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Mazarino e le Fronde

Dopo la morte di Luigi XIII, la Francia si trovò in una crisi politica causata dalla necessità di ricorrere per l'ennesima volta a una reggenza. L'erede al trono, Luigi XIV (1638-1715), era infatti un bambino di soli cinque anni. La reggenza toccò alla madre, Anna, che però era asburgica e spagnola.
La circostanza era simile a quella già vissuta anni prima, ma conl'aggravante che la Francia si trovava in guerra. Come era già prevedibile in una situazione di debolezza e confusione l'aristocrazia francese rialzò la testa tentando di riappropriarsi dei privilegi e di quegli spazi di potere che l'assolutismo aveva limitato.
Fu di nuovo un grande ministro a salvare la monarchia francese e anche questa volta si trattò di un cardinale: Giulizio Mazarino (1602-1661), successore di Richelieu e già da tempo suo stretto collaboratore. Italiano, di modeste origini sociali, il cardinale Mazarino non era amato dai Francesi che lo giudicavano un avventuriero giunto fortunosamente alla carriera politica. Mazarino affrontò una situazione interna difficile, in cui le resistenze alla politica accentratrice della monarchia erano diffuse in tutti gli ordini, dall'opposizione nobiliare alla protesta dei Parlamenti, alle masse dei contadini oppressi dalla fiscalità.

La crisi scoppiò tra il 1648 e il 1653, il cosiddetto periodo della Fronda. Il paese fu sconvolto dalla lotta tra la monarchia e quelle forze periferiche, dotate di potere locale, come l'aristocrazia e i Parlamenti (che in Francia avevano funzioni giudiziarie e di controllo sulle norme regie). In gioco era la concezione stessa dello Stato:
- la monarchia era impegnata nella costruzione di uno Stato accentrato e assoluto in cui tutto il potere era nelle mani del sovrano e del governo da lui nominato;
- Parlamenti e nobiltà, invece, intendevano lo Stato come un insieme di centri di potere autonomi e non subalterni al potere del re.

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