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SPAGNA, INGHILTERRA, FRANCIA NELLA STESSA SECONDA META’DEL XVI SECOLO

La Spagna di Filippo II: Da Carlo V a Filippo II
L’avvento al potere in Spagna del figlio di Carlo V, Filippo II, dopo l’abdicazione dell’imperatore nel 1556, fu seguito nel 1557 da due eventi: la bancarotta finanziaria della Spagna e la vittoria militare di San Quintino sulla Francia che con la pace di Cateau-Cambrésis del 1559, consacrò la Spagna come maggior potenza in Europa.
L’era di Filippo II: potenza e debolezza della Spagna.
L’epoca di Filippo II fu un’era in cui il paese si diede un’identità fondata su 4 caratteri:
a) sul componimento del processo di centralizzazione assolutistica;
b) sullo stretto legame tra monarchia e cattolicesimo;
c) sul carattere militare e colonialistico del regime;
d) su un sistema economico volto al primato della rendita aristocratica rispetto al profitto borghese capitalistico.
Filippo II fu re di Spagna del 1556 al 1598 e dopo il 1580 anche il Portogallo. Egli riuscì ad affermare, in Spagna e nei domini italiani e americani il suo modello centralistico e il cattolicesimo della Controriforma, ma vide entrare in crisi il potere spagnolo nei Paesi Bassi e fu sconfitto nel sogno di domare la nascente potenza inglese.
Il sistema di governo e le Cortes. L’ideologia cattolica e l’organizzazione militare
Filippo II fece della Castiglia il centro di governo della Spagna e dei domini, spostando a Madrid la capitale politica e amministrativa del regno. Egli si valse di una serie di Consigli e dell’Inquisizione, che agiva come un centro di controllo e di repressione ideologica. All’apparato di governo regio si affiancavano le Cortes (assemblee rappresentative che si riunivano per volontà del re e potevano presentare domande scritte al sovrano e votare le imposte. Filippo II operò per l’unità religiosa del paese. L’inquisizione divenne un’istituzione centrale dello Stato. I deboli nuclei protestanti furono chiamati. Vennero eliminati anche i conversos, gli ebrei costretti alla conversione, i moricos, costretti alla conversione ma in buona parte rimasti fedeli all’Islam. Un grande braccio della potenza spagnola era la flotta, di fondamentale importanza per un paese che doveva tutelare un impero immenso distribuito in varie parti del globo.
Le finanze dello Stato e il sistema economico spagnolo
La corona poté contare su 2 fonti di entrate fondamentali:
a) l’aumento dell’afflusso d’oro e d’argento delle colonie americane;
b) l’imposta sulle vendite e le permute , che aumentò superando l’incremento dei prezzi.
Sull’economia gravavano le spese volte a dare prestigio alla Corona, alla nobiltà e alla Chiesa. L’ostentazione del lusso e le spese voluttuarie divennero un aspetto organico della società e del linguaggio sociale dello “spagnolismo”. La società acquistò un carattere gerarchico, fondato sulla concentrazione delle proprietà terriere e sulla perdita di peso delle attività industriali e commerciali. L’ideale dominante diventò quello di vivere di rendita.
La politica estera di Filippo II. Il confronto con l’espansionismo ottomano. La vittoria di Lepanto.
L’obiettivo della politica estera di Filippo II fu di contrastare l’espansione dei tirchi nel Mediterraneo centro-occidentale. Questa politica non raggiunse il suo scopo. I turchi conquistarono Cipro, possedimento di Venezia. Per questo motivo Venezia si unì con il papato, la Spagna e altri Stati italiani nella Lega Santa. Venne formata una flotta al comando don Giovanni d’Austria,
fratellastro di Filippo, che nelle acque di Lepanto nel 1571 riportò la vittoria contro una flotta turca.
