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L'inferno delle guerre di religione

Il filosofo illuminista Voltaire definì questo periodo delle guerre di religione proprio come un inferno per il vecchio continente. Si è visto uccidere in nome di un unico Dio, quello cristiano, il medesimo che ha detto attraverso la Bibbia che siamo tutti fratelli, che dobbiamo amare la vita, che chiunque ha salvato una vita è come se abbia salvato il mondo e che chiunque l'abbia distrutta, è come se abbia distrutto il mondo.
Eppure, a seguito della Riforma protestante, la comunità di fedeli che professava la fede verso quell'unico Dio si divise in diverse confessioni: quella cattolica da una parte, e quelle protestanti dall'altra. Ufficialmente le guerre di religione nacquero proprio per l'intolleranza e il fanatismo che sorsero all'interno delle varie confessioni cristiane, che sfociarono in lotte sanguinose.
In realtà i motivi di questi conflitti furono ben altri, anche perché non si può uccidere in nome del Dio cristiano. Ma la storia ci insegna che i conflitti che hanno come motivazione superficiale la religione, sono poi quelli più violenti, perché si scatenano istinti brutali dell'uomo che annullano la sua razionalità, come l'intolleranza e il fanatismo. Quante vittime hanno fatto i crociati in nome di Dio, eppure vi presero parte solo coloro affamati di territori, o perché cadetti senza diritto di eredità di famiglie della nobiltà feudale o perché appartenenti alla nobiltà feudale minore. Così anche per quanto riguarda le guerre di religione, l'inferno di Voltaire, possiamo scovare i motivi veri, che sono stati poi confusi o associati a motivi religiosi.

Le guerre di religione in Francia

In Francia, dopo la morte del figlio di Francesco I, Enrico II, prese il potere Caterina de' Medici, visto che i figli del re erano minorenni. Questa regina era abile e intelligente, ma avversata dai francesi per la sua origine italiana e per il suo gusto per il lusso e per i costumi italiani. Così la debolezza della corona permise il nascere di lotte per il potere intestine. Infatti al tentativo di Caterina di conservare il trono per i figli, si verificavano per tutta risposta complotti e soprattutto due famiglie appartenenti a rami secondari della famiglia reale cominciarono a covare l'aspirazione di subentrare alla vecchia casa regnante. Nelle regioni settentrionali si affermò la figura di Alberto di Guisa mentre al Sud Antonio di Borbone, re di Navarra.
Inoltre in Francia prese piede la diffusione del calvinismo sia tra parte della nobiltà feudale decaduta sia tra la borghesia. Tali fedeli vennero definiti ugonotti. La cosa ben presto sfociò in campo politico, visto che i pretendenti al trono erano di fede opposto: cattolici i Guisa, ugonotti i Borbone. Possiamo quindi vedere come i massacri che seguiranno saranno soprattutto di matrice politica e non religiosa.
Caterina de' Medici mantenne una posizione ambigua: da una parte non sostenne i Borbone, ugonotti e quindi eretici visto che lei era cattolica, d'altra parte non favorì neppure i Guisa, per paura di essere spodestata. Comunque la sovrana emanò, per uscire da questa complicata situazione, l'editto di San Germano, nel quale concesse libertà di culto agli ugonotti purché risiedessero fuori le mura cittadine, allo scopo di dividere le due fazioni. Ma il progetto non riuscì, visto che i cattolici il 1° marzo del 1562 risposero con il massacro di Vassy, a seguito del quale vennero uccisi 70 ugonotti. Da questo episodio nacquero le guerre di religione in Francia, che durano, pur con vari intervalli, fino al 1598. Nel 1570 venne emanato un secondo editto di San Germano, con il quale si concedeva nuovamente agli ugonotti il diritto di libertà di culto e in più si concedeva loro per due anni l'uso di alcune piazzeforti per difendersi da eventuali attacchi dei cattolici, di cui la più importante era l'inespugnabile La Rochelle. Un altro evento fondamentale è la strage degli Ugonotti ordinata da Caterina de' Medici, quando ormai la coalizione protestante sembrava essere ad un passo dalla vittoria e quindi dalla realizzazione di un progetto di fare della Francia il centro di una coalizione antispagnola. Nella Notte di San Bartolomeo (24 - 25 Agosto 1572) vennero trucidati i maggiori rappresentanti degli ugonotti nelle stesse sale del palazzo reale, dove si erano riuniti per la celebrazione delle nozze del loro capo, Enrico di Borbone. La strage continuò anche nei gironi successivi anche nel resto del paese e le vittime furono migliaia.
Le cose peggiorarono notevolmente quando prese il potere il terzogenito di Caterina, Enrico III, poiché era rimasto senza eredi e quindi si riaprì una nuova lotta per la successione e come contendenti ci furono Enrico di Guisa, capo dei cattolici, ed Enrico di Borbone, capo degli ugonotti. Scoppiò così un conflitto, definito la guerra dei tre Enrichi, che portò all'uccisione prima di Enrico di Guisa nel 1588 per ordine del re e poi nel 1589 di Enrico III da parte un esaltato domenicano, che lo uccise perché lo ritenne colpevole di essersi troppo avvicinato ad Enrico di Borbone. Quest'ultimo fu nominato proprio dal morente re suo legittimo successore e salì al trono col nome di Enrico IV. Ma i cattolici non lo sostennero e anzi gli bloccarono l'accesso a Parigi fino al 1593, quando lui si decise a convertirsi al cattolicesimo (famosa la frase: "Parigi val bene una messa"). Il tale modo egli sperava di ricompattare il paese sotto la sua figura, mettendo da parte i contrasti religiosi che erano all'origine di tante sanguinose stragi. La sua opera di pacificazione terminò nel 1598, quando nel 1598 emanò l'editto di Nantes, con il quale garantiva agli ugonotti piena libertà di culto e uguaglianza di diritti civili e politici, rendendo così per la prima volta legale il principio di libertà religiosa, discostandosi dal principio del cuius regio eius religio che vedrà una definitiva sconfitta a partire dalla pace di Westafalia, mezzo secolo dopo.

