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La chiesa corrotta del XVI secolo, la dottrina delle indulgenze e la figura di Lutero

Nel corso dei secoli la Chiesa era stata colpita dal fenomeno della corruzione: molti religiosi, invece di prendersi cura delle anime dei fedeli vivevano nel vizio e si impegnavano ad accumulare ricchezze e potere politico. Il papa non era solo il rappresentante di Cristo sulla terra, che stringeva alleanze o entrava in guerra per difendere i propri interessi. La Chiesa aveva enormi proprietà terriere all'interno di altri regni. Lo scontento per questo stato di cose era molto forte tra i fedeli. D'altra parte anche tra gli ecclesiastici c'era chi credeva che la Chiesa dovesse cambiare e ritornare alla purezza delle origini. Persino il sacramento delle indulge era diventato una fonte di guadagno. Un'antica dottrina stabiliva tuttavia che si poteva concedere uno sconto sulla penitenza ai peccatori davvero pentiti. Fu proprio questo mercato delle indulgenze a scandalizzare il monaco tedesco Martin Lutero. Nell'ottobre del 1517 egli affisse alle porte della Cattedrale di Wittemberg un documento che conteneva 95 tesi contro la dottrina delle indulgenze. Il peccatore poteva conquistare la salvezza solo sperando nella pietà e nel perdono di Dio. La parola di Dio era superiore a quella di chiunque altro, anche quella del papa. Lutero affermava anche che ciascun credente poteva avere un rapporto personale con Dio, leggendo le sacre Scritture e riflettendo su di esse secondo la propria coscienza.

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