo gli altri paesi sono oppressi, ma anche noi italiani siamo oppressi dall’Austria. C’è questo congresso di Parigi, in cui si trovano le grandi potenze tra cui il Piemonte con Cavour, che era il primo ministro piemontese e illustra il problema italiano con grande diplomazia, la diplomazia inizia proprio in questo periodo. Cavour dice parliamo pure della Crimea, anche perché siamo qui per questo, ma esiste una questione italiana e attira l’attenzione di Napoleone III, il quale lo ascolta con attenzione, perché vuole andare contro l’Austria e Cavour cerca di ottenere l’isolamento diplomatico dell’Austria.
Nel frattempo c’erano contemporaneamente gli orientamenti antiborbonici di tipo democratico e rivoluzionario, dove Carlo Pisacane farà una rivolta nel sud dell’Italia e dall’altra parte un sistema di tipo democratico moderato, un riformismo moderato. Pisacane sbarca a Sapri cerca di far leva sulle masse del sud, si mette a capo di questa rivolta con un piccolo particolare che invece le masse contadine non si riconoscono in lui minimamente, anzi si fanno convincere dalle truppe borboniche che Pisacane e i suoi seguaci vogliono ingannarli, facendogli credere di voler togliere il potere ai Borboni per prenderlo loro. Il popolo crede ai Borboni anche perché il popolo meridionale era analfabeta al 90% e il 10% erano nobili che avevano più vantaggi a rimanere dalla parte dei Borboni che unirsi con Pisacane, il quale voleva fare la rivoluzione in favore del popolo. Fatto sta che l’errore terribile di Pisacane è pensare che se lui pensa bene per il popolo, il popolo lo capirà, il popolo non lo capisce assolutamente anzi saranno gli stessi contadini che li attaccheranno, li aggrediranno e li trucideranno, pensando che siano dei traditori non solo dei Borboni, ma anche del popolo convinti che facessero finta di essere dalla loro parte.
Questo perché il popolo non riusciva a capire che lo facevano per loro e questo era soprattutto all’insegna dell’ignoranza, inoltre ci sono le varie opposizioni come Cattaneo, il quale non condivide minimamente questa idea rivoluzionaria socialista del popolo e pensa che non dalla miseria, ma dall’istruzione poteva nascere una rivoluzione, cioè non è la povertà la molla, la molla è l’istruzione; finche non studio, non capisco, finche non capisco non so i miei diritti e finche non so i miei diritti non mi ribello e se mi ribello devo sapere cosa sto facendo.
Cavour, grandissima personalità, veniva da una famiglia aristocratica, di grandissimo livello, nel senso che era profondamente attento alle esigenze del popolo. Il Piemonte di quel periodo era allo stesso livello degli altri paesi europei, era uno dei fondatori della Banca di Torino, aveva una posizione di primissimo piano nell’economia italiana. Cavour aveva una grande idea sulla libertà del popolo, però pensando che dovesse essere basata sull’industria e sui ceti istruiti, cioè l’istruzione era la prima cosa. Il Piemonte ma anche l’Italia avrebbero potuto arrivare ad un’unità italiana non in base ad ideali astratti, ma in base a cose pratiche, delle competenze tecniche, una valorizzazione reale di capacità, un maggior benessere e una maggiore istruzione, che era l’unica garanzia per poter arrivare alla libertà. Di fatto lui cerca in tutti i modi di arrivare a raggiungere il suo obiettivo, sarà criticato in campo economico perché favorisce i settori più dinamici (industrie) a scapito di quelli inerti, tradizionalisti, inoltre apre ai mercati esteri, si attira la simpatia dell’Inghilterra e cerca di imitarla con la libera circolazione di merci e di capitali, fonda la Banca Nazionale. Un altro motivo per cui sarà criticato dalla destra è la sua posizione sulla Chiesa “libera Chiesa, libero Stato”, l’Italia dovrà essere uno Stato laico e la Chiesa non deve assolutamente intromettersi.
Per esempio il clero piemontese si mobilita contro di lui, quando decide, visto che il suo governo era in deficit di far sopprimere tutti i conventi di ordini contemplativi, cioè rimangono in vita quelli che si occupano di predicazione, di assistenza, di istruzione cioè di cose sociali utili, mentre quelli che stavano a pregare tutto il giorno e in più dovevano essere appoggiati dal Piemonte, lui dice espropriamo questi conventi e lo fa perché vuole incamerare i loro beni se sono utili per la società. Chiaramente la chiesa insorge e dice assolutamente no, quindi le forze cattoliche clericali insorgono contro di lui perché continua con questa sua idea “libera Chiesa, libero Stato” senza intromissioni. In politica estera cerca disperatamente l’unione con Napoleone III, questa guerra di Crimea con il Congresso di Parigi sta per raggiungere Napoleone a Plombier, ma un anarchico italiano, un rivoluzionario mazziniano Felice Orsini aveva attentato alla vita di Napoleone III, a questo punto c’è un momento di crisi, in quanto Napoleone III non pensava certamente di aiutare l’Italia dopo che un italiano aveva tentato di ucciderlo. Allora sarà lo stesso Orsini prima di essere mandato a morte a fare un appello disperato alle forze dell’Italia, dicendo io ho sbagliato, ma l’ho fatto per le forze dell’Italia, ho sbagliato ma voglio che l’Italia sia finalmente unita, A quel punto Napoleone III si rende conto che è interesse arrivare alla pace, cerca di accordarsi con il Piemonte e c’è questo incontro segreto a Plombier tra Napoleone III e Cavour. Nel corso di questo incontro furono presi degli accordi, la Francia avrebbe liberato l’Italia ma a una condizione che fosse l’Austria a dichiarare guerra al Piemonte e al termine della guerra in caso di vittoria si sarebbe costituito un Regno dell’alta Italia sotto Vittorio Emanuele II, che comprendeva il Lombardo-Veneto e i Ducati, non doveva essere toccato il papato, perché Napoleone III era cattolico ed era dalla parte del Papa. In cambio dell’aiuto militare il Piemonte avrebbe ceduto alla Francia, Nizza e la Savoia. Durante l’incontro si parlò anche della formazione di un Regno dell’Italia centrale che comprendeva la Toscana e di un Regno dell’Italia meridionale da attribuire a Murat.