La Guerra dei trent'anni

Questa guerra che dilaniò il cuore dell'Europa per trent'anni dal 1618 al 1648 rappresenta un'altra tragica espressione di quelle guerre che vanno sotto il nome dell'inferno delle guerre di religione. Anche qui dobbiamo ricercare i motivi politici del conflitto, che poi sono stati confusi e assimilati a quelli religiosi. Essendo la religione importante nella vita dell'uomo, tale commistione portò anche in questo caso a episodi di fanatismo e intolleranza, non solo fra i soldati ma soprattutto fra i civili.
Questa volta i responsabili dell'inizio del conflitto furono gli Asburgo, che volevano restaurare un potere universale di tipo medievale come l'impero, sotto appunto la loro guida e come religione quella cattolica, che doveva quindi liberare l'Europa dalla confusione confessionale che si era venuta a creare dopo la Riforma. L'ottusità di questi signori era notevole, già all'epoca di Carlo V un progetto simile era utopico, figuriamoci in pieno Seicento! Infatti la pace di Westfalia del 1648, decreterà sia la fine del conflitto sia la fine definitiva dei due poteri universali medievali. Il conflitto ebbe quattro fasi: la boemo-palatina (1618- 1625), la danese (1625- 1629), la svedese (1629-1635) e francese (1635- 1648).
A seguito di tale proclami aggressivi, si formò la Unione Evangelica (1609), a cui aderirono i principi luterani tedeschi e per risposta i cattolici formarono la Lega Cattolica (1610). Anche la Francia esprimeva la sua preoccupazione per la politica espansionistica degli Asburgo.
Il conflitto ebbe inizio in Boemia, dove la popolazione civile diede origine a forti proteste in seguito al comportamento restaurazionista dell'Impero, che impediva libera professione della religione. Ricordiamo che questa terra era stata già il teatro di episodi di ribellione agli Asburgo per motivi religiosi, come a seguito della condanna a morte per eresia di Jan Hus, che aveva fatto molti proseliti nella popolazione locale agli inizi del '400. Così nel 1618 queste proteste sfociarono nella defenestrazione dei rappresentanti imperiali a Praga, che fu la scintilla che fece scoppiare la polveriera.
L'imperatore Mattia II intervenì contro i suoi sudditi riuniti nell'Unione Evangelica, ma in favore dei quali vennero in aiuto Cristiano IV di Danimarca e Gustavo Adolfo di Svezia, e infine la stessa Francia. Dopo aver dichiarato decaduti gli Asburgo, i Boemi elessero come loro sovrano il re calvinista Federico V, aiutato dagli Ungheresi, anch'essi ribellatisi agli austriaci. Questa prima fase del conflitto viene chiamata boemo - palatina, e terminò nel 1625. Quasi contemporaneamente allo svolgimento del conflitto in Valtellina, i cattolici, appoggiati dalla Spagna, nel 1620 massacrarono un gran numero di protestanti, timorosi di una loro sempre crescente "invasione". Quindi vediamo come all'interno della stessa popolazione civile di una zona fuori dalla guerra si verificassero tali violenze in nome della religione.
