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Il nuovo mondo: conquista e colonizzazione

Ben presto la scoperta delle nuove terre si trasformò in appropriazione e saccheggio delle risorse del territorio. Un ruolo importante rivestirono i conquistadores spagnoli, avventurieri brutali e crudeli, violenti e senza scrupoli, che andarono nelle nuove terre spinti dal desiderio di ricchezze. Tra di essi il più famoso fu Hernàn Cortés, il quale sbarcò nella costa messicana deciso a impadronirsi dell’impero azteco. Gli aztechi, infatti, tra il 1519 e il 1524, furono sottomessi poiché inferiori militarmente ai conquistadores che possedevano le armi da fuoco, i cani addestrati alla guerra e i cavalli. Tra il 1524 e il 1546, gli Spagnoli, agli ordini di Francisco de Montejio, sottomisero la civiltà dei Maya, impadronendosi delle ricche miniere d’oro e d’argento; la medesima sorte toccò tra il 1531 e il 1536 al ricco impero degli incas grazie a Francisco Pizarro e Diego de Almagro.

Preoccupata che il saccheggio selvaggio finisse per arricchire solo i singoli avventurieri, la monarchia spagnola intervenne per stabilire la propria autorità sui territori in mano ai conquistadores e istituì il Consiglio supremo delle Indie, un organo amministrativo, giudiziario ed ecclesiastico che legittimò le condizioni di violenza e sfruttamento nelle quali era ridotta la popolazione locale. Il territorio conquistato fu diviso in feudi (encomiendas) e ai funzionari della corona fu concesso il diritto di sottoporre ai lavori forzati la popolazione indigena, che veniva impiegata nelle attività economiche organizzate dai bianchi, consistenti principalmente nell’estrazione dell’oro nelle miniere e nella coltivazioni della canna da zucchero (e più tardi del tabacco, del caffè e del cacao) nelle grandi piantagioni.
L’arrivo degli Europei in America provocò la decimazione delle popolazioni locali, che morivano per le malattie portate dai bianchi e per lo sfruttamento disumano cui erano sottoposte soprattutto nelle miniere e nelle piantagioni.
In seguito alle denunce da parte di alcuni missionari (fra i quali emerse Bartolomé de Las Casas) delle violenze attuate sugli indigeni, il re di Spagna, Carlo V, decise di intervenire, più per difendere il proprio prestigio e il proprio potere di controllo che per ragioni “umanitarie”: furono creati due vicereami (Nuova Spagna e Perù) con funzione di vigilanza sulle attività dei conquistadores e promulgate le Nuove Leggi per la difesa degli indigeni contro gli abusi, leggi che però non vennero rispettate e che non migliorarono affatto le loro condizioni di vita.
Tra il XVI e il XVII secolo si aprì una corsa all’esplorazione, alla conquista e alla colonizzazione del globo. Ben presto alla Spagna e al Portogallo si affiancarono anche Inghilterra, Francia e Olanda, le quali avviarono una politica di espansione coloniale, lasciando ampia libertà di iniziativa a mercanti e armatori privati. Anche la condotta di queste potenze si distinse per lo spietato sfruttamento delle popolazioni e delle risorse locali, nonché per l’incremento della tratta degli schiavi africani, che dall’Africa venivano deportati, in condizioni drammaticamente disumane, nel Nuovo Mondo.

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