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Dalla Rivoluzione Francese
a Napoleone Bonaparte

La città di Grenoble era una città indipendente, che aveva un proprio Parlamento. Qui il III Stato era nello stesso numero dei primi due Stati (com’era nel Parlamento a Parigi), e aveva cominciato a pretendere il voto per testa e non più per Stato.

L’equivoco degli Stati Generali e lo scoppio della Rivoluzione
Il Re, che era Luigi XVI (successore di Luigi XIV, morto agli inizi del 1700 e di Luigi XV che di fatto non aveva governato), accettò di buon grado la richiesta del III Stato di convocare gli Stati Generali. E come apparve chiaro in seguito, ognuno dei tre Stati aveva degli ottimi personali motivi.
Il III Stato, infatti, aveva chiesto la convocazione perché voleva presentare agli Stati Generali e al sovrano i famosi Cahiers des doléances, stilati durante le prime avvisaglie della Rivoluzione, ormai imminente.

Il sovrano, invece, accettava di buon grado la richiesta della convocazione, perché intenzionate a chiedere un ulteriore finanziamento pubblico, per finanziare sia guerre, sia gli sfarzosi balli e danze che dava a Versailles.
Infine, anche i nobili e il clero, I e II Stato, erano soddisfatti, poiché erano decisi di ripristinare l’antica costituzione, che prevedeva ancora più privilegi economici e la possibilità di poter controllare i decreti regi.
Gli Stati Generali si riunirono il 5 maggio 1789 a Versailles. Fin da subito, il III Stato sostenne che gli Stati Generali, in quanto rappresentanti di una nazione dovessero votare per testa e non più per Stato, come si era invece fatto finora, salvaguardando così la volontà del popolo.
Quando il re venne a conoscenza anche dei desideri dei primi due Stati, vide i suoi progetti svanire; si ebbe il famoso Equivoco degli Stati Generali, e il re, considerando che si trovava contro tutti e tre gli Stati Generali, in particolare i primi due, e visto il clima che si respirava a Parigi, decise di sciogliere gli Stati Generali e di convocarli il giorno seguente.
Il giorno dopo, però, i primi due Stati ed il re decisero di incontrarsi prima dell’ora stabilita, per cercare una linea concorde su come comportarsi nei confronti del III Stato, il quale, all’ora convenuta, trovò le porte chiuse. I rappresentanti del III Stato decisero quindi di auto-convocarsi in una stanza attigua, facendo il Giuramento della Palla-corda. Tutti i rappresentanti giurarono di rimanere uniti, fintanto che non sarebbe stata stipulata una nuova Costituzione; iniziarono subito i lavori, e decisero di ispirarsi ai principi illuministi e di garantire a tutti i francesi liberté, égalité, fraternité. I filosofi cui si ispirarono furono Descartes (concetto secondo cui la ragione è in tutti gli uomini), John Locke (tutti gli uomini sono uguali e liberi perché dotati di ragione), Montesquie (divisione dei tre poteri, perché dovevano essere distinti) e Rousseau (moderno fondatore del concetto di democrazia, secondo il quale tutti gli uomini sono uguali, perché liberi e dotati di ragione e il popolo è il sovrano, instaurando anche il concetto, quindi, di sovranità popolare).

La nuova Costituzione
La Costituzione assunse il nome di Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino. Non compaiono né la Francia né i francesi, perché, nelle intenzioni iniziali, tale costituzione avrebbe dovuto essere una costituzione modello, valida per tutti gli uomini e i cittadini di un qualunque Stato, una Dichiarazione universale; fu proprio questo carattere che la rese rivoluzionaria. Come era già successo per i coloni americani, ormai il motivo economico della rivoluzione era passato in secondo piano. Ormai ci si batteva per qualcosa di più grande, e dalla stipulazione del giuramento, decisero di farsi portavoce del mondo.

