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ITALIA NEL SETTECENTO

A metà Settecento l’Italia, come la Germania, non conosceva l’unità politica ed era divisa in tanti Stati.
1) Stati indipendenti con governi nazionali:
a) Regno di Sardegna con Torino capitale e sotto la dinastia dei Savoia. Comprendeva tutto il Piemonte, la Valle d’Aosta, la Savoia, la città di Nizza e la Sardegna ottenuta nel 1720 in seguito ad accordi internazionali;
b) Repubblica di Genova che si estendeva sulla Liguria e sulla Corsica e comprendeva i territori oggi piemontesi del Novese e dell’Ovadese;
c) Repubblica di Venezia che si estendeva sul Veneto, sul Friuli, sul Bergamasco e sul Bresciano e comprendeva inoltre una parte delle coste della Dalmazia;
d) Ducato di Modena e Reggio Emilia sotto la dinastia degli Este;
e) Repubblica di Lucca;
f) Stato Pontificio con capitale Roma e comprendente il Lazio, l’Umbria, le Marche e la parte orientale dell’Emilia-Romagna. Si trattava di una monarchia elettiva;

g) Principato di Piombino(provincia di Livorno) che si estendeva sul territorio posto davanti all’isola d’Elba che faceva anch’essa parte del Principato retto dalla famiglia dei Boncompagni;
h) Principato di Massa e Carrara retto dalla famiglia dei Cybo;
i) Repubblica di San Marino il cui territorio era all’interno dello Stato Pontificio.

2) Stati indipendenti sotto dinastie straniere:
a) Ducato di Parma e Piacenza governato dalla dinastia dei Borbone-Parma di origine spagnola;
b) Regno di Napoli con capitale Napoli e governato dalla dinastia dei Borbone-Napoli di origine spagnola. Si estendeva su tutta l’Italia meridionale e sullo Stato dei Presìdi nel sud della Toscana;
c) Granducato di Toscana con capitale Firenze passato dalla dinastia dei Medici a quella dei Lorena legata per parentela agli Asburgo d’Austria.

3) Possessi stranieri: la Lombardia, divenuta possedimento austriaco in seguito ad accordi internazionali; Trentino-Alto Adige e Venezia Giulia appartenevano direttamente all’Impero austriaco.
Austria e Spagna si contendevano l’influenza in Italia: l’Austria controllava Granducato di Toscana e Lombardia, la Spagna controllava il ducato di Parma e il Regno di Napoli. I
In questa situazione politica l’Italia conobbe, soprattutto nella seconda metà del Settecento, un periodo di pace e di relativo sviluppo economico: l’Italia divenne fornitrice di prodotti di consumo alimentare come grano, vino, olio per tutta l’Europa. Durante il Settecento crebbe la popolazione italiana che passò dai 13 ai 18 milioni di abitanti. La lunga stagione di tranquillità e di graduale ripresa economica consentì ai sovrani di dare maggiore stabilità e compattezza ai loro Stati. In Lombardia gli Imperatori d’Austria Maria Teresa d’Asburgo e il figlio e successore Giuseppe II mirarono a rendere più ricca l’intera regione, realizzando importanti opere pubbliche, tra cui canali e strade allo scopo di migliorare l’agricoltura e di favorire i commerci; fu inoltre introdotta l’iscrizione obbligatoria a scuola dai 6 ai 13 anni. In Toscana il granduca Pietro Leopoldo di Lorena, sensibile alle nuove idee dell’Illuminismo, nel 1786 abolì la pena di morte oltre alla tortura come pratica investigativa praticate in tutta Europa. Fu soppresso inoltre il Tribunale della Santa Romana Inquisizione, così come nel Ducato di Parma.

Nel Regno di Napoli i sovrani della dinastia Borbone-Napoli cercarono di limitare i privilegi della potente nobiltà feudale, proprietaria di estesi latifondi su cui lavoravano masse di contadini oppressi dalla condizione servile. Questa politica suscitò però gravi malumori e, nel complesso, i monarchi non riuscirono a imporre del tutto sulla nobiltà il potere dello Stato. In Piemonte, i Savoia ebbero minor slancio riformistico. In politica interna furono realizzate leggi volte all’accentramento del potere del sovrano: ispirandosi al modello assolutistico di Luigi XIV di Francia i Savoia rafforzarono l’autorità dello Stato insediando nelle Provincie dei funzionari statali di nomina regia con il compito di governare le Provincie limitando così l’influenza della nobiltà locale. I Savoia fecero del Piemonte lo Stato italiano militarmente più forte; il potenziamento delle forze armate agì da stimolo a livello economico: si svilupparono le manifatture sia nel settore relativo alla fabbricazione di armi sia in quello relativo alla produzione delle divise militari. La Repubblica di Venezia, governata da oligarchie nobiliari, cessò di contare politicamente in Italia e in Europa: minacciata a Nord, a Est e a Ovest dall’Austria che aveva già preso possesso della Lombardia, la Serenissima visse un periodo di pace forzata che accompagnò la sua inevitabile decadenza aggravata anche dalla concorrenza economica del porto austriaco di Trieste. Venezia divenne comunque una delle più raffinate città europee con la costruzione di palazzi, chiese e ville nobiliari. Venezia si trasformò in un importante centro di cultura con forte influenza sull’arte, sulla letteratura e sulla vita mondana: era la Venezia di Tiepolo e Goldoni. La Repubblica di Genova conobbe un lento declino. La Corsica rivendicava l’indipendenza con continue rivolte e Genova si rivolse alla Francia per contrastare l’insurrezione indipendentista guidata da Pasquale Paoli. La Francia stroncò l’insurrezione e Genova vendette la Corsica alla Francia.

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