Gli Asburgo prevalsero nella fase boemo palatina, ma gli alleati dei Boemi si sentirono subito minacciati e in particolare la Danimarca, appoggiata da Francia, Olanda, Inghilterra, decise di attaccare l'Austria, intervenendo a favore dei principi tedeschi, cui apparteneva il deposto Federico V, a cui era legato da vincoli di sangue. Ma gli Asburgo grazie al generale von Wallestein sconfissero i danesi in campo aperto e li costrinsero a una dura resa, sancita dalla pace di Lubecca (1629), che permise poi all'imperatore di emanare l'editto di restituzione, con il quale i protestanti dovevano restituire i beni confiscati alla Chiesa cattolica dopo il 1552.
L'espansionismo asburgico verso il baltico preoccupò il re svedese Gustavo II Adolfo, che forte di un trattato di alleanza con la Francia di Richelieu, sbarcò in Germania e attraverso numerosi successi bellici giunse addirittura a Monaco, centro della Lega Cattolica. Grazie a von Wallestein le truppe imperiali sconfissero gli svedesi nell'epica battaglia di Lutzen(1632). L'impero riuscì in seguito, grazie all'aiuto degli Spagnoli, a riportare alla ragione i principi tedeschi, che nel 1635 siglarono la pace di Praga, con la quale dichiaravano nullo il patto di alleanza con gli svedesi e però ottenevano, in cambio della sottomissione all'impero, la sospensione dell'editto di restituzione. La Svezia, però, non abbandonò il conflitto, perché entrò in campo la Francia, preoccupata dalla morsa in cui la stavano cingendo gli Asburgo, ormai dominatori del centro Europa. L'esercito francese riportò un'importante vittoria sugli Spagnoli a Rocroi nel 1643. Alla fine, data la stanchezza della Germania, teatro di gran parte del conflitto, e vista la ferma convinzione della Francia a continuare la guerra, che aveva appena intrapreso, l'Austria decise di firmare un armistizio, cosa che invece non fece la Spagna, dimostrando ben poca lungimiranza e realismo.

La pace di Westfalia

Malgrado l'assenza spagnola al tavolo delle trattative, si riuscì a firmare, dopo quattro anni di negoziati, la pace di Westfalia nel 1648. Questa pace fu di fondamentale importanza per l'Europa e qualcuno dice anche che qui è nata l'Europa moderna. Di fatti cessarono le guerre di religione, terribili e sanguinose, ma si sancì anche la fine dei due poteri universali, che ormai erano antiquati e inadeguati. Al contrario si cominciò ad affermare il principio secondo cui ogni stato è libero e sovrano, e ha pertanto diritto di essere rispettato nella sua unità territoriale. Ed è per questo che l'impero perse importanza: ogni staterello con a capo un principe non doveva sottostare all'imperatore, ma era libero di fare ciò che riteneva più opportuno. Venne anche ridimensionato il principio del cuius regio, eius reigio. Pertanto si affermava per la prima volta la libertà di culto (che già vigeva in Francia dopo l'editto di Nantes). Ma soprattutto per la prima volta si comprese che gli Europei non erano più tutti cattolici, e quindi si comincia ad aprire le porte alla tolleranza religiosa, contro l'intolleranza e il fanatismo che erano stati dominanti durante le guerre di religione. Inoltre cominciò anche il processo di secolarizzazione, cioè il trasferimento di alcuni beni e privilegi della Chiesa ai rappresentanti del potere secolare. Ora possiamo comprendere perché si dice che qui nasce l'Europa moderna: vengono infatti sanciti dei principi tutt'ora alla base delle costituzioni moderne come la laicità (decade infatti il principio del "cuius regio, eius religio"), la libertà di culto, la libertà e sovranità di uno stato.