La rivoluzione dei Paesi Bassi spagnoli: significato e presupposti
Il maggior fallimento subito da Filippo II fu determinato dalla rivoluzione dei Paesi Bassi. Fu la prima rivoluzione dei tempi moderni: oppose popoli, interessi economici, culture e fedi religiose diverse, produsse alleanza politiche e sociali con ramificazioni internazionali, fece sorgere nuove istituzioni statali. I Paesi Bassi comprendevano Olanda, Belgio, una parte della Francia e il Lussemburgo. Essi rappresentavano una delle zone più ricche d’Europa, nella quale convivevano cattolici, luterani, calvinisti e anabattisti. I Paesi Bassi erano governati da Margherita D’Austria, figlia di Carlo V. Margherita d’Austria fece perseguitare i protestanti e introdusse nel paese l’inquisizione. Questa politica suscitò un’opposizione e spinse la grande nobiltà ad allearsi con i perseguitati religiosi.
Il precipitare della rivoluzione e i suoi sviluppi
I protestanti compirono atti di violenza contro chiese, monasteri e membri del clero. Guglielmo d’Orange era leader nazionale, mise insieme un esercito, ma venne battuto e fuggì in Germania. La repressione spagnola, affidata al duca Alba, e l’instaurazione di un duro regime di occupazione trasformarono la rivolta antispagnola in una rivoluzione. Gli emigrati calvinisti, portarono la guerra sul mare, mentre Guglielmo d’Orange penetrò dalla Germania nei Paesi Bassi. Filippo II prese a parlare di pacificazione. Gli Stati generali e i rappresentanti calvinisti si riunirono dando luogo alla pacificazione di Gand, che concordò la richiesta di ritiro dalle truppe spagnole e una politica di tolleranza religiosa.
Dalla pacificazione di Gand alla nascita della repubblica delle Province unite
Filippo II era deciso alla repressione, e questa volta trovò un alleato di primo ordine, Alessandro Farnese, figlio di Margherita d’Austria. I calvinisti nell’opposizione spagnola contrastavano il dominio straniero di Filippo II, la nobiltà cattolica, il regime assolutistico di Filippo II e la Chiesa cattolica. Alessandro Farnese riuscì a dividere il fronte antispagnolo, le province meridionali stabilirono l’Unione di Arras. Ad essa i calvinisti opposero l’Unione di Utrecht. Nel 1581 gli Stati generali delle province settentrionali proclamarono la decadenza della monarchia spagnola e la nascita di una repubblica indipendente delle Province Unite. I Paesi Bassi erano divisi in due parti, Filippo II nel 1598 concedette l’autonomia alle province meridionali rimaste alla Spagna. Egli riconobbe anche un’indipendenza alle province Unite, sancita nel 1648 (pace di Vestfalia, sancisce la guerra dei 30 anni). Così era sorta una repubblica oligarchica calvinista, ben sviluppata economicamente, avviata a diventare una grande potenza navale e commerciale.
2. L’Inghilterra da Edoardo IV a Elisabetta I. La Scozia
L’Inghilterra dopo Enrico IV
Dopo la morte di Enrico VIII salirono al trono d’Inghilterra prima Edoardo VI, un fanciullo di 9 anni, e poi Maria I Tudor, figlia di Enrico e Caterina d’Aragona. Si trattò di 2 brevi regni, segnati da una violenta e drammatica oscillazione nella politica religiosa del paese, la quale solo con l’avvento al trono di Elisabetta I (1558 – 1603), figlia di Enrico VIII e di Anna Bolena, trovò il suo assestamento.
Il regno di Edoardo VI
Durante il regno di Edoardo VI l’asse si spostò in senso protestante. Nel 1549 fu promulgato l’Atto di uniformità volto a imporre a tutto il regno l’orientamento ufficiale: con la professione di fede contenuta nei 40 articoli fu dato un fondamento a quella che era diventata una Riforma protestante.
Il regno di Maria I Tudor e la sua successione
Dopo la morte di Edoardo VI salì al trono la sorellastra Maria I Tudor. Maria andò sposa al futuro re di Spagna Filippo II, suscitando l’opposizione di una dipendenza dell’Inghilterra alla Spagna cattolica. La regina voleva restaurare il cattolicesimo, questo poteva avvenire soltanto con la violenza, così Maria venne definita la “Sanguinaria”. Nel 1558 ella morì e si aprì una questione di successione. Elisabetta, figlia di Anna Bolena non era riconosciuta come erede legittima dai cattolici perché era figlia di un divorziato. Alle pretese di Elisabetta si aggiungevano quelle di Maria Stuarda, cattolica regina di Scozia, discendente da Margherita Tudor. La candidatura di Maria Tudor era mal vista dai protestanti, dai nazionalisti inglesi e dal Parlamento per motivi politici e religiosi. La sua ascesa al trono avrebbe visto la Francia assumere il controllo di Scozia. Filippo II appoggiò la candidatura di Elisabetta, a cui offrì la sua mano (non accolta). Nel 1558 Elisabetta, sostenuta dal Parlamento, diventò regina d’Inghilterra.