L’Italia non ci mette molto a provocare l’Austria, in quanto la stessa aveva chiesto con un ultimatum il disarmo del Regno di Sardegna, L’ultimatum fu respinto e il 26 aprile 1859 l’Austria dichiara guerra al Piemonte. A questo punto Napoleone III e Vittorio Emanuele II entrano in Milano, Napoleone III vince gli austriaci e firma l’armistizio di Villafranca, nel momento in cui Napoleone III firma l’armistizio di Villafranca, Cavour si sente scoraggiato, cioè gli austriaci sembrano aver ottenuto che comunque l’Italia non si unirà e allora deve succedere una guerra in cui siano impegnate sostanzialmente l’Austria e sarà una guerra Franco-prussiana.
Napoleone III sembra non dimostrare più la propria disponibilità e Cavour cerca disperatamente i margini di una manovra, immediatamente offre a Napoleone III la cessione della Savoia e di Nizza in cambio di un’accettazione da parte francese delle annessioni dell’Italia centrale (Romagna-Mrache-Umbria-Toscana) al Piemonte, su queste basi si fanno dei plebisciti e la maggioranza dei votanti si esprime a favore dell’unione al Regno di Sardegna. Poco dopo furono indette le elezioni a suffragio ristretto per la camera del nuovo Regno e i risultati sono a favore di Cavour, nel 1850 Savoia era composta dal Piemonte-Liguria-Sardegna, nel 1859-60 si unisce Milano-Emilia Romagna-Toscana, nel 1860-61 ci saranno due plebisciti in cui l’Italia del sud dopo la spedizione dei mille voteranno per l’annessione al Piemonte, nel 66-70 finalmente l’Italia è tutta unita.
Nel frattempo per ottenere il sud, dove c’erano i Borboni serviva una figura carismatica, questa persona sarà Giuseppe Garibaldi , che era considerato l’eroe dei due mondi, aveva lottato anche nell’America latina, in Argentina e in vari paesi dell’ America del sud. Garibaldi (deluso per la cessione di Nizza alla Francia sua città natale), nel maggio 1860 assume il comando di una spedizione di volontari, che saranno più di mille, le famose camicie rosse, parte da Genova salpando da Quarto e arriva in Sicilia, i volontari lo seguono entusiastici e via via viene liberata sempre di più la Sicilia, poi la Calabria, poi Napoli. Il problema sarà il territorio pontificio, perché Napoleone III dice giù le mani dalla zona del papato, Cavour aveva una visione ufficiale e una visione ufficiosa, ufficialmente faceva finta di parlare con Napoleone III di quello che faceva Garibaldi, come se non fosse d’accordo, ufficiosamente mandava a Garibaldi viveri, uomini, soldati, tutto quello che poteva favorirlo. Anche perché Cavour non poteva dire anch’io sono dalla parte di Garibaldi, perché aveva scelto la poltica della diplomazia e quindi se avesse detto appoggio Garibaldi avrebbe perso l’appoggio di Napoleone III e si trova in una situazione difficile, finge di osteggiare l’operato di Garibaldi mentre invece l’appoggia, lo aiuta, lo incoraggia.
Dopo le rivolte di Sicilia, tutti i contadini sono contenti della disgregazione dello Stato Borbonico, però bisognava arginarli dal farsi giustizia da se, cioè molti dicevano ne approfitto, mi prendo le terre, invece assolutamente no, l’episodio più famoso è quello di Bronte. Il popolo di Bronte si ribella dicendo arrivano i rivoluzionari, mandiamo via i padroni, mandiamo via i preti, ma siccome non hanno alcuna strategia arriva Nino Bixio che era il luogotenente di Garibaldi, che porta in galera i capi e riporta tutto come era, perché il popolo non aveva la forza e la capacità di fare questa cosa.
Garibaldi arriva alle soglie dello Stato pontificio e Napoleone III dall’alto dice fermate quel uomo, Garibaldi a quel punto potrebbe fregarsene perché il suo esercito aveva sconfitto le truppe pontificie, ma davanti all’ordine di Cavour e per il bene dell’ Italia si ferma.
Famoso è l’incontro a Teano dell’esercito di Garibaldi con l’esercito di Vittorio Emanuele II, il quale gli dice giù le mani dallo stato della Chiesa e qui abbiamo la famosa frase di Garibaldi che risponde “OBBEDISCO”, poi sdegnato si ritirerà a Caprera.
Nel frattempo anche nel meridione viene sancita l’annessione all’Italia per mezzo di plebisciti, dove si chiede al popolo di votare e il popolo vota per l’annessione al Piemonte, tenendo presente che a quel tempo le donne non votavano e gli uomini che votavano erano solo quelli colti e quelli al di sopra dei 30 anni.
Nel 1861 a Torino si riunisce il primo parlamento italiano dal 476 al 1871 si dirà VIVA Vittorio Emanuele RE D’ITALIA.
Quindi si ha finalmente una Italia unita come voleva Mazzini (libera e indipendente) l’unica cosa che non ottiene per il momento è repubblicana, perché dovremo aspettare il 1946 che è dopo la seconda guerra mondiale. Le altre cose (unita,libera, indipendente) vengono ottenute appunto con due lavori totalmente differenti tra di loro ma in realtà complementari, quello di Cavour e quello di Garibaldi.
Votare l’annessione al Piemonte voleva dire riconoscere la Costituzione dei Savoia, ma per unite totalmente l’Italia c’era però un problema che Napoleone III non voleva assolutamente che si scalfisse l’autorità della Chiesa, siamo nel 1861 e per la prima volta si parla dopo secoli nuovamente di Italia , ma con una serie di questioni aperte.
Si è raggiunta questa unità italiana tanto desiderata, il problema sarà che una volta fatta l’Italia bisognerà fare gli italiani, questo voleva dire sostanzialmente che l’unità politica, storica era stata raggiunta, ma a quel punto bisognava far sentire uniti gli stati tra di loro, i quali avevano avuto delle storie completamente diverse, far sentire gli italiani appartenenti a uno Stato, di cui loro non sapevano nulla se non ufficialmente. Ad esempio il Lombardo-Veneto a nord comunque è più evoluto, più industrializzato, con una situazione più avanzata sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista culturale, mentre ben diversa è la situazione nel Regno delle due Sicilie, erano stati completamente schiacciati sotto i Borboni, analfabeti al 90%, i pochi che studiavano erano per lo più nobili, che ci tenevano ad allearsi con i Borboni perché mantenevano i loro privilegi anche se di tipo antiquato e in più si aggiungevano tutte le singole realtà locali.
Anche perché tutte le Costituzioni venivano uniformate sulla base di quella del Piemonte, che se andava bene per il Piemonte perché aveva una situazione avanzata, molto più moderna, con le ferrovie che funzionavano, molto più industrializzata, la stessa identica legge applicata in luoghi completamente diversi creava per forza dei problemi. Infatti nasceranno tre questioni che saranno: la questione meridionale, la questione sociale, la questione romana, che sarà quella che si risolverà per prima.

