Ominide 50 punti

La Spagna Seicentesca

Pur presentandosi sulla scena europea come una grande potenza imperiale, la Spagna del Seicento fu investita da una profonda crisi. Delinea il quadro della decadenza spagnola, specificando il ruolo che in essa ebbero i fattori culturali.

La Spagna fu tra le prime potenze europee a trovare nuovi sbocchi commerciali e, con essi, nuove ricchezze, ma, nel corso degli anni, non è riuscita ha mantenere il prestigio guadagnato alla fine del XV secolo. Dopo l'exploit dei primi decenni del '500, la potenza iberica cade in un baratro sempre più profondo. La mancanza di un benessere economico fomenta le intolleranze e le lotte di una popolazione che non si attiva per risolvere la disastrosa situazione finanziaria in cui versa.

Dal punto di vista economico, la causa prima della decadenza spagnola fu l'incapacità di gestire i traffici commerciali con le colonie. L'alta richiesta di materie prime che proveniva dai colonizzatori metteva subito in moto la borghesia spagnola che, naturalmente, preferiva essere pagata lautamente con oro e argento piuttosto che svendere la propria merce ai poveri contadini locali. La nobiltà, che appoggiava questo tipo di attività, si trovò però a dover sfamare la propria popolazione e si vide quindi costretta ad importare massicce quantità di beni da altri Paesi stranieri. In questo modo le ricchezze che affluivano dal Nuovo Mondo venivano immediatamente dirottate verso i vicini Stati europei, lasciando le casse spagnole perennemente "al verde".

Le notevoli difficoltà economiche in cui la Spagna versava, fecero sorgere contrasti religiosi tra persone che, fino ad allora, erano pacificamente convissute. Dopo la Reconquista persisteva la presenza dei moriscos (gruppi di musulmani che per rimanere nel territorio spagnolo si convertirono al cristianesimo) e dei marranos (ebrei convertiti al cristianesimo) che incominciarono a non essere ben visti dalla società spagnola. I moriscos si occupavano prevalentemente di agricoltura e le loro rendite erano piuttosto cospicue, i marranos invece prediligevano il commercio. La tranquillità economica in cui queste due etnie vivevano faceva gola ai nobili, che ormai erano rimasti con ben poca liquidità; sarebbe quindi logico pensare che questi ultimi si attivino in qualche modo per sopperire alla mancanza di denaro. Gli hidalgos incominciarono invece a disprezzare le attività manuali e, in particolare, disdegnarono proprio l'agricoltura e il commercio. I moriscos venivano considerati come sfruttatori delle terre spagnole e gli veniva imputato di sperperare tutte le ricchezze che producevano solo per soddisfare i loro piaceri, non occupandosi del bene dello Stato. Perfino il politico italiano Francesco Guicciardini (1483-1540) durante uno dei suoi frequenti viaggi in Spagna all'inizio del XVI secolo nota un "fatale disprezzo per il lavoro e il commercio" manifestato dalla nobiltà spagnola. Tra i nobili si diffuse sempre più l'idea che svolgere un'attività lucrosa significava perdere l'onore e, per distinguersi dagli infedeli convertiti, nacque il concetto di nobiltà di sangue (pureza de sangre) che identificava i cristiani puri come unici veri nobili. .

È possibile concludere dicendo che la Spagna è stata causa del proprio male. L'inoperosità e il disprezzo verso gli industriosi ha gettato la Spagna in una crisi economica che non si risanerà tanto facilmente.

Registrati via email