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Grecia - Moti rivoluzionari

La scintilla della prima ondata di rivolte è legata a un fatto accaduto in Sudamerica, che era ancora sotto il dominio spagnolo e portoghese. In queste zone si era formata una classe dirigente di creoli, che erano i discendenti degli antichi colonizzatori, che sosteneva gli interessi delle grandi famiglie latifondiste. I creoli tolleravano con sempre più fatica le tasse imposte dai funzionari mandati dalla madrepatria e iniziavano a nutrire sogni di indipendenza. Nel 1808 Napoleone occupò la Spagna e quindi in molte zone del Sudamerica alcuni comitati locali approfittarono di questa situazione per prendere il potere. Nel 1811 in Venezuela Francisco Miranda guidò la rivolta a Caracas contro gli spagnoli che portò all’indipendenza dello stato. Il sogno di Miranda e di altri due libertadores Simon Bolivar e José de San Martin era quello di creare gli Stati Uniti del Sudamerica. Alla morte di Miranda prese il potere Bolivar che voleva conquistare tutti i domini spagnoli per dare vita allo stato della Grande Colombia. Nel frattempo San Martin guidò con successo la rivolta antispagnola dell’Argentina e del Cile. Queste rivolte nel Sudamerica furono appoggiate dalla Gran Bretagna prima e dagli Stati Uniti in seguito, che avevano degli interessi personali. Le ultime truppe spagnole vennero sconfitte in Perù nel 1824. Il sogno di Bolivar e San Martin però si ruppe ben presto perché gli interessi delle varie realtà politiche locali portarono alla disgregazione in tante regioni che rispecchiava abbastanza la divisione attuale. Anche gli interessi della Gran Bretagna e degli Stati Uniti ebbero un’influenza rilevante nel determinare questa frammentazione. Nell’America centrale le rivolte scoppiarono nel 1821 dapprima in Messico e la Spagna non intervenne nemmeno perché versava in pessime condizioni interne. Presto però il Messico indipendente dovette fronteggiare una rivolta degli indios che si ribellarono al governo dei latifondisti; la rivolta però venne repressa nel sangue. Bolivar venne esiliato in Europa e morì prima di vedere il definitivo sfacelo del proprio progetto di unificazione. Il Sudamerica era suddiviso in molti stati continuamente in conflitto tra di loro per delineare i propri confini territoriali. In molti stati i capi militari furono artefici di colpi di stato che crearono un clima di grande instabilità politica e successivamente anche economica. Di fronte a tutte queste rivolte antispagnole la Santa Alleanza non era intervenuta, come invece avrebbe dovuto fare, perché gli Stati Uniti nel 1823 redassero la dottrina Monroe, dal nome del presidente che la promosse, secondo cui si stabilì che gli Stati Uniti non avrebbero più tollerato un’intromissione europea negli affari americani. La dottrina Monroe può essere riassunta con il motto “l’America agli americani”.

