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Il programma dell'Illuminismo e il primato della ragione

Enlightenment in Inghilterra, Aufklarung in Germania, Ilustraciòn in Spagna, Lumi in Italia: con questi diversi nomi gli intellettuali europei del Settecentesco indicarono allo stesso tempo sia il movimento culturale che li vedeva protagonisti - il cosiddetto Illuminismo - sia la percezione di vivere in un'epoca nuova, radicalmente diversa dal passato: "Si è diffuso da qualche tempo - scriveva nel 1732 uno dei precursori dell'Illuminismo, il francese Fontenelle - uno spirito filosofico quasi interamente nuovo, una luce [lumière] che non aveva illuminato i nostri antenati".

Dopo due secoli di discussioni storiografiche, si è compreso che sarebbe corretto parlare di "illuminismi" anziché di Illuminismo, perché quest'ultimo non fu un movimento omogeneo in tutta Europa, né i suoi risultati furono ovunque gli stessi. Eppure, con tutti i distinguo e le cautele del caso, si continua a poter dire "Illuminismo" come se ci si riferisse a qualcosa di unitario, perché l'Illuminismo condivise in ogni angolo d'Europa uno stesso programma di emancipazione dell'uomo. Un programma simboleggiato proprio dalla metafora della luce, che indica all'intellettuale illuminista e all'uomo in genere il compito di "rischiarare" la vita sociale disperdendo le "tenebre" dell'ignoranza, del fanatismo, della superstizione per creare un mondo migliore.

Condizione perché ciò avvenga è che si faccia uso della ragione. La ragione ha innanzitutto un valore critico: filosofie, dogmi, religioni, tradizioni, istituzioni politiche devono essere indagati e discussi, rispinti o accettati a seconda del giudizio che solo la ragione umana può emettere.
L'uso della ragione ha poi un significato normativo: solo alla ragione si affidano il compito e il diritto di prescrivere le leggi e i criteri in base ai quali si deve regolare e indirizzare la vita dell'uomo.

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