1) questione romana, sostanzialmente voleva dire Roma capitale, l’antica Roma dell’antico Impero Romano la si voleva come capitale, ma non si poteva perché a Roma c’era il Papa e non era pensabile fare un azione di forza perché c’era Napoleone III che stava lì a proteggere lo Stato pontificio e il Papa.
Quindi bisognava aspettare che Napoleone III per motivi suoi desse meno importanza all’Italia, perché occupato da altre cose, la questione romana si risolverà soltanto nel 1870, quando la Francia verrà sconfitta nella guerra franco-prussiana, quindi quando Napoleone III sarà impegnato nella guerra con la Prussica (guerra causata perché Napoleone III si oppone al completamento dell’unificazione tedesca sotto la Prussica) e perde l’attenzione per l’Italia, lui che fino a quel momento aveva protetto il Papa, si potrà ottenere Roma capitale.
Guerra che la Francia perderà e l’Italia approfitterà per risolvere in modo molto conflittuale la questione romana.
La Capitale una volta fatta l’unità d’Italia era stata in un primo momento a Torino, perché era la capitale dei Savoia, dove si era stabilito anche il re, poi viene progressivamente spostata momentaneamente prima a Firenze per due motivi: primo motivo perché era più vicino a Roma, quindi ci si iniziava a spostare dal nord più verso il centro, secondo motivo perché Firenze era stata la città più imitata per tutta la sua storia, era stata la patria dei grandi poeti italiani, dei grandi artisti italiani, poi sarà spostata a Roma con grosse ripercussioni. Si aprirà un nuovo conflitto con il papato, anche perché il Papa aveva il suo stato e non lo mollava, dell’Italia non gli importava niente e infatti diceva che gli italiani si tengano la loro capitale dove vogliono, questo è il mio Stato, qui ci sono io e nessuno si permetta di venire qui.