Le guerre di religione d'oggi: la gihad

Al giorno d'oggi non si può ancora pensare di essersi liberati finalmente delle guerre di religione. Anche se nell'Europa occidentale, che ne era stata dilaniata, non ci sono più, ciò non vuol dire che sia altrettanto nel resto del globo. Le recenti guerre dei Balcani ci hanno fatto vedere che le guerre di religione sono ancora presenti, anche nel cuore dell'Europa. I serbi, ortodossi, non hanno forse massacrato i kosovari o nel precedente conflitto i bosniaci, musulmani e i croati, cattolici? Ma negli ultimi tempi assume sempre un maggiore risalto nelle prime pagine dei nostri quotidiani il problema del terrorismo islamico, da ultimo il ritrovamento di un enciclopedia in 6 cd- rom del perfetto terrorista islamico. Ma cosa spinge le frange più estremiste all'interno dell'islamismo (non voglio accusare gli islamici in blocco di essere assassini come non volevo fare altrettanto con i cristiani delle guerre di religione, visto che è chiaro che il fanatismo va insieme all'estremismo e non alla fede) ad uccidere gli infedeli? Maometto in fondo non aveva detto che bisognava uccidere l'infedele, aveva solo affermato che bisognava combattere l'impurità dentro di noi, per essere fedeli (islamico = fedele), quindi la gihad era proprio la guerra interiore che ciascuno combatteva per essere un migliore musulmano. Però lo stesso Maometto aveva investito alcune autorità religiose, i muezzin, del potere di proclamare fatve, cioè comandamenti, indicazione da seguire. Così nel periodo di espansione degli arabi, un califfo ha pensato bene di far proclamare una fatva funzionale al suo progetto di conquista: la guerra santa andava combattuta non nel foro interiore, ma in quello esteriore. Quindi la gihad si trasformava da guerra interiore a guerra all'infedele, chiunque esso fosse. Da allora questa concezione di gihad ha sostituito la precedente e oggi, nonostante siano passati più di mille anni, continua a far danni. Si perché oggi il terrorismo islamico si basa proprio su questa concezione di gihad: bisogna uccidere l'infedele, a qualsiasi costo. La promessa è quella del paradiso islamico alla morte, cioè una sorta di locus amoenus. È facile quindi cadere preda di questo estremismo, perché questa non è religione, semmai è una sua strumentalizzazione. Non credo che Allah abbia mai ordinato di uccidere l'infedele, considerando pure che nella legge islamica si punisce con la morte l'assassinio. Tutti gli infedeli sono potenzialmente mire di questa furia omicida: il turista che visita un paese islamico, il funzionario d'ambasciata americana in Arabia Saudita (qui cito un attentato che è costato la vita ad oltre 200 persone tre anni fa), la povera mamma in Algeria con i suoi bambini, e si potrebbe continuare così per molte pagine. Insomma uno scenario che al mondo d'oggi appare simile a quello descritto in merito alle guerre di religione europee di cui ho parlato in precedenza.
Tali estremismi sono anche in parte favoriti dagli stati islamici teocratici, dove la laicità che venne affermata in Europa nel 1648 non viene neanche presa in considerazione, come anche il principio della libertà religiosa, calpestato in nome di Allah. La tolleranza, poi, è anch'essa rifiutata, visto che i cristiani (o i professanti di altre religioni) vengono uccisi in alcune zone per la loro fede dagli islamici (Indonesia, Sudan, tanto per citare qualche esempio). Non voglio adesso, come detto in precedenza, accusare tutta la comunità islamica né tanto meno innalzare su un gradino di superiorità l'Europa, che nella sua storia passata si è resa protagonista di massacri in nome del cattolicesimo (non siamo stati forse noi a massacrare gli indios, a convertire a forza gli ebrei, a uccidere in nome di Dio durante le crociate?). La mia sola speranza, da futuro cittadino del mondo, è quella che ogni estremismo, religioso o politico, sparisca e che ognuno, pensando con la propria testa, non accetti nulla che abbia un carattere dogmatico ma ragioni e rifiuti l'estremismo. Non scordiamoci che in Europa, pur essendo finite le guerre di religione, sono state combattute nel '900 guerre per gli ideali come fascismo, nazismo, ecc, anch'essi accettati in maniera dogmatica come lo è stato la religione che ha portato e porta alle guerre di religione.

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