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Gli errori di Carlo Alberto nella Prima guerra d'indipendenza

Le ragioni della sconfitta italiana nella Prima guerra d’indipendenza sono state oggetto di lunghe analisi da parte degli storici militari, e c’è chi conclude che tali ragioni furono soprattutto politiche.
Carlo Alberto non condivideva l’aspirazione degli patrioti, che era quella di unificare l’Italia; voleva semplicemente annettere la Lombardia al Piemonte, continuando una politica che i Savoia seguivano dal Settecento. Inoltre temeva che i democratici milanesi, approfittando della gloria militare durante le “Cinque giornate”, lo precedessero proclamando la Repubblica e rendendosi indipendenti.
La miopia di questi obbiettivi portò Carlo Alberto a commettere una serie di errori. Il primo errore fu quello di concentrare continuamente l’esercito nella capitale Lombarda invece di inseguire gli Austriaci, impedendo a Radetzky di chiudersi nel Quadrilatero .

Il secondo errore, causato dall’ambizione di apparire unico vincitore della guerra, fu quello di assegnare compiti impossibili o inutili ai reggimenti degli alleati e ai contingenti di volontari.
Il terzo errore fu di ostinarsi a comandare personalmente l’esercito, nonostante la sua riconosciuta incapacità .
Questo terzo errore ci porta però al problema militare:
• gli ufficiali di Stato Maggiore erano assolutamente ignari anche delle più elementari nozioni geografiche sul Lombardo-Veneto;
• gli ufficiali superiori erano per la maggiore parte di età troppo avanzata;
• gli ufficiali di grado inferiore erano abbastanza giovani e ricchi di ardimento, ma impreparati;
• i sottoufficiali pochi e ignoranti;
• i soldati inesperti del mestiere delle armi;
• non abbastanza numerosa l’artiglieria, anche se eccellente sia per il materiale sia per il personale;
• non sufficiente il corpo sanitario, per cui i feriti restarono spesso privi di assistenza;
• i soldati si sono battuti senza risparmiarsi, e in piena Lombardia: la fame e la sete li hanno decimati;
• la presunzione degli uomini di governo li hanno perduti: pensano solo, quasi come in un mondo immaginario.

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