2) questione meridionale tuttora aperta, c’era troppa differenza tra nord e sud, il nord è più avanzato e il sud è più arretrato, il nord più industriale, il sud più agricolo, il nord ha più classi borghesi, il sud ha più classi nobili, il nord è più acculturato, il sud è più ignorante.
Quindi una volta fatta l’Italia bisognava che al potere andasse qualcuno, allora noi abbiamo una destra storica dal 1860 al 1876 mentre dal 1876 al 1900 avremo al potere la sinistra storica, l’unica questione che era vista in comune tra la destra storica e la sinistra storica era la questione romana, cioè entrambe vogliono Roma capitale e infatti si risolverà nel 1870 con Roma capitale. Mentre per quanto riguardava le altre due questioni (la questione meridionale e la questione sociale) le due visioni di vita sono completamente diverse, la destra storica dirà se il nord è più avanzata e il sud è più arretrato e non abbiamo i soldi per tutti, privilegiamo il nord, quindi tra il nord e il sud la destra storica privilegerà il nord.
A un certo punto la destra storica nel 1877 crollerà perché aveva scelto troppo le classi potenti trascurando grande parte del paese e così anche per la questione sociale (questione=problema aperto)- (sociale= i problemi della società tra i ricchi capitalisti e i poveri proletari) dirà siccome non possiamo occuparci di tutti, privilegiamo i ricchi. Quindi quello che fa la destra storica tra il nord e il sud è per il momento ci occupiamo del nord, tra i ricchi e i poveri per il momento ci occupiamo dei ricchi.
Questo sarà il motivo per cui la destra storica fallirà, è il periodo infatti in cui nel sud inizierà il brigantaggio, la mafia, anche perché essendo un paese trascurato da uno stato che già loro per primi non lo sentono, per di più con leggi che venivano fatte ad immagine e somiglianza del nord, è chiaro che parte il concetto del ci facciamo giustizia da soli.
In conclusione fra la destra storica e la sinistra storica abbiamo un tentativo di unificazione dell'Italia solo sulla questione romana, ed è l’unica in cui la destra e la sinistra hanno lo stesso obiettivo, cioè Roma capitale mentre sia sulla questione meridionale, sia sulla questione sociale la visione della destra e la visione della sinistra erano molto divergenti fra di loro.

