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CONTINENTE AMERICANO TRA SEICENTO E SETTECENTO

Tra 1600 e 1700 Spagna e Portogallo possedevano i maggiori imperi coloniali. L’impero spagnolo coloniale comprendeva i territori americani che si estendevano dal Messico all’estrema punta del Cile con l’eccezione del Brasile che apparteneva al Portogallo. Nel Mar dei Caraibi inoltre la Spagna possedeva Cuba, Hispaniola, Portorico e Jamaica; le Piccole Antille furono invece occupate da francesi, inglesi e olandesi. Nel 1635 i Francesi si impossessarono delle isole della Guadalupa e della Martinica e si insediarono nella metà occidentale di Hispaniola(Haiti). Nel 1655 gli inglesi conquistarono la Giamaica e nel 1718 occuparono le Bahamas. Gli Olandesi occuparono Curaçao e altre isole davanti alla costa del Venezuela; a nord del Brasile nella Guyana si insediarono inglesi, francesi e olandesi. Nella parte settentrionale del continente si insediarono inglesi e francesi; i primi lungo la costa atlantica e i secondi in Canada, in quello che oggi è il Quebèc dopo che il 10 agosto 1535 l’esploratore Jacques Cartier aveva scoperto il fiume S. Lorenzo e aveva preso possesso delle terre che lo circondavano in nome della Francia. Nel 1673 fu scoperto il Mississippi che fu percorso dai francesi fino alla foce nel Golfo del Messico.

Il governatore francese Fontenac, controllando il Mississippi, pensò di circondare gli inglesi e arrestare la loro espansione verso ovest. Il territorio dai grandi laghi del nord fino al Golfo del Messico fu chiamato Louisiana in onore di Luigi XIV e presso la foce del Mississippi venne fondata la città di Nouvelle Orlèans. Nel Nordamerica dunque si affrontavano Francia e Inghilterra per il controllo del continente: gli inglesi erano in numero maggiore; i francesi capitolarono e furono costretti a firmare la pace di Parigi che pose fine alla guerra dei Sette Anni(1756-1763) e con cui la Francia cedette alla Gran Bretagna i possedimenti nell’America del Nord e gran parte della Louisiana eccetto Nouvelle Orleàns.
Durante il Seicento gli Europei cominciarono a sfruttare i territori americani: tabacco, cacao,canna da zucchero, cotone e caffè furono ampiamente coltivati. Furono create le piantagioni, grandi aziende agrarie monocolturali possedute e dirette dai bianchi che si valevano di manodopera nera. Il traffico di schiavi neri durato più tre secoli assicurava guadagni immensi. Gli Indios erano considerati troppo ostili o fisicamente inadatti al lavoro ed erano poco numerosi si preferì dunque prelevare gli schiavi dall’Africa.
Nel continente americano furono costituite comunità-missioni; la Chiesa cattolica condannò l’asservimento e la condizione di libertà degli esseri umani e tentò di isolare le popolazioni indigene dai bianchi per difenderle dallo sfruttamento. Fin dai primi anni del 1600 vennero fondate comunità-missioni organizzate sui principi di uguaglianza sociale e della comunione dei beni. Alcune comunità furono attaccate dai cercatori di schiavi e a volte furono costrette a spostarsi altre volte furono difese dai Gesuiti. I principali obiettivi dei Gesuiti erano l’educazione alla fede e alla vita cristiana. Accanto alle tradizionali attività agricole furono aperte botteghe e officine per la produzione di utensili, mobili, strumenti musicali, prodotti tessili … Esistevano anche tipografie per la stampa di opuscoli utili per la catechesi e scuole allo scopo di istruire gli indios.
Intorno alla metà del 1700 le missioni furono chiuse con la forza dai governi spagnolo e portoghese e i gesuiti vennero espulsi dai territori coloniali. Fu inutile il tentativo del papa Clemente XIII, il quale cercò di salvarle.

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