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L'esplorazione dell'Asia e dell'Africa

Nell’ultimo periodo del Medioevo la scienza geografica aveva compiuto progressi. Si perfezionò l’astrolabio, si crearono le prime carte nautiche e si ebbe l’invenzione della bussola. Strumenti, questi, che permisero di superare distanze sempre più rilevanti.
I viaggi di esplorazione verso l’Oriente furono inizialmente intrapresi dai missionari e dai mercanti. I fattori che spinsero gli Europei a incrementare i traffici con l’Asia erano l’aumento demografico e il miglioramento del tenore di vita, che fecero aumentare la domanda di beni di lusso, reperibili nei mercati orientali; il desiderio di togliere ai veneziani il monopolio (regime di mercato in cui un determinato prodotto è fornito da un solo operatore economico) del commercio delle spezie e la caduta di Costantinopoli nelle mani dei Turchi, poiché essi tendevano a bloccare le vie dell’Asia attraverso le quali giungevano in Europa varie spezie. Il primo sovrano europeo a rendersi conto degli enormi vantaggi che sarebbero derivati dall’apertura di nuove vie commerciali fu il re portoghese Enrico I, che incoraggiò Bartolomeo Diaz a esplorare le coste dell’Africa, il quale arrivò al Capo di Buona Speranza. Dieci anni dopo (1498) Vasco de Gama raggiunse l’India dopo aver circumnavigato l’Africa. Così i Portoghesi si assicurarono il controllo dei commerci con l’Oriente, crearono centri fortificati lungo le coste dell’Africa e dell’Asia, e raggiunsero perfino la Cina e il Giappone.

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