La presa della Bastiglia e le Jacquerie[\b]
Una volta riuniti i rappresentanti del Terzo Stato e iniziata la stesura della nuova Costituzione, la voce di questo avvenimento si sparse per tutta Parigi e per tutte le campagne circostanti, e accaddero due avvenimenti, uno a Parigi, uno nelle campagne:

1. A Parigi si ebbe la presa della Bastiglia, il 14 luglio 1789. La Bastiglia era l'antica residenza dei reali di Francia, prima che fosse costruita Versailles. Ormai, la Bastiglia era abbandonata da decenni, e non era più abitata dai reali. Era un bastione medievale semi-diroccato, adibito a prigione; per inciso non era neanche molto grande, conteneva infatti solo una decina di prigionieri. Era più che altro il valore simbolico, rappresentava, infatti, il potere regio francese, e fu per questo motivo che fu rasa al suolo dai rivoluzionari . Appena presa la Bastiglia, i rappresentanti del Terzo Stato dichiararono pubblicamente valida la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino, nel frattempo completata, e, la fine dell'Ancient Régime. Tale dichiarazione fu accolta con entusiasmo dal popolo, perché ciò significava che non c'era più alcuna distinzione tra ceti sociali, e non c'erano più privilegi fiscali. È la prima volta nella Storia che vengono dichiarati uguali tutti gli uomini.

2. L'altro avvenimento importante si verificò nelle campagne, nelle zone non industrializzate; qui si viveva ancora di agricoltura, a differenza delle industrie di Parigi, e non c’era quindi il ceto del proletariato urbano. Si verificò il fenomeno delle Jacquerie: erano delle rivolte popolari contadine che chiedevano l'abolizione dell'Ancient Régime, e dei privilegi fiscali per i primi due Stati. Erano portate avanti da semplici contadini, armati di forconi e pali. All'inizio si verificarono a macchie nei dintorni di Parigi, ma poi, espandendosi, interessarono tutta la Francia. Molto spesso le Jacquerie furono soffocate nel sangue dall'esercito regio. La Rivoluzione Francese, in fondo, è stata portata fuori da Parigi da questi movimenti; se così non fosse stato, probabilmente la rivoluzione non si sarebbe mai avuta, e così anche per le idee degli illuministi. Ora il sovrano aveva contro tutti i contadini, e non bisogna dimenticare che, benché la Francia fosse abbastanza industrializzata, il settore primario rimaneva l'agricoltura; si può quindi affermare che il sovrano aveva contro tutta la Francia.

La nuova Francia e la Guerra Ambigua
Dopo la rivoluzione, la Francia divenne una monarchia costituzionale. In questo modo la monarchia era limitata dalla Costituzione e dal Parlamento. Questa forma di governo arrivò in Francia un secolo dopo rispetto all'Inghilterra, perché il proletariato urbano e la borghesia inglese, i veri fautori della Rivoluzione, si presentano in uno Stato solo con l'industrializzazione, che nella fattispecie aveva interessato l'Inghilterra nel Settecento, mentre in Francia arrivò in un secondo momento.
La Francia, però, restava di fatto una Monarchia ereditaria; sulla carta era stabilito che dovesse essere una Monarchia costituzionale, in realtà c'era ancora un re, Luigi XVI. Questi, ovviamente, non volle riconoscere la nuova Costituzione. Parigi era in rivolta, si alzavano le barricate in ogni strada, c’era la guerra civile, da una parte l'esercito reale, dall’altra il popolo. I rivoltosi si erano stabiliti sotto i palazzi reali, e minacciavano il sovrano, il quale non era più appoggiato nemmeno dalla nobiltà. E così, la tensione crebbe fino al 1791, quando i rappresentanti del Terzo Stato ebbero ritoccato la Costituzione, dandole un indirizzo ancora più democratico; il re fuggì con tutta la famiglia reale verso il Belgio. Fu riconosciuto a Varenne, e riportato a Parigi con la famiglia e incarcerato e gli venne fatto subito un processo, da parte dei rappresentanti del Terzo Stato, un po' irregolare, e riconosciuto colpevole di tradimento della nazione, e tenuto in carcere per un certo periodo. Spedì numerose lettere ai vari sovrani d'Europa, ma nessuno mosse un dito. In realtà, ai rivoluzionari serviva vivo, per due motivi. Innanzitutto, se i rivoluzionari l'avessero giustiziato subito, questi stessi sarebbero stati malvisti dal resto dell'Europa. In una mentalità anche legata al mondo feudale, molto probabilmente qualche sovrano europeo si sarebbe mosso in favore del re, con una conseguente invasione della Francia. Sarebbe stato come farlo passare per vittima. Bisognava trovare una nuova soluzione, o altrimenti gli ideali della Rivoluzione non si sarebbero mai diffusi per tutta l'Europa, come era invece nelle intenzioni dei rivoluzionari francesi, conformemente al titolo dato alla costituzione. I rappresentanti del Terzo Stato, allora, chiesero a Luigi XVI di dichiarare guerra contro tutti gli altri Stati europei. Questa guerra iniziò nel 1792, terminò nel 1797e fu definita Guerra Ambigua.