Il regno di Elisabetta I
Elisabetta I si trovava divisa tra cattolicesimo e protestantesimo. Ella era contro sia al calvinismo che al papismo, fece approvare dal parlamento l’Atto di supremazia 1559 che imponeva la sottomissione della Chiesa alla regina investita dall’autorità di “amministratrice” (governor). Nominò nuovi vescovi in sostituzione di quelli cattolici che non vollero riconoscere la sua autorità. La lingua del culto divenne l’inglese. Nel 1569, contro la politica religiosa, la grande nobiltà cattolica del Nord tentò una sollevazione che fu stroncata. Pio V scomunicò Elisabetta e sciolse i sudditi dal legame di fedeltà alla Corona. La regina così scatenò un’ondata persecutoria contro i cattolici, mandò a morte i capi della sollevazione nobiliare e cacciò i gesuiti dal paese.
Il regno di Scozia e lo scontro tra cattolici e protestanti
La Scozia fu percorsa da gravi tensioni; era un regno indipendente riconosciuto dall’Inghilterra. Regnava la dinastia degli Stuart. Nel periodo in cui Enrico VIII guidò lo scisma da Roma, la Scozia svolgeva il ruolo di presidio del cattolicesimo sotto la reggenza di Maria di Guisa (madre di Maria Stuarda e moglie del re di Francia Francesco II). Il paese era diviso tra cattolici e protestanti, anche tra filoinglesi e filofrancesi. Il protestantesimo calvinista e il patriottismo antifrancese si saldarono e così il paese piombò nella guerra civile. Trionfò sia la Riforma dei calvinisti (detti puritani) che la politica antifrancese, che era stata appoggiata dagli inglesi.
Il dramma di Maria Stuarda
Dopo la morte del marito Francesco II, Maria Stuarda tornò in Scozia. Sovrana cattolica di un paese protestante e contro Elisabetta I per le sue pretese al trono inglese, la sua unica base di forza era la stessa nobiltà protestante vedeva in lei un elemento di unità nazionale contro i pericoli di soggezione all’Inghilterra. La condizione della regina peggiorò in conseguenza di una condotta personale, culminata in matrimoni burrascosi e scandalosi. La Scozia entrò in uno Stato di guerra civile, che si risolse con la sconfitta della truppe di Maria dopo aver abdicato a favore del figlio Giacomo VI, fuggì presso Elisabetta I divenendone prigioniera. Maria Stuarda venne giudicata con l’accusa di aver preso parte a un complotto per uccidere Elisabetta I.

La guerra con la Spagna e le sue conseguenze. Il disastro dell’Invencible Armata
Nel 1588 la Spagna fu sconfitta dall’Inghilterra in un confronto diretto sul mare. La vittoria inglese ebbe 3 conseguenze:
a) segnò un capitolo decisivo dell’ascesa della potenza intenzionale dell’Inghilterra;
b) costituì un insuccesso per l’espansionismo della Spagna;
c) influì in modo rilevante sulle sorti della guerra tra gli spagnoli e le province ribelli dei Paesi Bassi che trovarono nell’Inghilterra un alleato.
