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L’imperialismo

Il termine imperialismo descrive la politica che, tra la fine dell'Ottocento e l’inizio del Novecento, portò i principali stati europei a sottomettere politicamente, militarmente ed economicamente molte regioni del pianeta. Alla base dell’Imperialismo vi era la convinzione che la civiltà europea fosse superiore a tutte le altre, e che quindi l’Europa avesse il diritto d’imporre il proprio dominio sul resto del mondo.
L’Imperialismo dunque, fu una politica aggressiva e bellicosa.
Di questa politica furono protagonisti innanzitutto la Gran Bretagna e la Francia, e in tempi successivi, anche il Belgio, la Russia, la Germania, l’Italia. Alle potenze europee si aggiunsero inoltre due nuove potenze gli Stati Uniti d’America e il Giappone.
L’età dell’Imperialismo va dalla fine degli anni Settanta dell’Ottocento, quando gli inglesi entrarono nell’amministrazione del canale di Suez fino al 1914 con lo scoppio della grande guerra.

Nella prima parte dell’Ottocento l’Inghilterra conservava il controllo di ampie regioni del mondo, da cui ricavava le materie prime. Negli anni venti e trenta l’Inghilterra avviò un maggiore penetrazione nell’Africa del sud nel golfo di Guinea, nel corno d’Africa, a Ceylon, in Birmania e in Austria. La Francia nello stesso periodo concentrò la sua attenzione Sud - Est asiatico e sul Mediterraneo meridionale, Algeria, sulla Tunisia e su quelle parti del continente Africano non ancora occupate dall’Inghilterra.
Il 1876 l’Inghilterra comprò dall’Egitto circa metà delle azioni del canale di Suez. Per sei anni, l’Inghilterra e la Francia amministrarono insieme i traffici del canale. Ma nel 1882 l’Inghilterra ruppe l’accordo con la Francia e occupò militarmente l’Egitto.
Nonostante i momenti di tensione, l’Inghilterra e la Francia si spartirono l’Africa senza arrivare allo scontro. L’Inghilterra mostrò interesse per le regioni a nord della Colonia del Capo, dove erano stati scoperti giacimenti d’oro e di diamanti.
In questa zona erano insediati da tempo dei coloni boeri. Nel 1889 la tensione sfociò in guerra aperta: i boeri furono sconfitti.
Nel 1902 nasceva l’Unione Sudafricana, uno stato dipendente da Londra.
Negli anni stessi i Francesi si assicurarono il controllo dell’Algeria, di una parte del Congo e Sudan occidentale. Anche il Belgio crea uno stato del Congo sotto la sovranità del re belga.
In India l’egemonia britannica assoluta si manifestava attraverso la Compagnia delle India orientali. La Compagnia agiva con vero e proprio stato, dotato di un suo governatore di un esercito e della facoltà di sottoscrivere trattati e di stringere accordi diplomatici. La Compagnia costruì una vasta rete telegrafica e ferroviaria e abolì anche riti e pratiche induiste ritenute inaccettabili. Tale politica alimentò un clima di tensione e malcontento, che sfociò in una rivolta nel 1857-58. La rivolta, domata a fatica, ebbe però una clamorosa conseguenza: il Governo di Londra, infatti, sciolse la Compagnia e si assunse direttamente il controllo e l’amministrazione del paese.
Nel 1876 fu costruito l’impero indiano e la regina Vittoria assunse il titolo di imperatrice d’India.
La Francia, dal canto suo, si espanse nelle regioni del sud-orientale dell’Asia, del Vietnam del sud, Vietnam del nord e la Cambogia.
La Gran Bretagna nel 1886 sottomise la Birmania e la penisola malese venne integrata nell’impero indiano.
L’intervento da parte delle potenze occidentali nel continente asiatico suscitava grande preoccupazione in Cina.
La sconfitta nella prima guerra dell’oppio della Cina avevano indebolito l’autorità della dinastia Manciù, che regnava da due secoli sull’immenso impero.
Quando nel 1856 scoppiò una nuova guerra commerciale tra i cinesi e le potenze occidentali, essa si concluse con la capitolazione della Cina agli inglesi e ai francesi. Furono istituiti porti franchi, cioè città portuali sottratte alla sovranità cinese e aperte a ogni tipo di traffico, lecito o illecito.
La Germania aveva mostrato scarso interesse per la competizione imperialista inutile e costosa. Le cose, però, cambiarono con l’imperatore Guglielmo II, che non era affatto d’accordo con Bismarck il cancelliere della Germania.
Bismarck lasciò il governo per far spazio alla nuova politica imperialista.
A partire dalla fine dell’Ottocento, la Germania iniziò ad armarsi e occupò alcune isole del Pacifico e si impadronì del Togo, del Camerun e della Tanzania. Anche l’Italia intraprese , con ritardo, una politica imperialista, conquistando Eritrea, Somalia e Libia.
A fine Ottocento, il Giappone aveva accelerato sulla via dell’industrializzazione ed era diventato una potenza industriale. Essendo un paese piuttosto piccolo, il Giappone era alla costante ricerca di materie prime e di mercati. La via che il Giappone seguì per procurarsi i mezzi necessari per la crescita economica fu l’imperialismo. Il Giappone occupò dapprima l’isola di Formosa e poi mostrò interesse per la Corea. Questa politica aggressiva allarmò la Russia zarista e portò alla guerra (1905). I giapponesi ne uscirono fuori stabilendo il loro controllo sulla Corea. Nel corso dell’Ottocento, gli Stati Uniti si erano disinteressati della politica estera. A partire da fine secolo, però, cambiarono approccio, rompendo il loro isolamento. La data simbolo di questa svolta fu il 1898. In quell’anno, si scontrarono con la Spagna per il controllo di Cuba.
Gli Stati Uniti sconfissero la Spagna e si assicurarono il controllo di Cuba e delle Filippine. Successivamente, gli Stati Uniti estesero la loro influenza anche sulle isole Samoa, Caroline, Marianne e Hawaii.
L’idea di nazione, nata alla fine del Settecento con la Rivoluzione francese, ha un significato politico: la nazione era il popolo francese che si sollevava e si armava per liberare la patria contro l’aggressione dei nemici, interni ed esterni. L’idea di nazione, quindi, è indissolubilmente legata all’idea di libertà e non c’è libertà se non riguarda tutta la nazione, cioè tutto il popolo.
Questa idea si diffuse in tutta l’Europa. I greci, i polacchi, gli italiani e i tedeschi condussero la propria lotta per la libertà facendo appello a quel nobile ideale. L’idea nazionale era, insomma, uno strumento di liberazione non per opprimere altri.
Spesso, però, le parole e le idee si trasformarono nel tempo. Sorse così, nella seconda parte del secolo, il nazionalismo: non più la pacifica testimonianza di un popolo, del suo modo di vivere, della sua lingua e cultura, ma la violenta rivendicazione della supremazia della propria civiltà. Esaltare l’appartenenza della nazione era un modo per accendere lo spirito di competizione fra gli stati e infondere nei cittadini la convinzione della superiorità del proprio paese: significò insomma individuare nel vicino uno straniero o, peggio, un nemico.

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