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Caratteri della civiltà maya

Dal IV secolo d.C. i Maya disposero di una scrittura assai ricca, ma anche molto complessa, che ci è giunta sia attraverso numerose iscrizioni su pietra sia grazie a tre codici geroglifici salvati dalla distruzione di centinaia di testi maya intraprese dagli Spagnoli, perché li ritenevano diabolici. Siamo inoltre in possesso di un testo scritto, alla metà del XVI secolo, nella lingua locale denominata quiché e tradotto in spagnolo da un frate domenicano agli inizi del Settecento. Si intitola Popol Vuh (letteralmente "Collezione di foglie scritte") e viene definita "la Bibbia dei Maya" poiché contiene le loro tradizioni ed eventi mitici, ma anche la storia e la cronologia dei re.
I Maya avevano una visione del mondo pessimistica. La storia del mondo prevedeva la successione di generazioni diverse di uomini: prima di creta, poi di legno, infine dii mais. La generazione attuale sarebbe stata infine travolta da un tremendo diluvio. La Terra, nella loro concezione, posava su un enorme rettile che nuotava nell'oceano: sopra la Terra stavano tredici sfere celesti, sotto di essa nove sfere infernali.

I Maya erano politeisti e credevano in un dio supremo, Itzam Na, il Signore del cielo, delle acque e dei fulmini. Il culto consisteva principalmente in cerimonie propiziatorie, in cui si offrivano agli dei oggetti di valore, cibo e il proprio sangue, mediante automutilazioni.
Tra le attestazioni della grande raffinatezza culturale dei Maya vanno ricordati i grandiosi templi piramidali e le conoscenze astronomiche e matematiche piuttosto avanzate. Grazie a queste conoscenze, erano riusciti a calcolare in 365 giorni la durata dell'anno solare.

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