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Francisco Pizarro e la sconfitta degli Inca

Il conquistador che sconfisse l’impero inca fu Francisco Pizarro. L’impresa di Pizarro fu ancora più sorprendente di quella di Cortés perché gli uomini che Pizarro portò con sé erano circa centotrenta e riuscirono a conquistare un impero molto più vasto, più organizzato e con un esercito più potente rispetto al regno azteco. A vantaggio di Pizarro però c’era il periodo di debolezza che l’impero inca stava attraversando in quegli anni, legato a una guerra interna tra due fazioni. Infatti, morto l’imperatore, era scoppiata una guerra di successione tra i due fratelli Atahualpa e Huascar. Alla fine era diventato imperatore Atahualpa, ma Huascar e i suoi seguaci continuavano a non riconoscere questa elezione. Il secondo vantaggio per Pizarro fu la centralizzazione estrema dell’impero inca. L’idea di Pizarro fu quindi quella di catturare subito l’imperatore in modo che, una volta soppressa la figura del sovrano che era considerato una divinità, presto tutto l’impero sarebbe crollato. Pizarro decise di sbarcare il più vicino possibile alla capitale dell’impero per poter giungere velocemente alle vicinanze dell’imperatore, catturarlo, ucciderlo e sottomettere tutto l’impero sfruttando il fattore della sorpresa e dello choc. Nel 1532 Pizarro sbarcò con i suoi uomini sulle coste dell’attuale Perù e venne accolto da Atahualpa a Cajamarca, la fortezza che era la base principale dell’esercito inca. Anche presso gli Inca c’era la credenza che dovessero arrivare i messi inviati dal dio. Atahualpa ricevette Pizarro davanti a tutti i suoi ufficiali schierati. Tra gli uomini di Pizarro c’era anche il frate domenicano Vicente de Valverde. Era stata organizzata una grande festa di accoglienza per gli stranieri e gli spagnoli avevano portato del vino avvelenato, facendo in modo che venisse servito a tutti gli ufficiali inca. Alcune fonti dicono che questa trovata fu un’idea di Valverde. Così, nel bel mezzo della festa, quando gli ufficiali cominciarono a sentirsi male, gli spagnoli catturarono l’imperatore: questo atto scioccò molto l’esercito che non sapeva come comportarsi e migliaia di soldati inca vennero massacrati da poco più di un centinaio di spagnoli. Giunto alla capitale dell’impero, Cuzco, Pizarro chiese alla popolazione un ingente riscatto per liberare l’imperatore: lo spagnolo scelse il magazzino più grande di tutta la città e chiese che venisse riempito d’oro fino al soffitto. Ma, una volta pagato il riscatto, gli spagnoli obbligarono Atahualpa a convertirsi al cristianesimo e subito dopo venne strangolato davanti a tutti. Anche questo atto di grande crudeltà sconvolse gli Inca e così gli spagnoli ebbero modo di massacrare moltissime altre persone e di conquistare la capitale. Lentamente poi tutte le altre città inca vennero conquistate dagli spagnoli grazie anche a rinforzi e all’appoggio di popolazioni sottomesse e, per un certo periodo, anche di Huascar, a cui era stato promesso il comando dell’impero. Anche tra Pizarro e i suoi uomini scoppiò una violenta disputa per il possesso dell’oro. Gli ultimi baluardi dell’impero inca resistettero fino all’inizio del Seicento e gli ultimi Inca venivano impiegati nelle miniere dove morivano di stenti.

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