Ominide 50 punti

Riforma cristiana e controriforma

Il peso delle parole: la diffusione della riforma protestante in molte regioni Europee obbligarono la Chiesa romana a intervenire con una serie di provvedimenti di carattere politico, istituzionale e teologico. A questa reazione si da il nome di controriforma. Questo termine compare per la prima volta nel 1776 anche se il fenomeno era ben noto ai contemporanei. I cattolici parlavano di riforma vera per la controriforma e riforma falsa per la riforma protestante. Viceversa i protestanti. Il termine controriforma già alla sua origine settecentesca aveva una connotazione negativa che sottolineava gli aspetti repressivi del fenomeno. Gli storici cattolici parlano così di Riforma cattolica ma esso è in parte errato in quanto accentua troppo i caratteri originali del fenomeno; è parzialmente errato anche Controriforma in quando riduce il termine a aspetti di pura reazione.
Il concilio di Trento: il pontefice Paolo III (1534-49) nel 1537 insediò una commissione incaricata di analizzare i motivi della crisi e di proporre i provvedimenti necessari a sanarli. Questo concilio ecumenico (universale) si reclamava da tempo nel mondo cristiano ma i papi del ‘400 avevano osteggiato la convocazione di esso poiché temevano che portasse alla rinascita del conciliarismo. I successi del calvinismo e del protestantesimo però resero non più rimandabile il concilio. Il concilio fu convocato a Trento, in modo da non dispiacere ne ai protestanti ne ai cattolici poiché Treno era di fatto italiana ma apparteneva all’impero, nel 1542 da Paolo III. I lavori si protrassero per circa un ventennio: a causa della guerra tra Carlo V e Francesco I cominciarono solo nel 1545 e, dopo un interruzione (1552/1562) per una guerra del pontefice, terminarono nel 1563. I protestanti non vi fecero parte poiché non tolleravano il ruolo di superiorità del papa e la partecipazione dei soli ecclesiastici che contraddiceva il principio del sacerdozio universale. Il concilio divenne un’assemblea interna: la partecipazione fu ristretta non solo nel numero ma anche nella rappresentanza geografica: i ¾ erano italiani. Nel concilio si confrontarono 2 tendenze: la prima spingeva per affrontare problemi istituzionali e disciplinari e la seconda per affrontare problemi dogmatici e teologici. Se la prima avesse prevalso avrebbe messo in secondo piano lo scontro con i protestanti mentre se la seconda avesse prevalso ci sarebbe stata una contesa più infuocata. Per evitare contestazioni entrambe le tendenze furono trattate parallelamente.


Le conclusioni del concilio: sul piano della dottrina il concilio operò una netta chiusura per il protestantesimo ribadendo la validità di tutti sacramenti, confermando la netta separazione tra clero e laicato (clero superiore), la posizione della chiesa come unica interprete delle sacre scritture. Contestò la tesi della giustificazione per la fede (la salvezza si ottiene solo con la fede) dicendo che è necessaria si la fede, ma anche le opere realizzate in seno alla Chiesa. Venne ribadita anche la venerazione dei santi e della Vergine. Sotto il profilo della disciplina fu ribadito l’obbligo del celibato ecclesiastico e tutti i sacerdoti dovevano risiedere nella circoscrizione loro affidata. Ai vescovi fu imposto di effettuare viste di controllo nelle parrocchie. Fu abolito il cumulo dei benefici ecclesiastici, fu imposto l’uso del latino come lingua universale della Chiesa, fu creata una rete di seminari per combattere l’ignoranza della chiesa. Essi miravano alla formazione culturale dei preti ma anche a infondere attraverso ritiri, meditazioni lo spirito ecclesiastico: una visione totalmente cristiana della realtà. Fu istituito il catechismo: i curati erano obbligati a insegnare la dottrina ai fedeli nella lingua corrente. Fu stampato il catechismo romano, che conteneva la dottrina del concilio di Trento.


Spinte repressive e riformatrici: Paolo III diede nuovo vigore al tribunale dell’Inquisizione per la lotta contro l’eresia. Il tribunale venne dato sotto la direzione di una commissione cardinalizia, la congregazione del Sant’Uffizio. Si creò così una politica unitaria contro l’eresia. Paolo IV riorganizzò la censura della stampa e fissò i criteri per la compilazione dell’indice dei libri proibiti.

Registrati via email