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L'illuminismo

Illuminismo e pensiero politico


L'illuminismo è il movimento filosofico e letterario diffusosi in Europa e in America dall'inizio del XVIII secolo fino alla RIVOLUZIONE FRANCESE . L'espressione oraziana “sapere aude”cioè osa sapere (usare in maniera razionale il proprio intelletto), poi ripresa da Kant veniva usata frequentemente dagli scrittori del tempo, convinti di emergere da un'epoca di oscurità e ignoranza e di dirigersi verso una nuova era illuminata dalla ragione, dalla scienza e dal rispetto per l'umanità.
L’Illuminismo tende, infatti, a trasferire lo schema razionalistico, che aveva pervaso tutte le altre sue manife¬stazioni, anche nella politica. Di conseguenza una delle principali pre¬se di posizione politica è quella che, insieme con il potere dei sovrani assoluti, mira a ra¬zionalizzare gli aspetti della realtà, dando origine al cosiddetto di¬spotismo illuminato, governo monarchico di un despota liberale e colto che aveva l'intento di conciliare il pensiero liberale, cosmopolita e anticlericale, con la tradizione dell'assolutismo. Il potere del sovrano però non veniva legittimato da Dio ma egli veniva visto come una sorta di padre di famiglia che aveva l’obbligo di far rispettare i diritti giusnaturalistici di ciascun uomo: diritto di parola, di pensiero, di opinione ecc.
Il tema del ritorno alla natura è argomento di conversazione e linea di pensiero molto frequente nei vari caffè e salotti, argomento alimentato dalle scoperte geografiche e dalla letteratura di viaggi ed esplorazioni. Da qui la nascita del mito del “buon selvaggio”, simbolo dell’aspirazione di ricondurre l’uomo alle originali condizioni naturali. L’intento di indagare la natura tramite la sola ragione e l’esaltazione della bontà della natura portano al rifiuto di ogni forma di misticismo e di rivelazione. Tra gli illuministi va via via radicandosi una visione religiosa che accetta Dio, ma solo come principio creatore del mondo. Col tempo si crea anche una tendenza apertamente materialista ed atea. I pensatori illuministi sono contrari ad ogni sorta di Chiesa e dogma, fonti di superstizione, di fanatismo, di intolleranza e di potere. L’illuminismo promuove una cultura di sincera tolleranza. Nella battaglia per la tolleranza troviamo, primo fra tutti, Voltaire, formulatore del principio del rispetto per le opinioni religiose e politiche altrui : “Io non approvo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”.
Fra i teorici del dispotismo illuminato troviamo, in prima linea, Voltaire, che contesta : il privilegio nobiliare e quello ecclesiastico, ma non arriva ad am¬mettere posizioni di egualitarismo assoluto. La Chiesa con le sue verità religiose portava solo ad un fanatismo. Per il francese, infatti, una differenziazione sociale è inevitabile ed è quella che riposa sulla disparità delle condizioni economiche. Inoltre Voltaire è un fervente sostenitore del giusnaturalismo: “Io non approvo quello che dici ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”.
Massimo esponente del secondo indirizzo e cioè quello del potere al popolo fu il ginevrino Jean Jacques Rousseau, che negli scritti minori e nel Contrat social, partendo dalla constatazione dell’ineguaglianza sociale che è gene¬rata dalla proprietà privata stessa, propone un tipo di regime politi¬co basato sui principi democratici.
Per Rousseau il contratto originario non è tanto fra il sovrano e i sudditi ma fra gli uomini liberi nel loro complesso. Lo stato di na¬tura, di fatto inconciliabile con la vera libertà di ognuno, è superato dagli uomini che riunendosi in società intendono salvaguardare e ga¬rantire la più ampia libertà di ognuno. La funzione dello Stato è quella di correggere e prevenire i rischi della disuguaglianza economica.
La dottrina politica di Rousseau, come si vede, è in netto contra¬sto con quella del dispotismo illuminato. Inoltre Rousseau è il primo a definire la volontà di tutti, e cioè l'opinione unanime di ciascun cittadino di volere qualcosa; e la volontà generale quando una minoranza cerca di imporre alla massa la sua verità: il giacobinismo è un esempio di tutto ciò.Estraneo a questi due filoni, ma non per que¬sto lontano dal razionalismo illuministico, e il pensiero politico del francese Montesquieu, che nel suo Esprit des lois arriva a teoriz¬zare uno Stato costituzionale di tipo aristocratico. Partendo dal¬l’analisi dei limiti e delle carenze dell’assolutismo, Montesquìeu, nello sforzo di restituire razionalità al sistema dei privilegi, propone una più netta divisione dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) che conduca a un sistema di controlli reciproci e a garanzie costi¬tuzionali antiautoritarie.
Il costituzionalismo di Montesquieu, come si vede, pur contestando l’assolutismo, non arriva a coinvolgere la struttura della so¬cietà del tempo. In questo senso egli, più che le istanze borghesi; in¬terpreta le aspirazioni della nobiltà di toga, cioè di tutti quei privile¬giati che dallo Stato assoluto si aspettavano soltanto un riconosci¬mento maggiore della propria autorità e funzione sociale.
L’influenza maggiore di Montesquieu non si realizzò per altro in Francia, quanto piuttosto nel Nuovo Mondo, dove, con la rivoluzione americana, fu accettata e acquisita la sua dottrina dei poteri separati.

La massoneria

L'Illuminismo francese influenzava sia la filosofia che la politica. Il momento culminante dell’affermazione illuministica in Francia è costituito dalla grande impresa dell’Enciclopedia, curata da Jean d'Alembert e Denis Diderot.
Diffuso in tutta la Francia dai circoli intellettuali l’illuminismo si diffuse ben presto in tutti gli altri Paesi d’Europa, caricandosi in ognuno li significati e aspetti particolari. Strumento di questa diffusione fu spesso la Massoneria, associazione propugnante ideali di libertà e di tolleranza, nata in Scozia come associazione di muratori e scalpellini, che beneficiavano di privilegi garantiti dalla Chiesa e dalla monarchia, la massoneria si diffuse presto in Inghilterra e si aprì ai membri dell'aristocrazia e del ceto mercantile, per il quale divenne un mezzo di affermazione sociale. Nel corso del XVIII secolo gli ideali massonici di tolleranza religiosa e di uguaglianza fra i popoli rispecchiarono il crescente liberalismo. Nel giugno 1717 quattro corporazioni, dette anche "logge", si unirono, dando vita a una grande loggia di Londra e Westminster, diventata sei anni dopo la Grande loggia d'Inghilterra, "madre" di tutte le associazioni massoniche del mondo.
Nel mondo anglosassone, dove la massoneria ebbe il maggior sviluppo, gli ideali solidaristici della fratellanza massonica contribuirono all'istituzione di strutture per l'assistenza dei propri affiliati, delle loro vedove e degli orfani, e di scuole per i loro figli. Caratteristiche della fratellanza massonica erano la volontarietà e la subordinazione degli obblighi nei confronti degli altri affiliati ai propri doveri verso Dio, verso la patria e verso la famiglia.

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