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Esplorazioni Atlantiche

Il Portogallo diede il via alle decisive esplorazioni nell’Atlantico. L’evento che diede inizio all’esplorazione delle coste africane, si deve alla guerra contro il Marocco (conquista di Ceuta: città posta di fronte a Gibilterra. L’obbiettivo dei portoghesi era di spingersi a sud. Il loro scopi erano:
1) quello di giungere alle fonti dell’oro africano, saltando la mediazione del commercio con i mussulmani.
2) a seguito dell’introduzione delle piantagioni di canna da zucchero: arcipelago di MADEIRA (esempio di economia schiavista dipendente da un continuo traffico di schiavi), ci fu bisogno di una continua “importazione” di quest’ultimi, i viaggi portoghesi in africa avevano anche questa motivazione.
3) raggiungere le fonti delle spezie circumnavigando l’africa.
La navigazione nell’atlantico era molto difficile a causa della presenza degli alisei: venti favorevoli (solo all’andata) fino all’equatore, mentre contrari al disotto di esso. il proseguire delle esplorazione poté avvenire soltanto impadronendosi della conoscenza dei venti. Ottenuta essa, in più di 2 decenni (a partire dal 1460) si poté giungere al doppiaggio del capo di buona speranza, giungendo così nell’oceano indiano. Il primo a far ciò fu Bartolomeo Diaz che tornò nei primi giorni del 1488 a Lisbona dopo aver trovato la via diretta per l’oceano Indiano.