Nel 1820 le truppe spagnole che si erano imbarcate a Cadice per andare a reprimere le rivolte in Sudamerica si ammutinarono. C’era un grande malcontento perché il sovrano Ferdinando VII aveva abolito tutte le concessioni che aveva fatto sotto il dominio francese e così scoppiò una rivolta. A pilotare la rivolta spagnola c’era la Carboneria, che era una società segreta di stampo democratico che si rifaceva all’organizzazione della massoneria. Era diffusa tra gli ufficiali dell’esercito, gli artigiani, gli operai della città e i borghesi e soprattutto nell’Europa meridionale. Ferdinando VII fu costretto ad abbandonare il trono e in Spagna si formò un governo provvisorio. Emersero però i problemi tra i democratici e i liberali. Questa rivolta era stata appoggiata dall’Inghilterra. La notizia della rivolta in Spagna si diffuse e così partì un effetto domino per tutta l’Europa.
Scoppiò la rivolta anche a Napoli dove Ferdinando I aveva tolto ogni autonomia alla Sicilia, aveva sciolto il parlamento siciliano e aveva tolto gli incarichi politici a chi aveva collaborato con Murat, creando un grande malcontento generale. Murat aveva fatto il proclama di Tolentino auspicando che gli italiani si liberassero dal dominio straniero. Nel luglio del 1820 i due ufficiali Michele Morelli e Giuseppe Silvati con i loro reparti decisero di rivoltarsi contro il sovrano del Regno di Napoli. Contro di loro venne inviato l’esercito borbonico guidato da Guglielmo Pepe, che poi si unì ai rivoltosi. Il sovrano Ferdinando I venne catturato e cedette alle richieste dei rivoltosi. Venne formato un governo provvisorio che venne incaricato di realizzare la nuova costituzione. Emersero i primi contrasti tra liberali e democratici e il sovrano si riteneva prigioniero degli eventi. In Sicilia scoppiò un’ennesima rivolta perché gli isolani desideravano l’indipendenza e questo atto indebolì ulteriormente il governo provvisorio.
In Lombardia non scoppiò la rivolta nonostante la presenza della Carboneria e il diffuso malcontento nei confronti del dominio straniero poiché la polizia austriaca era molto più efficiente di quella borbonica e scoprì in anticipo tutti i piani di rivolta. Tra i principali personaggi legati alla Carboneria che vennero catturati dalla polizia austriaca ci furono Pietro Maroncelli, Silvio Pellico, Federico Confalonieri e Porro Lambertenghi. I detenuti venivano rinchiusi in carceri terribili e durissime, tra cui si può ricordare lo Spielberg. Famoso fu il libro di Pellico, Le mie prigioni, in cui il patriota italiano parla delle condizioni di vita dei detenuti nello Spielberg.
Nel marzo del 1821 scoppiò la rivolta anche in Piemonte. Era di stampo liberale e aveva come protagonisti molti nobili del Regno di Sardegna, in cui la restaurazione era stata molto dura. I rivoltosi chiedevano di avere una monarchia costituzionale moderna e in un primo momento ebbero successo poiché Vittorio Emanuele I abdicò a favore del fratello Carlo Felice, che però si trovava a Modena in visita di stato. Nel frattempo venne dunque nominato reggente dello stato il ventunenne Carlo Alberto, nipote di Carlo Felice, che dimostrò la propria simpatia ai rivoltosi. Con l’intervento di Carlo Felice, però la rivolta venne repressa. I capi di questa rivolta erano Santorre di Santa Rosa e Carlo di San Marzano.
La Santa Alleanza durante il Congresso di Lubiana decise che per ristabilire l’ordine fosse necessario invadere il Regno delle due Sicilie. Così le truppe austriache nel 1821 entrarono nel regno, deposero il governo provvisorio e rimisero sul trono Ferdinando I. Conclusa la questione napoletana, la Santa Alleanza si organizzò per compiere l’invasione della Spagna che durò dal 1821 al 1823. Venne dunque rimesso sul trono con tutti i suoi poteri Ferdinando VII. I moti del ’20 e del ’21 furono fallimentari ma misero alla luce alcuni aspetti importanti. In primo luogo era chiaro che molti sovrani erano dei fantocci che godevano di scarsa fiducia e potevano essere abbattuti da un pugno di ribelli. In secondo luogo i rivoltosi avevano le idee poco chiare, non avevano un programma preciso ed erano poco organizzati. In terzo luogo la Santa Alleanza appariva come un guardiano efficiente che era in grado di mantenere l’ordine tra gli stati europei.
Nel 1821 anche i greci decisero di rivoltarsi contro l’impero ottomano che versava in una situazione di grave crisi economica, politica e sociale. In Grecia si era risvegliato un certo orgoglio a causa della consapevolezza dei greci delle proprie floride origini. In Grecia si era formata la società segreta dell’eteria, al cui capo c’era Alexandros Ypsilantis. La rivolta dei greci contro i turchi diede origine a una guerra che ebbe alterne vicende e capovolgimenti di fortuna. Questi fatti appassionarono romanticamente tutta l’Europa, da cui giunsero appassionati volontari a fianco dei greci, il più famoso dei quali fu l’inglese George Gordon Byron. Un altro elemento significativo fu la prima frattura della Santa Alleanza poiché ad appoggiare questa rivolta ci fu anche la Russia, la quale aveva interesse nell’indebolire i turchi, ma così facendo veniva meno ai patti dell’alleanza. La guerra tra greci e turchi durò a lungo. La svolta della guerra fu l’intervento della flotta inglese e francese che determinò la vittoria greca nella battaglia di Navarino nel 1827. Nel 1829 la Grecia venne proclamata indipendente e il tedesco Ottone di Baviera divenne re della Grecia. Approfittando della sconfitta dell’impero ottomano anche altri stati come la Serbia, il Montenegro e la Moldavia si resero parzialmente autonomi.
Nel 1825 a Mosca in occasione dell’incoronazione del nuovo zar Nicola I Romanov, alcuni ufficiali e soldati cercarono di promuovere una rivolta che però venne repressa nel sangue. Questo tentativo di rivolta è noto come moto decabrista perché avvenne nel mese di dicembre.

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