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La guerra di successione austriaca

Nel 1713 l’imperatore d’Austria Carlo VI aveva soppresso la legge salica (la quale, di origine medievale, impediva alle donne di ereditare il trono imperiale).
Al suo posto aveva emanato invece la “prammatica sanzione”, che stabiliva l’ereditarietà dei primogeniti indipendentemente dal sesso, e secondo cui sua erede al trono sarebbe dovuta essere sua figlia Maria Teresa.

La diplomazia austriaca era riuscita a far approvare la sanzione agli stati europei, ma ciò le era costato molto, perché l’Inghilterra aveva preteso lo scioglimento della Compagnia austriaca delle Indie Orientali.

Così, nel 1740, viene incoronata quale imperatrice d’Austria Maria Teresa.
Ma tutte le potenze europee, tranne l’Inghilterra, disconoscono gli accordi presi, ed avanzano invece altri pretendenti. Si forma così una coalizione anti-austriaca, il cui scopo è ridurre l’influenza austriaca nell’Europa centrale e in Italia.

La guerra sembra avere esiti disastrosi per l’Austria, appena uscita dal conflitto ottomano.
Il re di Prussia Federico II si spinge fino alla Boemia.
La stessa Maria Teresa è costretta a lasciare Vienna e a rifugiarsi presso l’aristocrazia ungherese, la cui lealtà è decisiva per le sporti della giovane imperatrice.

In Italia gli austriaci resistono alla avanzata franco-spagnola, e anzi si spingono fino alla repubblica di Genova.
E’ del 1746 il leggendario l’episodio di Giovan Battista Perasso, detto Balilla, il quale, lanciando un sasso contro i soldati austriaci, dà il via alla rivolta genovese che fa ritirare gli Austriaci.

La guerra si risolve grazie alla diplomazia del Primo Ministro inglese William Pitt il vecchio.
Viene così firmata nel 1748 la Pace di Aquisgrana.
Maria Teresa viene riconosciuta come imperatrice, anche se l’Austria deve perdere alcuni territori di importanza strategica.
L’Italia raggiunge invece un assetto territoriale che si manterrà inalterato fino alle guerre napoleoniche: gli Austriaci si insediano in Lombardia e i Borboni di Spagna nel Mezzogiorno, mentre sono libere Venezia e Genova.
Questa cederà poi, nel 1768, la Corsica alla Francia.

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