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Inghilterra nell'età elisabettiana scaricato 52 volte

L'Inghilterra nell'età elisabettiana

Il regno di Elisabetta I (1558-1603)

La morte di Enrico VIII (1547) lasciò l’Inghilterra in uno stato di grave crisi istituzionale e religiosa. Edoardo VI, figlio del sovrano e della sua terza moglie, ne proseguì l’opera, ma la salute fragile pose presto fine al suo regno. Al trono salì, quindi, un’altra figlia di Enrico, Maria I Tudor, soprannominata “la Cattolica” per il suo tentativo di restaurare il cattolicesimo nel paese. La repressione violenta del credo protestante, per cui molti oppositori arsero sul rogo, le valse il nuovo soprannome di “Sanguinaria” (Mary Bloody). Tuttavia anche il suo regno fu breve, e in assenza di eredi il trono spettò a Elisabetta I, figlia ancora di Enrico VIII e della quarta moglie, Anne Boleyn (Anna Bolena).

La nuova regina fu accettata in Europa malgrado fosse nata dall’unione che aveva causato lo scisma anglicano, per un gioco di alleanze matrimoniali che vedeva contrapposte Francia e Scozia alla Spagna cattolica di Filippo II. Questi, già consorte di Maria Tudor, si offrì ad Elisabetta per controbilanciare l’asse franco-scozzese, ma lei rifiutò la proposta come quella di altri pretendenti, meritandosi l’appellativo di “regina vergine”.

Sotto Elisabetta, l’Inghilterra assunse una politica del tutto antispagnola. La regina mantenne la struttura gerarchica e centralizzata della chiesa anglicana, di cui era reggente, ed isolò le frange più estreme degli oppositori istituendo una sorta di Inquisizione locale. Il contrasto con la vicina Scozia cattolica fu, a quel punto, inevitabile, sebbene la rivolta interna dei protestanti calvinisti si fosse opposta con decisione alla regina rivale Maria Stuart. La regnante scozzese fu costretta ad abdicare in favore del figlio e a rifugiarsi proprio presso Elisabetta I. Benché prigioniera di quest’ultima, bastò ad alimentare, anche in Inghilterra, i disordini interni tra i ribelli cattolici e i calvinisti, che volevano la sua testa. Esasperata da tali problemi e dalla scomunica, del tutto intempestiva, giuntale da Roma, Elisabetta si fece intollerante, e accusata Maria Stuart ne permise infine la condanna a morte.

Politica, economia e cultura dell’Inghilterra elisabettiana

Pur attuando una politica accentratrice, Elisabetta I rispettò il ruolo delle istituzioni parlamentari, cui spettava autorità nell’ambito della funzione legislativa da lei esercitata.

Il sistema giudiziario si articolava, invece, nelle corti reali, dotate di competenze specifiche, e nella Corte di alta commissione, che si occupava degli affari religiosi. Tali organi dipendevano dalla corona, ma conservavano una certa autorità nell’esercizio delle loro funzioni. L’accentramento dei poteri, tuttavia, estinse progressivamente le facoltà locali che i maggiori aristocratici esercitavano sui propri domini fin dall’epoca feudale.

Con Elisabetta al potere, l’Inghilterra conobbe un tempo di rilevanti trasformazioni economiche e sociali. Si accelerò il processo di recinzione delle proprietà (enclosures), che furono così sottratte all’uso comune e privatizzate per la creazione di allevamenti o impianti agricoli più evoluti. Da ciò nacquero due nuove classi sociali: la piccola nobiltà (gentry) che assunse il controllo delle produzioni, e i liberi coltivatori (gli yeomen) che gestivano le terre secondo la moderna economia.
Lo sviluppo del settore agrario portò all’incremento delle produzioni manifatturiere; inoltre, i limiti imposti dalla regina all’esportazione di materiale greggio fecero dell’Inghilterra una forte produttrice di beni raffinati e specialmente di tessuti. La scoperta del carbone quale fonte energetica a basso costo, fece della metallurgia un altro settore trainante dell’economia inglese.

Con l’incremento delle produzioni agricole, infine, si registrò una netta crescita demografica; le campagne, organizzate in proprietà distinte, andarono svuotandosi e i centri urbani progredirono sensibilmente. In realtà le classi popolari più umili risentirono delle novità economiche apportate al regno e i fenomeni di disoccupazione, accattonaggio e criminalità si fecero col tempo più diffusi.

Sul piano commerciale l’Inghilterra pose le basi che l’avrebbero resa la principale potenza marittima nei secoli a venire. Nacquero compagnie commerciali per le diverse aree d’esercizio (come la fortunata Compagnia delle Indie orientali), e rapidamente si formò una flotta destinata ad insidiare quelle portoghese e spagnola. A tal fine, del resto, la regina Elisabetta I autorizzò la guerra di corsa (o guerra corsara), cioè l’assalto in mare di imbarcazioni rivali da parte dei vascelli inglesi. I corsari, come il celebre Francio Drake, si distinguevano dai pirati per la legittimità delle loro azioni ed erano appoggiati dalla corona.

L’età elisabettiana coincise con una netta fioritura della cultura e delle arti. Il teatro, in particolare, trasse profitto dalle opere di personaggi come William Shakespeare, le cui tragedie sono apprezzate ancora oggi. In campo filosofico si distinse, invece, la figura di Francis Bacon (Francesco Bacone), che contribuì alla definizione del metodo scientifico sperimentale di Galileo Galilei.

La guerra anglo-spagnola (1585-1598 )

La politica di Elisabetta I nel complesso non fece che accentuare il contrasto con la Spagna: le rivalità religiose, la guerra corsara e la decapitazione di Maria Stuart segnarono la definitiva rottura tra i due regni.

Filippo II organizzò una spedizione colossale per sbaragliare i vascelli inglesi e spodestare Elisabetta, ma la sua Invincibile armata, già colpita da violente tempeste, fu decimata dalle imbarcazioni nemiche, meno numerose ma sapientemente equipaggiate. I resti della flotta spagnola furono costretti a fuggire verso nord, in un’improbabile circumnavigazione della Gran Bretagna, e furono per lo più massacrati quando cercarono approvvigionamenti in Scozia e in Irlanda.

La disfatta pose di fatto fine ai sogni egemonici della Spagna, e modificò radicalmente i rapporti di forza nell’ambito del dominio marittimo.

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