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Città e Campagna

La rivoluzione industriale trasformò profondamente anche la distribuzione inglese. Molte industrie si svilupparono nelle zone rurali, soprattutto lungo i corsi d’acqua, che fornivano energia e favorivano i trasporti. Gli operai venivano a stabilirsi vicino alle fabbriche e i minatori nei pressi delle miniere, perché la giornata lavorativa, molto lunga (spesso oltre dodici ore), non lasciava il tempo per lunghi spostamenti dalla casa al luogo di lavoro: nacquero così città minerarie e grandi centri industriali nelle regioni di campagna, dove un tempo vi erano solo villaggi.
Altre industrie furono invece collocate nei sobborghi delle grandi città che costituivano il principale mercato dei prodotti industriali ed erano in grado di fornire la manodopera necessaria. Complessivamente la rivoluzione industriale garantì una grande crescita della popolazione urbana.

Nelle città si svilupparono quartieri operai situati nei pressi delle fabbriche: furono spesso gli stessi proprietari a costruire alloggi che affittavano ai loro operai. In questi quartieri, privi di spazi verdi, si accumulavano le scorie prodotte dalle lavorazioni industriali, l’aria era molto inquinata a causa dell’uso del carbone da parte delle industrie e i corsi d’acqua erano avvelenati dagli scarichi industriali.

Le case in cui vivevano gli operai, costruite in mattoni e con i tetti di ardesia, presentavano condizioni igieniche migliori delle abitazioni contadine che erano ancora di legno e con il tetto di paglia, ma nei quartieri operai il grande affollamento favoriva la diffusione di epidemie: la gravità della situazione divenne evidente nell’Ottocento, quando, tra il 1830 ed il 1860, si verificarono gravi epidemie di colera.


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