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FILIPPO II d’Asburgo

Figlio di Carlo V, eredita dal padre vasti territori ma non il titolo imperiale e per una serie di combinazioni finisce con l’avere un impero vastissimo. Fu soprannominato re prudente. Stabilisce la sua sede a Madrid (un villaggio al centro della Spagna). Costruisce l’Escoriale a metà tra convento e reggia. Il suo regno comprende: Spagna, Fiandre (Olanda Belgio, Lussemburgo e una piccola parte della Francia), Le Americhe, L’Italia Meridionale e ducato di Milano. La decisione di stabilire la capitale del suo “impero” a Madrid non fu di certo azzeccata. Filippo appariva al popolo come un re “celato” (organizzatore, amministratore), come un sovrano quasi inaccessibile. Rivista sotto l’ottica moderna l’idea di Pippo appare alquanto sbagliata: chiuso nel suo palazzo scriveva ad inviava messaggi e dispacci (si pensa sia arrivato a scriverne 300 in un giorno) tramite corrieri in tutto il vasto regno; tuttavia all’epoca i mezzi di comunicazione erano rappresentati dalle strade romane o comunque risalenti al medioevo; di conseguenza la trasmissione risultava lenta e difficile: sarebbe convenuto, a questo punto, fissare la capitale in una città dotata di un porto marittimo, come Barcellona o Siviglia per sfruttare direttamente il mare. L’apparato burocratico era impressionante: un consiglio di stato, sei dipartimentali, sei territoriali. Un re pio, austero, lavoratore (arrestò il figlio).Difensore dell’ortodossia. Non essendo però imperatore non si preoccupa di far conciliare le esigenze protestanti a quelle cattoliche, mette a completa disposizione del Papa la sua potenza. Mantiene l’uso dell’inquisizione, era più rigido della Curia Papale stessa, tutti i vescovi nominati in Spagna erano stati proposti da Filippo.
Malgrado dal Perù giunga un continuo afflusso di metalli preziosi il governo di Pippo dichiarerà per ben tre volte Bancarotta per questi tre motivi: il costo altissimo dell’apparato burocratico; le spese sostenute per mantenere eserciti stabili nei vasti territori del regno; la scarsa volontà dei nobili spagnoli di investire i loro soldi in attività che potessero risollevare l’economia. Essi infatti spendevano i loro soldi importando esclusivamente prodotti finiti di lusso da nazioni spesso concorrenti ed erano restii ad usarli per finanziare attività artigianali poiché erano soliti credere che non si confacesse al loro rango.
Anche l’economia delle colonie era allo sbando: erano costrette a spedire alla madre patria i loro prodotti ma questa non aveva nulla da mandar loro. Proprio questo fatto darà origine al fitto commercio illecito e al contrabbando tra le colonie stesse e nazioni concorrenti alla Spagna. Durante il suo regno si trova ad affrontare molti avversari interni ed esterni: le eresie, i privilegi e le iniquità sociali esistenti nella Spagna dell’epoca, la voglia d’indipendenza delle regioni lontane

Internamente prende di mira i Conversos e i Moriscos. Per quanto riguarda i primi ovvero gli ebrei convertiti si pensava fossero falsi e che continuassero segretamente a praticare, contro di essi si apre una vera e propria caccia; i Moriscos, i musulmani stanziati a Granata, Valencia ed Aragona si ribellarononel 1560. Rivolta sedata nel ’70 => i Moriscos vengono dispersi in tutto il territorio spagnolo mentre Granata, la città con la comunità islamica più grande viene ripopolata da spagnoli cattolici.
E’ più importante ciò che deve affrontare nelle Fiandre: l’opposizione culturale religiosa, il CALVINISMO. I paesi Bassi avevano una notevole autonomia: il Gran Privilegio concesso loro da Maria di Borgogna. Pippo intende limitare questa autonomia, si prende quindi il diritto di nominare i vescovi dei Paesi Bassi e manda lì la sorella Margherita d’Austria, coadiuvata dal cardinale Kromvell, per costituire una sorta di inquisizione. La nobiltà delle Fiandre, nel 1566, si rivolge alla corona con una petizione (il compromesso della nobiltà, firmato da 400 aristocratici) e la reggente revoca la legge. Filippo, non concorde con questa linea, affida un esercito al fedelissimo e tradizionalista Duca d’Alba che con esso occupa militarmente Bruxelles. Seguono repressioni, arresti, roghi. Tutti gli olandesi (di ogni ceto sociale) creano una resistenza guidata dal principe Guglielmo d’Orange. Ha inizio un conflitto che si protrarrà fino al 1648, dopo la guerra dei 30 anni. Nel ’72 la Spagna riconquista tutte le terre dei Paesi Bassi tranne Olanda e Zelanda. Nel ’75 assedio di Leida e gli olandesi hanno la meglio rompendo le dighe e isolando la citta attraverso un’inondazione. Nel ’76 Pippo dichiara bancarotta poiché non riesce a pagare i soldati i quali infuriati saccheggiano Anversa. Tra le province del sud (cattoliche) e quelle del nord (calviniste) da sempre in conflitto viene firmata la pace di Gand per fronteggiare il nemico spagnolo.