Dato che l'esercito uccideva immediatamente i rivoluzionari ovunque si trovassero, molti di questi furono costretti a scappare all'estero. Questi convinsero il re a dichiarare guerra agli Asburgo d'Austria, che avevano ospitato fuggiaschi rivoluzionari, e così fu. Nel 1792 dichiarò loro guerra. I veri fautori erano stati soprattutto i giacobini guidati da Robespierre, giovane e brillante avvocato. Naturalmente c’era un motivo di fondo: si voleva far passare Luigi XVI agli occhi degli altri Paesi europei, come un sovrano assetato di potere, tanto assetato da dichiarare guerre ingiuste e contro tutti. Si voleva screditare Luigi XVI e riuscirono perfettamente nel loro intento; in questo modo, gli altri sovrani europei, odiandolo, non lo aiuteranno di certo nel caso in cui questi chiederà loro aiuto. Anzi, i rivoluzionari passarono in buona luce, a causa della loro condizione, sottoposti a questo re assetato di potere, e che avevano quindi pieno diritto a ribellarsi. E così, quando Luigi XVI scriverà lettere in richiesta di aiuto ai vari sovrani europei, nessuno muoverà un dito per lui. Ecco che quindi, Robespierre, i giacobini e tutti i rivoluzionari lo ghigliottinarono senza paura di interventi esterni. Una volta ghigliottinato il re nel gennaio del 1793, fu dichiarata da Robespierre, assieme a D’Anton e Marat la Repubblica in Francia, fu dichiarata valida la Dichiarazione dei diritti dell'Uomo e del Cittadino.

I partiti in Francia: Girondini e Giacobini
Il 1792 è un anno storico in Francia, perché inizia la Guerra Ambigua, e le discordie tra i Girondini e i Giacobini. All'inizio non vi erano problemi perché tutti uniti nella Rivoluzione; ora, però, che era morto il sovrano, si trattava di spartire e gestire il potere, e si aprì il divario politico – economico tra i due club.
Cominciarono a distinguersi la destra e la sinistra in Francia.
I Girondini si orientarono per una repubblica di centro – destra, proprio perché ne facevano parte soprattutto gli industriali e la borghesia, ed erano quindi favorevoli alla proprietà privata, sia grande sia piccola.
I Giacobini, invece, erano orientati verso una repubblica di centro – sinistra, una repubblica popolare. Dal punto di vista numerico erano di gran lunga superiori ai Girondini, per la loro composizione sociale, visto che comprendevano quasi tutto l'ex III Stato; il loro rappresentante era Robespierre. Questi era un giovane e brillante avvocato, che aveva capito di avere una dote particolare, ossia l'abilità di parlare alle masse, di coinvolgerle; aveva tutte le virtù che doveva avere un vero leader. Questa abilità di essere trascinatore e di essere un modello per la massa si ritroverà in altri personaggi storici, tra cui Garibaldi, Francesco Crispi, Gabriele d'Annunzio, Mussolini e altri. Questa sua abilità sarà anche uno dei motivi per cui i Giacobini ebbero la meglio sui Girondini.

