Colonizzazione nel 1500: risvolti economici

Per la Spagna, il fatto di aver conquistato enormi territori nel Nuovo Mondo cominciò a diventare davvero significativo nella seconda metà del Cinquecento. Fu allora che le relazioni fra la madre patria e le colonie oltre-oceano divennero regolari, cioè influenzarono direttamente l'economia spagnola, quella europea e,infine, l'intero sistema mondiale degli scambi commerciali. Fin dall'inizio, lo stato spagnolo aveva deciso di consentire l'emigrazione nelle terre americane solo ai veri Spagnoli, cioè ai discendenti diretti di persone nate in Castiglia, in Lèon e in Navarra.
Nessuno straniero poteva dirigersi verso il Nuovo Mondo, addirittura, una legge del 1604 decretò che chiunque si fosse imbarcato senza licenza per l'America avrebbe scontato quattro anni di lavori forzati, al remo, nelle galere del re. Gli stranieri non potevano commerciare con le colonie; alle colonie stesse era invece vietato impiantare manifatture di qualsiasi tipo, commerciare fra loro, piantare viti e produrre vino. Si trattava, chiaramente, di un provvedimento di tipo protezionistico, finalizzato a impedire che un'eventuale produzione potesse in qualche modo danneggiare l'economia spagnola.
Per filtrare il flusso di merci e di uomini per e dall'America, si stabilì nel 1503 che tutto il commercio e l'emigrazione dovessero far capo a Siviglia, che ufficialmente era l'unico porto abilitato da cui potessero salpare navi per le colonie. Nel 1561, anche le modalità della navigazione vennero accuratamente regolamentate; infatti, si stabilì che nessuna nave poteva singolarmente varcare l'oceano e che per l'America si poteva navigare solo in convoglio. Cosi, fu stabilito che due flotte erano autorizzate ogni anno a lasciare Siviglia.
La prima, diretta in Nuova Spagna(cioè in Messico) partiva in marzo-aprile, mentre la seconda - che aveva come destinazione Cartagena, nell'attuale Colombia- salpava in agosto-settembre; all'andata, le due flotte erano cariche di ogni genere di mercanzia, visto che gli spagnoli residendi nel Nuovo Mondo avevano bisogno praticamente di tutto, olio, vino e grano compresi. Le due flotte, giunte a destinazione e liberate le stive, aspettavano che passasse l'inverno; a quel punto, dopo essersi riunite in un unico grande convoglio, riprendevano la via per Siviglia. Al ritorno, le navi dirette in Spagna erano cariche quasi esclusivamente di argento, estratto nelle miniere americane.
Erano due i principali centri minerari del Nuovo Mondo spagnolo: Potosì, in Perù, e Zacatecas, in Messico; l'argento, in queste due località, venne scoperto rispettivamente nel 1545 e nel 1548. Lo sfruttamento intensivo delle miniere, tuttavia, fu possibile solo a partire dal 1570 circa, quando venne applicato in entrambe le zone un nuovo sistema di lavorazione del minerale, che utilizzava il mercurio.
La Spagna, ad Almaden, possedeva una ricca miniera di mercurio, che tra il 1575 e il 1604 esportò verso l'America 2500-2800 quintali di quel prezioso materiale. Tale quantitativo, però, da solo era insufficente a risolvere le esigenze estrattive di Potosì e Zacatecas; fortunatamente, ad Huancavelica, in Perù, venne trovato nei 1563 un ricchissimo giacimento di mercurio, per cui negli anni Settanta i due giacimenti argentiferi delle colonie spagnole poteroo produrre al massimo delle proprio potenzialità.

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