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Firenze e la rivolta: Savonarola

A Firenze scoppiò una rivolta che abbatté il potere dei Medici e instaurò una vera repubblica controllata da un frate domenicano che aveva guidato la rivolta, Girolamo Savonarola, il quale governò dal 1494 al 1498. Era sostenuto da un vasto schieramento di persone e tentò di fare delle riforme coraggiose. La prima idea di Savonarola era di dare a Firenze delle leggi simili a quelle di Venezia, ma più democratiche, creando un consiglio maggiore a cui potessero partecipare tutte le famiglie fiorentine. La seconda idea era quella di assegnare ai cittadini una tassa proporzionale ai possedimenti: questa fu un’idea rivoluzionaria, ma contribuì a screditare Savonarola tra i ricchi, anche tra quelli che l’avevano inizialmente sostenuto. Un altro elemento che ricadde contro Savonarola stesso fu il suo fanatismo religioso: nelle sue prediche infatti si scagliava spesso contro il papa perché non si occupava di problemi spirituali, ma di questioni politiche, economiche e militari. In questo modo però si tirò addosso la scomunica. Il fanatismo di Savonarola sfociò in proibizioni cittadine veramente assurde come il divieto di ridere per strada, di portare gioielli, di vestire elegantemente, di girare da sole o di mostrare scollature per le donne. I seguaci di Savonarola vennero detti piagnoni. Sul lungo periodo, il regime di Savonarola iniziò a traballare e nel 1498 Savonarola fu bruciato sul rogo. Venne restaurata la repubblica con le istituzioni dei Medici.

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