Secondo la mentalità medievale tra il potere del re e dell’imperatore vi era una grande differenza:
in teoria quello dell’imperatore non era limitato a un territorio, ma era universale.
In pratica fin dal Trecento nessun re era disposto a riconoscere la superiorità del potere imperiale, cosi l’autorità del potere imperiale finì per essere ristretta alla sola Germania. Il potere imperiale era limitato dalla nobiltà con la Bolla d’oro del 1356 dove solo i grandi elettori (principi tedeschi) potevano eleggere l’imperatore. Nelle monarchie invece valeva il principio ereditario.
Tra le famiglie tedesche finì per imporsi quella degli Asburgo che controllano il titolo imperiale a partire dal 1437.
Massimiliano I imperatore dal 1493 al 1519 unì ai possedimenti in Austria e all’impero tedesco i territori che ottenne sposando Maria di Borgogna: i Paesi Bassi e la Francia Contea.

Cercò di limitare i re tentando di: organizzare una burocrazia e imponendo nuove tasse.
Nel 1453 i Turchi, chiamati anche Ottomani, con il sultano MaomettoII conquistarono Costantinopoli, il cui nome venne modificato in Istanbul, determinando il crollo dell’Impero Bizantino.
L’eredità spirituale del cristianesimo ortodosso con la caduta dell’impero bizantino fu raccolta dal Principato di Mosca, che fu protagonista di un’espansione territoriale guidata da Ivan III il Grande (1464-1503). Egli assunse per se il titolo di zar di tutte le Russie. Il Principato di Mosca si trasformò in uno Stato unitario di ispirazione bizantina.
La Chiesa ortodossa russa appoggiò la nascita del nuovo stato.

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