Riassunto Unità d'Italia

Dopo le rivoluzioni del 1848 l’aristocrazia fu molto severa in Italia, in Piemonte no però grazie a Cavour che affermò un governo liberale moderato, inoltre favorì le imprese e migliorò il commercio, dato che ridusse le barriere doganali con vari paesi europei, inoltre approvò la legge Siccardi che aboliva i tribunali ecclesiastici e le immunità del clero. Questo si avvicinò alle posizioni di Francia e Inghilterra per rafforzare l’immagine dell’Italia come paese liberale, quindi partecipò alla guerra tra Russia e Turchia dopo le richieste di Francia e Inghilterra, dopo questa vittoria Cavour fu ammesso ai negoziati di pace e fu un avvenimento importante in quanto si poteva discutere anche sulla questione italiana. Nel paese si iniziava a dare fiducia a Cavour e si iniziava a sentire il bisogno di essere indipendenti dall’Austria.
Cavour iniziò quindi a muoversi contro l’Austria. Nel 1858 furono firmati gli accordi di Plombierés tra Italia e Francia che stabilivano l’entrata in guerra di quest’ultima a fianco dell’Italia in cambio della cessione dei territori di Nizza e Savoia. Secondo Cavour quindi, l’Italia sarebbe diventata un paese diviso in Regno dell’alta Italia (caratterizzato da Piemonte, Lombardia e Veneto) dell’Italia centrale (Toscana e stato pontificio) e regno meridionale.
Iniziò quindi la seconda guerra d’indipendenza e nel paese si formò una milizia anti-austriaca comandata da Garibaldi, l’esercito italiano e francese conquistarono diversi territori. Nel frattempo però in Toscana ed Emilia Romagna ci furono delle rivolte che istituirono governi liberali perché volevano entrare a far parte del regno d’alta Italia. La Francia, era timorosa di una reazione del papato e della Prussia e poi queste rivolte popolari non facevano parte degli accordi, quindi Napoleone firmò un armistizio con l’Austria, in seguito alla quale l’Austria cedeva la Lombardia alla Francia, che poi girò all’Italia.
In Italia poi, in seguito a dei plebisciti popolari, furono ammesse Toscana ed Emilia Romagna al regno di Piemonte. In seguito anche in Sicilia ci furono delle sollevazioni popolari dato che Cavour rifiutava l’unificazione del paese, in seguito quindi Garibaldi sbarcò con la spedizione dei 1000 (composta da volontari) in Sicilia. L’esercito garibaldino liberò la Sicilia dall’esercito borbonico, poi sbarcò in Calabria e arrivò fino a Napoli. Il Piemonte iniziò però a preoccuparsi del carattere che la rivoluzione aveva preso e spedì il proprio esercito. Questo invase lo stato pontificio e dopo aver occupato Marche ed Abruzzo, si lanciò verso Napoli. Nel frattempo Cavour chiese a Garibaldi di far emettere nei territori conquistati i plebisciti per l’annessione al Piemonte. Il 17 marzo 1861 ci fu il primo parlamento italiano che si riunì a Torino, questo proclamò Vittorio Emanuele II re d’Italia.
Per unificare il paese mancavano il Veneto e i territori pontifici. Nel 1866 l’Italia si alleò con la Prussia con Otto Von Bismarck primo ministro che voleva essere anch’esso indipendente dall’Austria. L’Italia però subì molte sconfitte, tra cui quella navale a Lissa, però la Prussia vinse e l’Austria cedette il Veneto alla Francia per poi consegnarlo all’Italia. La Prussia di conseguenza mosse guerra alla Francia e nel 1870 vinse la guerra franco-prussiana, e questo rese possibile, da parte degli italiani, la conquista di Roma, in quanto indifesa dato che le truppe francesi furono ritirate in patria. Nel 1871 Roma fu dichiarata capitale d’Italia. Il papa però si sentiva prigioniero e scomunicò coloro che avevano preso Roma. Nel 1871 il parlamento italiano, attraverso la legge delle Guarentigie si riconobbe un pezzo di stato (il Vaticano) sotto il solo controllo del papa, che però non fu d’accordo e proibì ai cattolici di astenersi dal partecipare alla vita politica del Paese.

