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Con l’espressione Balcani si intende la regione che attualmente comprende la Bulgaria, la Romania, l’Albania, la Grecia, la ex Jugoslavia e la Turchia. Con la decadenza dell’impero romano queste zone furono occupate inizialmente da popoli slavi ( i Serbi) o slavizzati (i Bulgari) che si crearono regni autonomi. Nel Trecento i Turchi ottomani si impadronirono di quasi tutti i Balcani sconfiggendo i regni di Bulgaria e Serbia. Nel Sette-Ottocento, con la crisi dell’impero ottomano, si presentò il problema del nuovo assetto dei Balcani e dall’equilibrio tra le grandi potenze con interessi nella regione: Russia e Austria. A questo si aggiungevano i problemi di carattere etnico e religioso: alcune popolazioni balcaniche erano di religione ortodossa, altre cattoliche, altre ancora musulmane. I contrasti impedirono di tracciare dei confini stabili per il futuro equilibrio delle zone. La Russia e l’Austria si spartirono idealmente la penisola, ma tale divisione non poteva risultare gradita alle altre potenze europee. In realtà le popolazioni balcaniche apparirono per lunghi anni come pedine del gioco di altri Stati. Serbia e Moldavia ottennero l’autonomia nel 1829 e la Grecia giunse all’indipendenza nel 1830. Le guerre balcaniche furono combattute per il possesso di quei territori europei ancora soggetti all’impero ottomano. Nella prima guerra balcanica (1912-13) l’impero ottomano fu costretti a cedere tutti i suoi domini europei, tranne una piccola parte della Tracia. La seconda guerra balcanica (1913) fu provocata dalla spartizione della Macedonia fra i vincitori. Le guerre balcaniche diedero risultati ambigui e non diminuirono di certo le tensioni esistenti che sfociarono poi nella prima guerra mondiale. L’unica novità fu la creazione di un nuovo Stato: il Regno di Albania, che impediva alla Serbia l’accesso al Mare Adriatico.

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