Nel frattempo (1484) Colombo, chiese al re del Portogallo i finanziamenti per un viaggio verso le indie, navigando verso occidente. La richiesta gli fu rifiutata, in quanto Giovanni II re del Portogallo credeva che la via per le indie fosse ormai spianata, con la circumnavigazione dell’Africa e in quanto Colombo non aveva fornito dati che attestassero l’effettiva lunghezza e praticabilità del viaggio. Allora colombo ripresentò nel 1492 il suo progetto alla regina Isabella di Castiglia questa volta affiancato da due principali calcoli, sostanzialmente sbagliati: 1) Colombo aveva calcolato che tra le Canarie e il Cipango (estremità orientale del Giappone) ci fossero 300 gradi (contro i 195 reali). 2) Il secondo riguardava la lunghezza del grado: colombo la calcolava sull’equatore di 45 miglia (in realtà = 60 miglia), poi ridotta (giustamente) del 10% perché il viaggio era effettuato sul 28° parallelo. Il risultato era 4 volte inferiore al reale valore della lunghezza. La fortuna volle che tra le indie e l’Europa ci fosse un continente, distante all’incirca quanto lo erano le indie secondo il calcolo di Colombo. La flotta era di 3 navi con 90 uomini. Partì il 3 agosto (da Palos) e arrivò l’11 ottobre (1492) nell’isola di San Salvador.
Nel frattempo continuano i viaggi dei portoghesi in direzione dell’india. Nel 1497 partì la spedizione di Vasco da Gama con lo scopo di raggiungere definitivamente le indie. In novembre doppiò il capo di Buona Speranza, poi prese avvio l’ultima tappa del viaggio (aprile) con l’aiuto di guide locali, che permisero il giusto utilizzo dei venti, permettendo alla flotta di giungere in soli 32 giorni a Calicut, uno dei più grandi nodi commerciali dell’Asia. Nel viaggio di ritorno, non ancora cosciente del sistema dei venti, rimase molte settimane in mare (fra tempeste e bonacce) finché non giunse il monsone giusto. In una delle tempeste, una delle 4 navi era affondata. Mentre un’altra l’avrebbero persa in seguito a causa della morte di gran parte dell’equipaggio a causa dello scorbuto: essa era causata dalla mancanza di fibre vegetali nell’alimentazione, essendo le navi rimaste in mare per 89 giorni, i marinai erano rimasti senza vegetali freschi per l’intero viaggio, quindi lo scorbuto uccise decine di marinai. Doppiato nuovamente il capo di buona speranza, il 29 agosto 1499 la spedizione tornò a Lisbona. Anche se in quel momento sembrava imporsi la via di Colombo per le indie (non era ancora stato capito che non erano le indie ma un nuovo continente), una nuova spedizione partì dal Portogallo guidata da Cabral. Essa fece una volta nell’atlantico troppo ampia e giunsero fino a scoprire la punta orientale del brasile. Lì fondarono una colonia successivamente utilizzata di routine come scalo per raggiungere le indie.
Cabral proseguì il viaggio e giunse fino a Calicut. Qui però capì che non gli sarebbe stato facile farsi accettare come concorrente dei mercanti arabi (per di più il sovrano non era interessato alle merci europee). A questo punto Cabral, che contava su una flotta di 13 navi, sfidò i mercanti arabi e lasciò Calicut solo dopo pesanti bombardamenti. Trovò una migliore accoglienza 200 km più a sud da dove tornò con un grosso carico di spezie.
A questo punto i portoghesi pianificarono un lungo attacco con lo scopo di ottenere il dominio dei mari: nel 1502 partì una nuova spedizione guidata nuovamente da Vasco da Gama con l’intenzione di compiere una prova di forza. Bombardarono nuovamente Calicut. E costrinsero il sovrano del porto del Malabar ad accettare rapporti forzati con i portoghesi. A questo punto occorreva distruggere le antiche reti del traffico arabo e costruire nuove basi strategiche per i commerci. Per fare questo serviva loro la supremazia sul mare: essa in primis, poi in seguito avrebbero potuto costruire basi strategiche per la gestione dei traffici.
La possibilità di dimostrare la supremazia portoghese sul mare fu data da una battaglia, combattuta contro il sovrano di Calicut (che voleva reagire ai soprusi dei portoghesi) alleato con i mamelucchi (dinastia regnante in Egitto e in Siria), combattutasi di fronte a Diu ( febbraio 1509). La flotta egizia fu annientata, i portoghesi si impossessarono di Goa iniziando a fissare i capisaldi del loro dominio sull’oceano indiano. Albuquerque (viceré e governatore) volle bloccare il flusso di spezie verso il mar rosso e il golfo persico, occupando i porti alle loro imboccature: Aden e Hormuz. Serviva occupare anche Malacca (nello stretto fra la penisola di Malacca e Sumatra). La conquista di Aden non fu possibile, quindi i portoghesi si servirono dell’isola di Socorta. Andò meglio il blocco del golfo persico, con la conquista di Hormuz. Nel 1511 Albuquerque conquistò Malacca. Ricapitolando i Portoghesi avevano come obbiettivo quello di ottenere la supremazia sul mare e quello di controllare il flusso delle spezie con delle basi strategiche: ADEN, HORMUZ e MALACCA. Non potendo conquistare Aden, il sistema delle basi commerciali e militari divenne questo: per il MAR ROSSO: L’ISOLA DI SOCOTRA, per il GOLFO PERSICO: HORMUZ e per il traffico dalle isole delle spezie (nello stretto tra la penisola di Malacca e Sumatra): MALACCA.
Mentre i portoghesi lavoravano al progetto del monopolio delle spezie, l’impresa di colombo si dimostra un completo fallimento: era ripartito dalla Spagna con 13 navi con tutto il necessario per fondare una colonia, però il clima inospitale del luogo, l’assenza di spezie e metalli preziosi, diedero al ritorno di colombo un tono molto meno trionfale.
Partì un’ultima volta ma quando era là, gli furono tolti dal re i suoi (esagerati) poteri e fu richiamato in patria. Morirà pochi anni dopo in Spagna completamente dimenticato.
Successivamente si vennero a delineare le reali dimensioni di quello che doveva essere un vero e proprio continente. Il primo a provarlo fu il fiorentino Amerigo Vespucci che, spingendosi in tre spedizioni sempre più a sud. Allora i vari navigatori tentarono di superarlo, c’erano 3 possibilità (teoricamente): aggirarlo da nord, da sud o cercare un passaggio centrale. Al passaggio a nord lavorarono (al servizio dell’Inghilterra) Giovanni e Sebastiano Caboto (padre e figlio) ma il passaggio era bloccato da enormi iceberg già all’imboccatura della baia di Hudson.
La prima delle 3 possibilità dette precedentemente a essere realizzata era quella di attraversare il continente in un istmo relativamente breve: l’istmo di Panama. L’impresa fu portata a termine per primo da De Balboa. Non era però lo stesso un passaggio facile perché il viaggio sul continente esponeva a pericolose malattie ed era effettuato in un terreno tutt’altro che facilmente praticabile.
Per questo non si abbandonò la ricerca di ulteriori possibili passaggi. Nel 1519 la corona Spagnola accettò di finanziare il progetto di Ferdinando Magellano (portoghese) che voleva continuare l’esplorazione a sud.
Trovarono un difficile passaggio, dove una nave affondò ed un’altra abbandonò l’impresa.
Giunsero così nell’oceano pacifico. Iniziò la più lunga traversata mai compiuta senza possibilità di scalo: 3 mesi. In essi le navi rimasero senza cibo e lo scorbuto falcidiò l’equipaggio. Giunsero però alle filippine. Qui vollero imporre il battesimo a forza ma in una rivolta Magellano rimase ucciso. dovettero bruciare una nave perché non avevano marinai a sufficienza e poi ripartirono, giunsero nelle MOLUCCHE (isole delle spezie più pregiate, dove una nave realizzò un buon carico e l’altra venne catturata dai portoghesi. L’8 settembre 1522 un’unica nave (colpita nuovamente dallo scorbuto attraversando il capo di buona speranza) giunse al porto di Siviglia con 18 marinai. L’unica via per le indie praticabile restava quella dominata dai Portoghesi.

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