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Tra Roma e Lutero

Lutero nel 1517 rese pubbliche le sue Tesi. Prima che lo scontro esplodesse, Erasmo aveva difeso Lutero, pur non condividendo la durezza di alcune sue affermaizoni e la violenza indiscriminata con cui attaccava la Chiesa. "Perché non gridi contro i cattivi papi, piuttosto che contro tutti i papi?", gli scrisse in proposito.
Ma il tempo della moderazione era tramontato ed Erasmo, che sperava di poter svolgere un ruolo di mediazione, venne criticato tanto dai luterani quanto dai cattolici: "Il mio silenzio nei riguardi di Lutero si interpreta come consenso, mentre i luterani mi accusano di aver disertato per viltà la causa del Vangelo", scriveva sconsolato in quegli anni.
Ormai da più parti gli si chiedeva di schierarsi con chiarezza e si diffondeva la convinzione che sebbene se ne distinguesse, egli fosse dalla parte di Lutero.
Di malavoglia alla fine si decise: nel 1524 pubblicò il De libero arbitrio, in cui contestava le concezioni di Lutero.

Abbandonata ogni fiducia, Erasmo si convinse di vivere il secolo peggiore della storia della civiltà cristiana. Le prove della sconfitta si manifestarono in modo atroce: nel 1535 gli giunse dall'Inghilterra la notizia che Fischer e Moro erano stati giustiziait per ordine di Enrico VIII, in quanto si erano opposti allo scisma dalla Chiesa romana decretato dal monarca. Ormai, la riforma vagheggiata da Erasmo e dai circoli umanistici, una riforma guidata dalla comunità internazione dei dotti, non aveva più nessuno sapzio in un'Europa che si preparava alle guerre di religione.
Erasmo si spense a Basilea la notte tra l'11 e il 12 luglio 1536. Morendo non poteva immaginare quant el sue idee, pur così criticate, avrebbero influenzato cattolici e protestanti.

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