La rivolta della Vandea
Tra i vari avvenimenti del 1792, ci fu l’insurrezione della Vandea, una regione nel nord – ovest della Francia, a carattere fortemente agricolo, abbastanza retrograda e conservatrice, antirivoluzionaria; ostacolò la Rivoluzione e proponeva di tornare al periodo dell'Ancient Régime. Non era la nuova borghesia che teneva le fila di questa regione, ma i proprietari terrieri, l'aristocrazia agraria. In Vandea scoppiò una rivolta conservatrice antirivoluzionaria, ma che si spense da sola, perché non trovò riscontro nel resto della Francia, anche perché nel resto della Francia c'era già la Repubblica Giacobina, che nel 1793 modificò ancora una volta la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e dei Cittadini in modo ancora più democratico. Per la prima volta nella Storia, infatti, fu previsto il Suffragio Universale (maschile).

Il Regno del Terrore e i Comitati di Salute Pubblica
Robespierre, per realizzare veramente la sovranità popolare, instaurò una democrazia diretta, e la Francia cadde nel caos; Robespierre non riuscì a uscire da tale situazione, ed instaurò la dittatura personale (come Cromwell nella prima fase della Rivoluzione Inglese); fu l'inizio del Regime del Terrore. A dire il vero, Robespierre era ricorso a tale situazione sperando che fosse semplicemente un governo provvisorio, di urgenza, ma che alla fine divenne permanente.
La caratteristica del suo Terrore fu l’istituzione dei Comitati di Salute Pubblica, ognuno dei quali gestiva un tribunale che doveva processare e giudicare tutti i nemici della rivoluzione. Purtroppo, come spesso succede, anche questi Comitati divennero un problema: erano così preoccupati che iniziarono a processare anche chi era solo sospettato; naturalmente, gli indiziati divennero migliaia, e molto spesso erano ghigliottinate anche persone innocenti. Questa sorta di carneficina fu una delle cause principali della caduta del regime di Robespierre.
Durante il periodo del Terrore, oltre ad instaurare i Comitati di Pubblica Sanità, Robespierre sequestrò tutti i beni ecclesiastici esistenti in Francia e molti beni degli aristocratici, dichiarandoli beni della repubblica; in parte li vendette per ricavarne denaro. In questo modo si inimicò ancor di più il clero e gli aristocratici.

La Costituzione Civile del Clero
Tra le varie novità, istituì la Costituzione Civile del Clero, cioè una costituzione per il clero, che riprendeva i fondamenti della dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, alla quale il clero fu costretto a giurare fedeltà. Questo obbligo di giurare fedeltà divise in due il clero francese, che era, in effetti, lo scopo dei rivoluzionari. Da una parte il clero giurato, che erano i religiosi che decisero di giurare fedeltà alla Costituzione e che si faranno voce dei principi rivoluzionari; dall'altra parte il cosiddetto clero refrattario, ossia quella parte di clero che si rifiutò di giurare fedeltà; questi ultimi dovettero fuggire dalla Francia. Il clero, quindi, non costituiva più una grande forza unitaria, un'opposizione, e così i rivoluzionari ottennero ciò che volevano; il clero non poteva più fare opposizione nei confronti del popolo, anche perché privi di mezzi economici. Questo periodo è molto laico per la Francia. Robespierre e i suoi seguaci erano quindi odiati dal clero, dagli aristocratici, dai monarchici, dai Girondini, dai Vandeani e anche da buona parte del III Stato, a causa delle numerose condanne a morte ingiuste, senza prove né processo. E quindi, il 27 luglio del 1794, Robespierre e una ventina di suoi seguaci furono ghigliottinati. Fu la fine del Periodo del Terrore.
La Rivoluzione è in fondo un paradosso storico, perché si passò dagli ideali di libertà che erano dichiarati nella Costituzione Francese al Terrore, che era esattamente l'opposto. Nella Storia era spesso accaduto che si passi da un estremo all'altro, dalla libertà alla dittatura personale di qualcuno, come Cromwell. Il confine tra libertà e terrore è molto labile, basta poco a passare da una parte all'altra; la libertà che registra poche regole facilmente degrada in terrore, perché senza regole si genera il caos, e questo, per essere governato, ha bisogno di una dittatura.