Tappe dell'Unità d'Italia

Le idee liberali della Francia illuminista e rivoluzionaria erano giunte in Italia attraverso il dominio napoleonico. Le brevi esperienze delle repubbliche giacobine avevano diffuso quel sentimento di identità nazionale che aveva poi animato le società segrete ed i primi moti di ribellione nel 1820. In seguito alcuni sovrani, nonché il nuovo pontefice Pio IX, avevano accolto le rimostranze del popolo realizzando riforme liberali e concedendo costituzioni. Nel confuso schema dell’Italia frammentata, il Regno di Sardegna - filo-francese e divenuto anch’esso costituzionale con l’approvazione dello Statuto Albertino - rappresentava la principale speranza di liberazione dall’egemonia straniera.

La Prima Guerra d'indipendenza

Nel 1848, sull’onda dei moti rivoluzionari scatenatisi in più parti d’Europa, città come Milano (nelle famose Cinque giornate), Venezia, Parma e Modena insorsero contro i propri oppressori. Il Regno di Sardegna di Carlo Alberto di Savoia sostenne le rivolte contro l’Austria e fu seguito in guerra dallo Stato pontificio e dal Regno borbonico delle Due Sicilie. Tuttavia, l’occasionale alleanza formatasi durò poco: il timore di conferire troppo potere al Regno sabaudo indusse i suoi fortuiti alleati a tirarsi indietro. Dopo le prime vittorie l’esercito di Carlo Alberto fu costretto alla resa dalle truppe del maresciallo Radetzky. Firmato un armistizio con l’Austria in rispetto dei vecchi confini stabiliti dal Congresso di Vienna, il sovrano sabaudo abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II; quindi si ritirò in esilio.

Col termine della Prima guerra d’indipendenza italiana si spensero quelle rivolte che, condotte da autorevoli rivoluzionari come Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi, erano giunte all’illusorio successo. Ebbero fine anche le speranze dei neoguelfi di Vincenzo Gioberti, che teorizzavano un’Italia unita sotto l’autorità del Papa.

In quegli anni si stava intanto affermando il pensiero del nuovo primo ministro del Regno di Sardegna, Camillo Benso di Cavour, per il quale era indispensabile guadagnare un posto di favore tra le potenze progressiste dell’Europa occidentale. Per attuare il suo piano, Cavour, impiegò un contingente militare nella guerra di Crimea (Mar Nero settentrionale), in atto in quegli anni tra la Russia ed una coalizione di stati europei. Il buon esito della spedizione consentì al primo ministro sabaudo di avvicinarsi alla Francia di Napoleone III, con la quale firmò, nel 1858, gli Accordi di Plombiéres. La Francia s’impegnava a supportare il Regno di Sardegna contro qualsiasi offensiva austriaca, in cambio dei territori di Nizza e della Savoia. Era giunto il momento di riprendere la lotta per l’indipendenza.

La Seconda Guerra d'indipendenza

Nel 1859, Vittorio Emanuele II provocò il nemico ammassando truppe armate lungo il confine orientale del Regno di Sardegna, sul fiume Ticino. L’Austria, palesemente minacciata, rivolse un ultimatum al re sabaudo, il cui premeditato rifiuto portò alla guerra.

L’esercito piemontese, coadiuvato da Napoleone III e dal gruppo volontario di Giuseppe Garibaldi (i Cacciatori delle Alpi), ottenne importanti vittorie a Magenta, Solforino e San Martino. Le forze austriache ripiegarono sulle fortificazioni ad est e la Lombardia fu trionfalmente liberata.

Il successo riportato dai franco-piemontesi non tardò ad innescare nuove insurrezioni in altre località d’Italia: le città di Firenze, Bologna, Parma e Modena scacciarono i rispettivi occupatori e chiesero l’annessione al Regno di Sardegna. Ma Napoleone III si allarmò di fronte a tali richieste, poiché minacciavano di ampliare il Regno dei Savoia più del previsto; di sua sola iniziativa firmò a Villafranca un armistizio con l’Imperatore d’Austria Franz Joseph. L’accordo tra i due sovrani concesse comunque la Lombardia al Regno di Sardegna, ma il Veneto e le città insorte rimasero ai precedenti occupatori. Le successive manovre politiche portarono il primo ministro Cavour, dimessosi e poi rieletto, a riproporre Nizza e la Savoia alla Francia perché questa avallasse l’annessione del centro Italia al Piemonte. Attraverso un plebiscito le attuali Toscana ed Emilia Romagna approvarono a stragrande maggioranza l’unificazione.

