Ominide 50 punti

Il Risorgimento

Nel 1852 Camillo Benso, conte di Cavour diventò capo del governo piemontese e si propose di risanare l’economia del Piemonte con il progetto di porlo a capo del movimento per l’indipendenza e di creare un’Italia unita. Abolì perciò i dazi sul grano e le barriere doganali e attuò ina riforma fiscale che gli consentì di dare il via ai lavori pubblici necessari allo sviluppo e di potenziare l’industria siderurgica e meccanica in Liguria.
Per combattere l’Austria Cavour aveva bisogno di un alleato potente. A questo scopo, nel 1855 partecipò a fianco della Francia alla Guerra di Crimea ottenendo il diritto di prendere parte, nel 1856 al Congresso di pace di Parigi, dove riuscì ad esporre la questione italiana di fronte alle principali potenze europee.
Nel 1858 fece firmare all’imperatore francese Napoleone III i Patti di Plombièrs, che impegnavano la Francia ad intervenire a fianco dell’Italia in caso di attacco dell’Austria. In cambio la Francia avrebbe ottenuto dal Regno di Sardegna Nizza e la Savoia.

Dopo molte provocazioni a danno dell’Austria, finalmente questa, nel 1859 invase il Piemonte e così cominciò la Seconda guerra d’indipendenza. Gli eserciti francese e piemontese avanzarono in Lombardia e vinsero a Solferino e S.Martino, mentre Garibaldi liberava Varese, Como, Bergamo e Brescia.

Il timore che la guerra si estendesse fino a minacciare lo Stato della Chiesa indusse tuttavia Napoleone II, dietro pressione dei cattolici francesi, a firmare l’armistizio di Villafranca, con il quale il Piemonte otteneva dall’Austria la sola Lombardia, mentre la Francia prese Nizza e la Savoia. Cavour diede le dimissioni, ma organizzò una raffica di plebisciti in Emilia Romagna e Toscana con cui queste regioni chiedevano l’annessione al Piemonte. Vittorio Emanuele II fu costretto ad accettare e nel 1860 affidò nuovamente il Governo a Cavour.
I democratici intanto progettavano di liberare il Mezzogiorno, dove il trono era passato a Francesco II di Borbone. Il fautore della proposta era Francesco Crispi, ma il comando delle operazioni venne assunto da Garibaldi.
Garibaldi salpò da Quarto con i Mille, sbarcò a Marsala, sconfisse i borbonici a Calatafimi ed entrò a Palermo, assumendo la dittatura dell’isola “ in nome di Vittorio Emanuele II re d’Italia”. Poi vinse a Milazzo ed entrò a Napoli. Per evitare che Garibaldi prendesse Roma, scatenando un intervento francese, Vittorio Emanuele II lo fermò a Teano.
Il 17 marzo 1861 venne proclamato il Regno d’Italia con Vittorio Emanuele II come re.

Contro la proposta dei democratici, che chiedevano di elaborare una nuova Costituzione studiata sulle esigenze del Paese, la maggioranza del Parlamento decise di estendere a tutta Italia lo Statuto Albertino e, di conseguenza, la sua legge elettorale. Secondo quest’ultima potevano votare tutti i maschi maggiorenni che sapevano leggere e scrivere, che possedevano un certo patrimonio e che versavano una certa quota di tasse. Rimasero così esclusi i contadini e gran parte dei ceti urbani ed ebbe diritto al voto solo il 7 per cento della popolazione maschile adulta. Il nuovo governo, formato dai rappresentanti della corrente liberale che si rifaceva a Cavour, si chiamò Destra storica.
Oltre alla Questione meridionale, lo Stato italiano doveva affrontare i problemi dell’unificazione amministrativa della penisola, della incompiuta unità e della ostilità del Papa, sostenuto dalla Francia, che aveva dato luogo ad una vera e propria Questione romana. Nel 1861 morì Cavour, il governo appoggiò segretamente un’impresa militare di Garibaldi per conquistare Roma, ma Napoleone III minacciò di intervenire e questo costrinse lo stesso governo a mandare le truppe contro Garibaldi che fu fermato sull’Aspromonte.

Eventi importanti stavano intanto maturando in Germania, l’altra realtà territoriale che aspirava all’unità. Furono Guglielmo I, re di Prussia e il suo cancelliere Otto von Bismarck a guidare il movimento per l’unificazione dei 39 staterelli tedeschi, presieduti dall’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe. Ritenendo utile un’alleanza con l’Italia contro l’Austria, le due nazioni provocarono nel 1866 la guerra austro-prussiana (Terza guerra d’Indipendenza), al trermine della quale l’Italia ottenne il Veneto, ma non Trento e Trieste, che rimasero austriache.

La formazione di una Germania unita impensierì i francesi che, nel 1870 dichiararono guerra alla Prussia. Lo scontro si concluse con la sconfitta di Napoleone III a Sedan e con la proclamazione di Guglielmo I Kaiser del Secondo Reich. I tedeschi imposero pesanti condizioni di pace che furono accettate dalla maggior parte dei francesi i quali, proclamata la Repubblica (terza repubblica), elessero un governo conservatore pronto a firmare la resa. Non furono invece accettate dai democratici e dagli operai di Parigi, che formarono un governo cittadino chiamato Comune e si barricarono in città pronti a difenderla. Il governo conservatore reagì brutalmente e i “comunardi” furono massacrati. Per otto settimane una città europea aveva avuto il primo governo operaio della storia e questo costituiva un precedente che i borghesi ritennero pericolosissimo. Il massacro dei comunardi fu dunque anche la vendetta di un’intera classe, la borghesia, contro un’altra classe, il proletariato.

La sconfitta di Napoleone III tolse al Papa il suo principale protettore, Grazie a questo nel 1870 un reparto di bersaglieri entrò a Roma attraverso la breccia di Porta Pia.
Nel 1871 le relazioni tra il Regno d’Italia e la Santa Sede vennero regolate dalla Legge delle guarentigie, che papa Pio IX però non accettò anzi, si dichiarò prigioniero dello Stato italiano e proibì ai cattolici e al clero di votare e partecipare alla vita politica secondo il dogma dell’infallibilità papale, da lui stesso proclamato nel 1870,
Nel 1871 Roma divenne la capitale del Regno ed ebbe fine il Risorgimento.

Intanto, per raggiungere il pareggio del bilancio statale, la Destra aveva imposto pesanti tasse, fra cui la tassa sul macinato, che aumentava il prezzo del pane, danneggiando i coltivatori delle campagne e i consumatori delle città. Le rivolte popolari contro la tassa furono represse.
La Destra decise poi di adottare il modello di Stato accentrato con una rigida gerarchia di funzionari dipendenti dai ministeri. In campo economico il Governo scelse il liberismo e si impegnò nel potenziamento della rete di trasporti.

Con la morte, nel 1878 di Pio IX e di Vittorio Emanuele II si chiuse un periodo per molti versi positivo per l’Italia che ormai poteva dialogare con le grandi potenze e procedere alla modernizzazione dell’economia. Tuttavia la spietata repressione del brigantaggio e la mancata distribuzione delle terre ai braccianti lasciò nelle popolazioni del Sud una totale sfiducia nei confronti dello Stato, addirittura disprezzato dalle grandi famiglie di Palermo, che costituirono un “controgoverno” di fatto: quello della mafia.
Intanto nel resto del Paese iniziò la lotta di classe.

Registrati via email