Nel 1586 Filippo II tentò di invadere l’Inghilterra. La spedizione venne preparata con cura. La Spagna trovò di fronte a sé n paese determinato e pronto alla lotta. Il corsaro Francis Drake incendiò molte navi e distrusse scorte di viveri e munizioni nella baia di Cadice. La flotta spagnola, l’Invencible Armata salpò da Lisbona nel 1588; gli inglesi avevano delle navi più agili di quelle spagnole e armate di un’ottima artiglieria. Gli spagnoli presero la fuga tentando la rotta del Nord. Molte altre caddero sotto i colpi degli inglesi e degli olandesi e gli equipaggi che cercarono scampo sulle coste scozzesi e irlandesi furono massacrati. In Spagna tornò solo la metà della flotta. In Spagna tornò sola la metà della flotta e degli uomini. Il sogno espansionistico di Filippo II crollava. Le ostilità tra Spagna e Inghilterra durarono fino a dopo la morte di Filippo II (1598)
Le peculiarità dello sviluppo politico dell’Inghilterra elisabettiana
Con Elisabetta I l’Inghilterra diventò una grande potenza. Il suo sistema di governo rimase improntato agli schemi dell’assolutismo. Nell’Europa continentale le antiche forma rappresentative (gli Stati generali, le Cortes) cedevano di fronte al potere assoluto del sovrano, in Inghilterra il
Parlamento, cioè la Camera dei comuni, convocato per volontà della regina, restava una struttura politica vigorosa.
Il ruolo del Parlamento
Il primo organo di Elisabetta I era il Consiglio privato. I consiglieri avevano il ruolo di ministri; la Camera dei comuni agiva come portavoce delle esigenze del paese. Il Parlamento, durante il regno di Elisabetta fu convocato 13 volte, rappresentava un’istituzione politica; la gentry era la piccola e media nobiltà di campagna che credevano nel ruolo politico.
Il commercio internazionale e le basi dell’impero coloniale in America
Nel periodo elisabettiano l’Inghilterra realizzò strutture commerciali internazionali che costituirono il centro della sua potenza economica. Nel 1554 venne fondata la Compagnia per il commercio con Mosca, la Persia e i Paesi del Nord; nel 1600 fu fondata la Compagnia delle Indie orientali, la quale stabilì il monopolio commerciale con l’India. Fu creato il primo nucleo della Borsa di Londra. Durante il regno di Elisabetta I, Walter Raleigh fondò la colonia della Virginia in onore della vergine regina che non si era mia sposata.
Il problema del pauperismo
La Corona e le classi dirigenti, dopo il grande incremento demografico, si preoccuparono di dare vita a una serie di istituzioni per i poveri; nello stesso tempo misero in atto una legislazione repressiva tendente a impedire l’afflusso delle campagne alle città. Si creò una legislazione per i poveri, in cui la carità, sorveglianza poliziesca e punizione erano unite.
3. La Francia dalle guerre di religione al regno di Enrico IV
Cause, caratteri ed effetti delle guerre di religione in Francia
La Francia nella seconda metà del XVI secolo fu sconvolta da una serie di guerre civili e religiose che indebolirono l’autorità della Corona e l’economia del paese.
La diffusione del calvinismo
Il calvinismo si era diffuso nel Sud-Ovest della Francia. Sostenuto dai lavoratori urbani, dagli artigiani e dai ceti piccolo-borghesi, esso aveva trovato potenti alleati come i principi di Borbone, titolari della corona di Navarra e imparentati con gli Chatillon-Coligny. A capo dei cavalieri vi era la potente famiglia dei Guisa.
La debolezza della Corona. La reggenza di Caterina de’ Medici e lo scoppio della guerra civile
Nel 1559 era morto Enrico II, che aveva già iniziato una politica persecutoria contro i calvinisti. Gli succedettero i figli Francesco II e poi Carlo IX di 10 anni. Data la minore età del sovrano un ruolo importante ebbe la madre, Caterina de’ Medici, in qualità di reggente, che tentò di far accettare ai cattolici una politica di tolleranza verso i protestanti. La situazione precipitò quando i seguaci di Guisa massacrarono un gruppo di calvinisti (ugonotti in Francia) a Vassy , in Normandia.
