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La situazione d'Italia nel 1500

La fine dell’equilibrio: gli ultimi decenni del ‘400 videro in Italia un susseguirsi di congiure entro i vari Stati e un inasprimento delle tensioni tra di essi che spesso sfociò nella guerra. La situazione precipitò quando Ludovico il Moro (successore di Lorenzo de Medici, morto nel 1492), per contrastare le aspirazioni degli Aragonesi sul ducato di Milano, chiamò in aiuto il re di Francia Carlo VIII.

La discesa di Carlo VIII in Italia: il processo di consolidamento territoriale della monarchia francese aveva portato alla formazione di uno stato territorialmente compatto, dopo l’assorbimento del ducato di Angiò e di Britagna. La discesa in Italia in aiuto di Ludovico il Moro, fu rapidissima ed iniziò nel 1494. In brevissimo tempo Carlo VIII raggiunse Milano, Firenze (dove a causa dell’eccessivo servilismo la signoria fu abbattuta e si instaurò un movimento popolare capeggiato da Gerolamo Savonarola) e Napoli (occupata praticamente senza colpo ferire nel 1495). L’impresa di Carlo allarmò gli stati italiani e le altre potenze europee: si formò quindi una lega antifrancese comprendente Venezia, Milano, il papa, Massimiliano d’Asburgo, il re di Spagna. Questo spiegamento di forze, eccessivo anche per il re di Francia, convinse Carlo VIII a tornare in patria: un esercito schierato dagli Stati italiani cercò di sbarrargli la strada ma non ci riuscì. Alla morte di Carlo VIII (1498).


Francia e Spagna alla conquista dell’Italia: successe a Carlo VIII Luigi XII che continuò la politica d’espansione: il regno di Napoli dopo la fallita intesa tra Francia e Spagna passò alla Spagna (1504) mentre la Francia conservò il Ducato di Milano. Alla morte del Papa Alessandro VI crollò il potere del figlio Cesare Borgia che controllava la Romagna e le Marche. Venezia conquistò questi territori ma la Lega di Cambrai (antiveneziana, formata dal papa, il re di Francia, l’imperatore degli Asburgo e il re di Spagna) sconfisse Venezia. Con l’uscita del papa da questa Lega se ne formò un’altra antifrancese, la lega santa di cui facevano parte Venezia, la Spagna, l’Inghilterra e la Svizzera. Questa lega sottrasse il ducato di Milano alla Francia che fu però riconquistato da Francesco I, successore di Luigi XII. Con il Papa Leone X si raggiunse un accordo, la pace di Noyon del 1516 che confermò il regno di Napoli alla Spagna e quello di Milano alla Francia.


L’ascesa di Carlo V: nel 1519 Carlo d’Asburgo fu eletto imperatore col nome di Carlo V: possedeva la Spagna (nipote del re di Spagna), il regno di Napoli, di Sicilia e di Sardegna oltre alle terre familiari quali Austria, Boemia, Fiandre e Paesi Bassi e alle colonie spagnole in America. Sul suo impero non tramontava mai il sole. Per diventare imperatore Carlo aveva dovuto lottare con il re di Francia Francesco I: poiché per i principi elettori tedeschi entrambi erano stranieri (Carlo era nato nelle Fiandre) fu necessario da parte di Carlo acquistare i voti. Per questo fu fondamentale l’aiuto dei maggiori banchieri europei. Dopo l’elezione Carlo puntò al Ducato di Milano per collegare i due nuclei del suo impero. La Francia si oppose ma ebbe la peggio a Pavia nel 1525 dove lo stesso imperatore Francesco I cadde prigioniero. Questo successo fu dovuto, oltre alle enormi ricchezze, anche ad un nuovo modo di combattere incentrato sulla fanteria. Mentre era prigioniero a Francesco I fu fatto firmare il trattato di Madrid (1526) con il quale in cambio della libertà s’impegnò a concedere a Carlo V Milano e la Borgogna. Tornato in patria Francesco si rifiutò di cedere le terre promesse, considerando il trattato nullo.

Il sacco di Roma: Francesco diede vita nel 1526 a un’alleanza antiasburgica, la Lega di Cognac cui aderirono Firezne, Venia, Ducato di Milano, il re Inglese Enrico VIII e il pontefice Clemente VII. In seguito all’adesione del papa, nel 1527 una massa di 12.000 lanzichenecchi al servizio dell’imperatore scese in Italia e, di loro iniziativa a causa del mancato pagamento dello stipendio, misero al sacco Roma per 10 mesi. Di questa situazione ne approfittarono gli stessi componenti della lega di Cognac, come Venezia che si impadronì di Ravenna. Nel 1528 Carlo V e il papa intensificarono le trattative e l’assedio fu tolto; nel trattato di Barcellona del 1529 Carlo V si impegnò a restituire al papa tutte le terre che gli erano state sottratte in cambio del riconoscimento dei suoi possessi e dell’incoronazione da parte del Papa. Nella pace di Cambrai (1529) Carlo rinunciò alla Borgogna mentre il re di Francia gli riconobbe il possesso di Milano.


La ripresa della guerra e la pace di Crepy: nel 1535 morì Francesco Sforza duca di Milano e Carlo V, per assicurarsi la regione, la occupò militarmente. I francesi di conseguenza conquistarono la Savoia e gli spagnoli attaccarono la Provenza. L’intervento del papa Paolo III (Farnese) portò alla firma della tregua di Nizza nel 1538 nella quale si riconosceva il dominio imperiale su Milano e quello francese sulla Savoia. Francesco I riaprì la guerra nel 1542 ma, anche grazie all’alleato Enrico VIII re d’Inghilterra, Carlo V lo sconfisse. Fu firmata un’altra pace a Crepy nel 1544 che confermava le condizioni della tregua di Nizza. Francesco I morì poco dopo e il suo successore fu Enrico II che riprese le ostilità spostando l’asse del conflitto in Germania dove trovò l’appoggio dei principi protestanti.


La pace di Augusta e la rinuncia di Carlo V: Carlo V con la pace di Augusta del 1555 risolse diplomaticamente il conflitto con i principi protestanti, sancendo la divisione della Germania tra cattolici e luterani. S’impose il “cuius regio eius religio” con il quale i sudditi erano tenuti a seguire la confessione del loro principe. Carlo V abdicò lo stesso anno lasciando i possedimenti degli Asburgo, la corona, l’Ungheria e la Boemia al Fratello Ferdinando I e al figlio Filippo II il regno di Spagna, Milano Napoli, Sardegna e Sicilia. La guerra tra Francia e impero riprese nel 1557 ma si giunse ad un'altra pace conclusa a Caveau-Cambresis nel 1559 che regolò gli equilibri politici europei per mezzo secolo: alla Spagna fu riconosciuto il dominio sull’Italia, alla Francia il possesso di Calais, Metz, Toul, Verdun e alcune città Piemontesi.

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