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Filippo II e la rivolta dei Paesi Bassi

Filippo II tolse autonomia ai Paesi Bassi, inviò funzionari madrileni ad amministrare questi territori, impose un carico fiscale notevole e impose il cattolicesimo anche alle province ormai calviniste attraverso una spietata inquisizione. I Paesi Bassi del tempo erano formati da diciassette province e sette di queste, quelle settentrionali, erano di fede calvinista. Di fronte a tutte queste iniziative, la nobiltà dei Paesi Bassi, che era sia cattolica sia calvinista e capeggiata dalla potente famiglia D’Orange, cercò di trovare un dialogo, ma fu profondamente oltraggiata dal comportamento della Spagna. A questo punto i nobili si riunirono e diedero vita a una rivolta contro la Spagna, autoproclamandosi “pezzenti”. La Spagna reagì inviando nei Paesi Bassi il proprio esercito guidato dallo spietato duca d’Alba. Questo assunse poteri speciali e cercò di reprimere duramente la rivolta. La rivolta dei Paesi Bassi era scoppiata nel 1576 e proseguì fino ai primi anni del Seicento. La Spagna riconobbe l’indipendenza dell’Olanda solo nel 1648. Durante la violenta repressione della rivolta, però, le truppe spagnole non ricevettero più la paga per un certo periodo e questo fatto suscitò l’ammutinamento di molti soldati che saccheggiarono spontaneamente Anversa nel 1576.

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