Il Contro – terrore
Per qualche mese dopo la morte di Robespierre, la Francia cadde nel caos sociale più completo, e verso la metà del 1795 si instaurò un nuovo governo, un governo anti – giacobino, retto dai Girondini, che, per riportare l'ordine in Francia, instaurarono un nuovo regime di terrore, il periodo cosiddetto del Contro - terrore, che si scatenò in forme violente, con condanne violente contro i Giacobini, condannandoli spesso senza processo, distruggendo e incendiando le loro sedi. Il Primo Terrore, degli anni 1793 – 1794, viene anche chiamato Terrore Rosso; il Terrore Bianco, Contro - terrore o Anti-giacobino va dall'agosto del 1795 al novembre del 1799. Fu sempre Terrore ma non giunse alle migliaia di morti del Terrore Rosso, che fu anche il motivo per cui durò così tanto. Anche i giacobini si crearono numerosi nemici: in primis i Giacobini e i monarchici. Questi ultimi progettano un'insurrezione contro il governo anti-giacobino; in realtà fu più un colpo di Stato, organizzato per due motivi:
1. I monarchici volevano affondare la Francia nel disordine sociale, in modo da incolpare gli anti-giacobini per dimostrare che questi non erano in grado di governare e che era meglio la monarchia.
2. I monarchici volevano il potere, motivo per cui ricorsero al colpo di Stato.

Napoleone Bonaparte
Per sedare questa insurrezione, gli anti-giacobini furono costretti a chiamare l'esercito della repubblica. C'era un nuovo generale, simpatizzante robespierrista, molto abile, proveniente dalla borghesia. Era Napoleone Bonaparte, che nel novembre del 1799 riuscì a sedare il colpo di Stato dei monarchici. Fu la sua prima impresa, e ne uscì in modo brillante.

Il Direttorio
Sedata la rivolta dei monarchici, si instaurò un governo semi - provvisorio, diretto da un organo istituzionale composto da cinque membri, all'inizio, chiamato Direttorio, che aveva il potere esecutivo, porre cioè in atto le leggi e farle rispettare. Aveva il potere di nominare ministri, aveva piena libertà in politica estera, poteva cioè dichiarare guerra, e doveva garantire la sicurezza interna. In seguito, il Direttorio si trasformò in Consolato, composto da tre membri. Napoleone riuscì a farsi nominare un membro del Consolato, e con abilità strategica riuscirà a sostituire gli altri due consoli che lo affiancavano all'inizio con altre due persone da lui scelte, ovviamente, volutamente incapaci dal punto di vista politico, e succubi della sua forte personalità, in modo da far emergere le proprie doti e da poter decidere in prima persona.

La fine della Guerra Ambigua
Il Direttorio, che aveva tra i propri compiti anche quello di decidere le guerre, decise di impegnarsi su di un fronte alla volta, per poter affrontare degnamente i vari nemici, non bisogna infatti dimenticare che la Guerra Ambigua continuava dal 1792. Dapprima si concentrò contro la Prussia e la Spagna, riuscendo a sconfiggerle, tanto che questi due Stati chiesero un Armistizio e firmarono paci separate, uscendo così dal quadro del conflitto. Anche il Belgio subì una sorte simile; la Francia ne approfittò, lo invase totalmente e lo annetté. Anche l’Olanda fu sconfitta. Era il 1795.
Rimanevano l’Inghilterra, la nemica storica della Francia ancora dalla Guerra dei Sette Anni, e ancora prima quella dei Cento Anni, nonché una grande forza in mare, e per questo motivo il Direttorio decise di sospendere momentaneamente le ostilità, l’Austria di Francesco II e i Principiati Italiani.