Dall’Editto di Saint-German alla strage della notte di San Bartolomeo
Caterina de’ Medici continuò a ricercare un possibile equilibrio tra le parti in lotta. Nel 1570, con l’Editto di Saint-German parve realizzarsi un compromesso. Gli ugonotti furono autorizzati a occupare 4 piazzeforti. La parte protestante fu rafforzata pr un verso dall’ammiraglio Gaspard de Coligny, ugonotto, era diventato consigliere di Carlo IX, ed appoggiava i calvinisti in rivolta nei Paesi Bassi contro la Spagna, dall’altro verso dal matrimonio 1572 tra Enrico di Borbone, calvinista, e la sorella del re Margherita di Valois. Il partito dei Guisa decise di rincorrere alla forza: quando i capi protestanti parteciparono a Parigi per le nozze, nella notte si San Bartolomeo 1572 migliaia di ugonotti furono uccisi con il consenso di Caterina de’ Medici. L’ammiraglio Coligny fu ucciso. Enrico di Borbone riuscì a salvarsi.
L’acuirsi dei contrasti
Ebbe così inizio una lotta sanguinosa. Gli ugonotti si riorganizzarono sotto il comando di Enrico di Borbone, mentre i cattolici formarono la Lega cattolica con a capo il duca Enrico di Guisa. Quando morì Carlo IX salì al trono il fratello Enrico III, il quale dopo un compromesso con gli ugonotti passò a sostenere la Lega.
La successione di Enrico IV di Borbone e la conversione al cattolicesimo
Nel 1584, quando morì Francesco, la situazione si precipitò, perché non aveva eredi diretti ma in
forza della legge salica diventa candidato al trono Enrico di Borbone. I guisa stabilirono un accordo diretto con Filippo II; gli ugonotti ottennero aiuti dai protestanti tedeschi. Enrico III fece assassinare Enrico Guisa perché era un nemico. Ma Enrico III fu assassinato da un monaco domenicano. Con questa morte salì al trono Enrico di Borbone con il nome di Enrico IV. Egli era un ugonotto e si trovò di fronte l’opposizione del partito cattolico filospagnolo di Filippo II. Ma grazie alle sue vittorie militari contro gli spagnolo e poi alla sua decisione di convertirsi al cristianesimo, egli poté conquistare il potere effettivo a compiere un’entrata trionfale a Parigi.
La pacificazione del paese
Enrico IV si propose di pacificare il paese all’interno e di cacciare le truppe spagnole. Spagna e Francia strinsero il trattato di Vernins. Anche in Francia le mire di Filippo II subirono uno scacco fondamentale.
Le conseguenze della guerra
L’autorità della Corona era stata minata. La guerra aveva provocato devastazioni nelle città e nelle campagne, danneggiando la produzione agricola e industriale e commerciale. Furono colpiti i contadini, i lavoratori urbani e il basso clero. Successivamente in Francia la ripresa fu rapida sul piano economico e sociale.
L’Editto di Nantes
Nel 1598 Enrico IV emanò l’Editto di Nantes che restò in vigore fino al 1685. esso concedeva agli ugonotti la libertà di culto e di organizzazione religiosa; stabiliva l’eguaglianza dei diritti civili per i riformati e concedeva agli ugonotti per volontà del re il possesso di un centinaio di fortezze armate.
Il consolidamento dell’autorità della Corona e i suoi limiti
Il re si sforzò di ristabilire l’autorità della Corona nel paese, servendosi del Consiglio di Stato e dei commissari regi. I Parlamenti furono privati della loro autonomia; gli Stati generali non vennero più convocati. Lo sforzo di centralizzazione perseguito da Enrico IV incontrò diversi ostacoli: l’esistenza di uno Stato protestante all’interno del paese sanziona l’Editto di Nantes; la persistente potenza della grande nobiltà; la forza del Parlamento di Parigi, che tendeva a istituire una forma di controllo sulla legislazione regia; il meccanismo della venalità delle cariche (vendita) il quale rappresentava per lo Stato una fonte di entrate. Con la legge della Paulette venne stabilito il principio dell’ereditarietà delle cariche.
Il successo della politica economica di Enrico IV
Ebbe successo la politica economica grazie al ministro calvinista duca Sully. L’agricoltura si riprese vigorosamente.
L’assassinio di Enrico IV
Enrico IV si preparò a iniziare una guerra con gli Asburgo con il sostegno dei protestanti tedeschi. L’opposizione cattolica si accese di nuovo in tutto il paese. Fu ucciso da un fanatico frate, Ravaillac nel 1610

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