Avvento del giansenismo in Europa

In campo religioso il fenomeno che pare dominare il XVTT secolo, e ancora più oltre, nelle sue propaggini italiane, fino a tutto il Settecento, fu sicuramente il giansenismo. Questo movimento prese il nome da Cornelio Giansenio, vescovo di Ypres (1585-1638) che, nella sua opera intitolata Augustinus (frutto di una vita di lavoro, ma pubblicata solo dopo la sua morte, nel 1640), aveva ripreso il motivo agostiniano della grazia divina. Impostando la sua riflessione teologica su di una prospettiva antropologica impregnata dal pessimismo agostiniano (una prospettiva non dissimile da quella di Lutero), Giansenio insisteva sulla corruzione derivante dal peccato originale e sugli effetti devastanti della concupiscenza: l’uomo sarebbe libero di scegliere solo il male.
Giansenio giungeva così a sostenere che l’uomo poteva essere salvato solo per i meriti di Gesù Cristo e in virtù di quella grazia che Dio concede gratuitamente e secondo un suo progetto di predestinazione, un progetto ignoto agli uomini e da essi non condizionabile. In campo morale, il pessimismo antropologico e la volontà, per chi spera di ricevere la grazia divina, di obbedire in tutto e per tutto ai comandamenti del Signore portavano a un’etica di estremo rigore, un’etica fermamente contraria a ogni compromesso possibile con il cosiddetto rispetto umano, cioè a ogni forma di adattamento alle abitudini, ai costumi e alle pratiche tipiche del proprio ceto sociale: questo compromesso, invece, caratterizzava tradizionalmente la prassi quotidiana dei confessori e dei fedeli cattolici con il risultato di rendere accettabili, se non leciti, comportamenti condannati dall’insegnamento cattolico (come il duello o il cosiddetto “delitto d’onore”). Per conseguenza il sacramento della confessione veniva considerato da Giansenio efficace per la remissione delle colpe (e quindi per la salvezza eterna) solo a condizione che il penitente provasse una vera contrizione per i propri peccati (cioè un’intima e vera sofferenza per aver disubbidito a Dio, oggetto del proprio amore), mentre a nulla avrebbe giovato la semplice attrizione (cioè il timore per aver offeso Dio, che è potente e vendicativo).

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