La proclamazione del Regno d'Italia

Mentre a Torino s’inaugurava un nuovo Parlamento esteso all’Italia centrale, nelle città del sud si verificavano nuove rivolte. Ciò convinse Giuseppe Garibaldi ad organizzare una spedizione per liberare il meridione dal dominio borbonico. Sebbene disconosciuto dai vertici del Regno di Sardegna, che temevano complicazioni diplomatiche, Garibaldi salpò da Quarto (presso Genova) a capo di oltre 1.000 volontari (spedizione dei Mille). Giunto in Sicilia sconfisse a più riprese le truppe borboniche, grazie anche al sostegno dei molti (contadini, artigiani, ...) che lo seguirono in battaglia. A nulla valsero i tentativi di Francesco II di Borbone di salvare la situazione: presto il Regno di Sardegna intervenne al fianco di Garibaldi, con la scusa di dover sopprimere un pericoloso moto rivoluzionario. Le due forze di liberazione s’incontrarono nei dintorni di Caserta, dove Garibaldi “consegnò” il sud a Vittorio Emanuele II. La Sicilia e il regno di Napoli votarono l’annessione al Centro-Nord, cui furono unite anche le Marche e l’Umbria, strappate al Papa dalla discesa dell’esercito sabaudo.

L’amministrazione del Regno di Sardegna, già estesa ai territori del centro, fu ampliata a tutte le regioni liberate con la proclamazione del Regno d’Italia del 17 Marzo 1861. Torino fu eletta capitale e lo Statuto Albertino divenne la costituzione dell’intero Regno. Sorsero, tuttavia, diversi problemi, legati alla profonda diversità di territori che per secoli erano stati divisi. Inoltre il tasso di analfabetismo era dilagante, specialmente dove le novità della Rivoluzione industriale erano a malapena giunte. Occorrevano provvedimenti e riforme, anche in previsione di una futura guerra per la liberazione del Veneto e di Roma. E la perdita di uno statista abile come Cavour, morto in quegli anni, non fu certo d’aiuto.

La Terza Guerra d'indipendenza

Pochi anni dopo la proclamazione del Regno d’Italia Firenze ne divenne capitale, con un provvedimento che di fatto mirava alla liberazione di Roma.
In Europa si era assistito alla vertiginosa crescita della Prussia, che con l’abile cancelliere Otto von Bismarck era giunta all’unificazione degli staterelli germanici, ed ora intendeva colpire l’Austria. Tale proposito abbracciava gli interessi dell’Italia, e portò ad un’alleanza tra i due regni. Nel 1866 Prussia e Italia attaccarono l’Austria. Gli italiani furono di fatto sconfitti, ma il Veneto gli fu comunque concesso attraverso un gioco di cessioni che coinvolse la Francia di Napoleone III. Restava da risolvere la cosiddetta Questione romana. Papa Pio IX era intimorito dalle intenzioni dell’Italia, che avrebbe voluto conquistare Roma ed esautorare la Chiesa dal potere temporale. In realtà un attacco diretto allo Stato pontificio non era mai stato possibile, perché la Francia, fortemente cattolica, si era sempre posta in sua difesa. Tuttavia una buona occasione arrivò dalla Prussia, che impegnò gli eserciti di Napoleone III in una guerra per le regioni semitedesche dell’Alsazia e della Lorena. L’Italia approfittò della situazione per agire: entrò a Roma con un corpo di spedizione e dopo una breve battaglia presso Porta Pia (20 Settembre 1870) impugnò la città. Con la legge delle Guarentigie (“garanzie”) il Governo italiano riconobbe alla Chiesa l’autorità sul solo territorio della Città del Vaticano. Le accordò, inoltre, la libertà di apostolato in tutto lo Stato italiano ed un contributo economico annuale per il mantenimento dei suoi possedimenti.

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