Filippo invia allora Don Giovanni d’Austria, grande condottiero, per avere altri successi militari: li ottiene ma muore per un’epidemia di febbre.
Allora viene mandato al nord Alessandro Farnese, duca di Parma e figlio di Margherita d’Austria, un abilissimo politico che invece di reprimere cerca alleanze promettendo a chi stava con lui la riattivazione del “privilegio”. Le province del sud, annoiate dai protestanti, subito si schierano al fianco della Spagna (1578). Quelle del nord si legano con l’Unione di Utrecht (1579) da cui nascerà, nel 1581, attraverso il Giuramento dell’Aia la Repubblica delle Sette Province Unite.
Nel 1585 Alessandro Farnese conquista Anversa. A questo punto interviene Elisabetta I d’Inghilterra che con i suoi corsari, guidati da Francis Drake, permette ai protestanti di salvarsi.

Nel 1571 in Perù avviene la rivolta degli indigeni che, guidati dall’ultimo discendente degli Incas, il nobile Tupac Amaru, si asserragliano nella grande città fortificata di Machu Pichu. Essa resiste per molto tempo ma alla fine crolla per l’impossibilità di continuare le difese contro un nemico infinitamente più forte e meglio armato.

Dopo questo evento Filippo II inserisce nelle colonie un codice di leggi per regolare le attività dei conquistadores, dediti spesso a soprusi, omicidi e stupri ai danni dei locali. Proprio al regno di Filippo si deve l’immagine dell’America meridionale che è giunta fino ad oggi: latina,cattolica e spagnola.

Il più grande nemico eterno, potente quanto la Spagna, è rappresentato dal regno dei Turchi Ottomani che può contare sull’egemonia nel mediterraneo grazie alla pirateria.
I pirati del Mahgreb, chiamati barbareschi, avevano sede nel porto di algeri, città vivace e cosmopolita, in cui confluivano bottini di ogni genere (preziosi, schiavi, merci). Pure nell’illegalità più completa vigevano forme di leggi non scritte che regolamentavano gli scambi e le attività.
Vi erano anche pirati cristiani, molti di essi italiani, che avevano sede a Livorno.
I corsari erano pirati che godevano dell’appoggio della corona e servivano il loro sovrano. Quelli inglesi si rivelano determinanti per l’ascesa della loro patria.
Salim II, sultano turco, decide di ampliare il suo regno e occupa militarmente l’isola di Cipro, protettorato veneziano. Venezia chiede aiuto alle forze cattoliche: al suo appello rispondono la Spagna e il Papa Pio V che subito benedice la Lega Santa. La Francia si mantiene neutrale perché con la Turchia aveva stretto importanti rapporti politici durante la guerra contro Carlo V.
La Lega Santa mette in piedi una grande flotta con la quale affrontare i Turchi in territori greco, La comanda l’abile generale Don Giovanni d’Austria.
Lo scontro avviene il 7 ottobre 1571 nelle acque di Lepanto, vicino al golfo di Corinto. Gli spagnoli, con una serie di agili manovre, riescono a chiudere i turchi in una vasta insenatura, impedendo loro il movimento, e li massacrano. Gli Ottomani perdono 35.000 uomini e quasi l’intera flotta. La vittoria ha una grande risonanza ideologica ma ha scarso peso pratico: i turchi ricostruiscono le navi e poco dopo costringono Venezia alla consegna di Cipro.

Sullo slancio della battaglia di Lepanto, Sebastiano di Braganza, giovane re di Portogallo, attacca il sultanato di Marocco. LA spedizione si rivela un fiasco clamoroso e Sebastiano trova la morte senza lasciare eredi. Si apre quindi in una crisi dinastica. Filippo si candida alla reggenza in quanto zio del defunto sovrano. La società portoghese si spacca sulla decisione ma nel 1580 riesce a farsi riconoscere re di Portogallo e di tutte le sue colonie.

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