La Campagna d’Italia
Anche sconfiggere l’Austria non era un problema da poco. Il Direttorio decise di affidare l’operazione militare a Napoleone Bonaparte, già distintosi nelle repressioni contro i monarchici, in segno di stima e rispetto. In realtà, a Napoleone erano ben chiare le mire segrete del Direttorio. Era nelle intenzioni dell’Organo bruciare la carriera politica di Napoleone. Pensava infatti, che Bonaparte volesse mettersi in luce, e diventare membro del Direttorio, che quindi lo odiava e temeva, perché ne riconoscevano le doti.
Gli fu quindi affidata la Campagna d’Italia, nel gennaio del 1796, col solo compito di tenere impegnate le truppe austriache e piemontesi nella Pianura Padana. Il Direttorio sperava in questo modo che Napoleone rientrasse in Francia apparentemente sconfitto, e voleva farlo passare per un generale incapace, e anche piuttosto oneroso.
Napoleone, tuttavia, accettò l’incarico; fu volutamente mal equipaggiato, i viveri erano troppo pochi, l’esercito era scarsamente vestito, così com’erano scarse le armi e le munizioni. L’abilità di Bonaparte fu proprio quella di usare questo punto di debolezza facendolo diventare il punto di forza, facendo leva sullo spirito di sopravvivenza dei suoi uomini; se infatti volevano vivere, avrebbero dovuto lottare.
Nel giro di pochi giorni, Napoleone sconfisse i piemontesi, che cedettero Nizza e una parte della Savoia ai francesi, e quindi l’Austria.

La Pace di Campoformio
Gli austriaci , una volta sconfitti, firmarono la Pace di Canpoformio (ora Campoformido, in Friuli) nel 797. Questa Pace rivoluzionò l’assetto geo – politico dell’Italia del Nord. La Serenissima, dopo più di mille anni di vita, fu sconfitta, assieme agli austriaci. Questa Pace era più che altro una sorta di scambio: Napoleone cedette all’Austria il Veneto, l’Istria e la Dalmazia in cambio della Lombardia. Era infatti molto più facile per la Francia gestire una regione vicina che non dover ogni volta passare su territori stranieri per governare i propri.

La reazione del Direttorio
In realtà il Direttorio non era d'accordo con la manovra politica di Napoleone, infatti, il Trattato di Campoformio era stato interamente dettato da Napoleone al suo segretario e poi, senza informare il Direttorio, era stato sottoposto direttamente alla firma degli austriaci.
Questo fatto fu significativo, perché si evidenziò così che il Direttorio aveva perso tutto il suo potere di controllo, sull'esercito, che ormai seguiva ciecamente Napoleone, e sulla politica estera, che era uno dei compiti del Direttorio. Napoleone scavalcò il potere del Direttorio, con l'esercito nelle sue mani, e divenne una forza autonoma dal Direttorio, che rispondeva agli ordini di Bonaparte. Alla fine il gioco del Direttorio si ritorse contro questo stesso, perché Napoleone lo screditò presso la popolazione francese.
Napoleone sapeva usare le strategie politiche più raffinate e allo stesso tempo subdole, e lo farà anche quando diventerà Primo Console, instaurando in realtà una dittatura personale facendola passare per un governo democratico, perché si servì dei plebisciti, di certo lo strumento più democratico che ci sia; per qualsiasi problema indiceva un plebiscito chiedendo un parere ai francesi, espresso con un sì o un no; ovviamente le domande erano accuratamente formulate per far rispondere ai francesi in un certo modo.

Le repubbliche di Napoleone
Bonaparte creò una serie di Repubbliche Sorelle dopo il Trattato di Campoformio in Italia.
1. La repubblica Cisalpina, ed era formata dalla Lombardia e da alcuni territori dell'Emilia Romagna, che Napoleone sottrasse al papa in alcune battaglie.
2. La repubblica Romana, conquistò alcuni territori vicino a Roma.
3. La Repubblica Partenopea, conquistò alcuni territori vicino Napoli.
4. La Repubblica Ligure, conquistando alcuni territori vicino Genova.
Queste quattro repubbliche erano filo-francesi, in quanto sottostavano al governo francese, e furono create tra il 1797 e il 1799. A queste quattro Repubbliche, Napoleone ne affiancò altre due, la Repubblica Bataba, che comprendeva i territori di Olanda e Belgio, e la Repubblica Elveticam che comprendeva i territori dell’odierna Svizzera.

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