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Quale fu la causa dell’ imperialismo?

L’imperialismo viene variamente spiegato. Alcuni ne danno un’interpretazione politica, come Fieldhouse, che considera l’imperialismo come la prosecuzione, in ambito più vasto, dei tradizionali conflitti tra gli Stati europei; altri ne propongono un’interpretazione sociale, come Wehler, secondo cui furono le tensioni sociali suscitate dall’ industrializzazione a determinare la corsa alle colonie. Ma le più classiche interpretazione rimangono quella economica di Lenin e quella culturale di Schumpeter.
Lenin (1870-1924) propone un’analisi marxista del fenomeno: ritiene che il capitalismo, evolvendosi fino alla sua fase suprema, da intendersi quale fase autodistruttiva, dà luogo all’ imperialismo e ai conflitti imperialistici. Non a caso il saggio in cui è contenuta questa tesi, l’imperialismo fase suprema del capitalismo, venne pubblicano nel 1917: la prima guerra mondiale sembrava infatti la conferma che il capitalismo fosse giunto alla sua fase autodistruttiva.

Di parere opposto è il sociologo austriaco Schumpeter (1833-1950): se per il marxista Lenin è il capitalismo la causa dell’ imperialismo, per liberale Schumpeter l’imperialismo è determinato dal suo esatto contrario: dalla carenza di capitalismo.
In sintesi, il capitalismo è per sua natura pacifico, poiché solo la pace permette lo sviluppo dei commerci e della finanza; l’imperialismo, invece, è una forma di atavismo, ovvero il frutto di una cultura caratterizzata dall’ aggressività delle monarchie e legata al passato precapitalistica.

Lenin: il capitalismo giunto alla sua fase suprema

L’imperialismo sorse dall’ evoluzione e in diretta continuazione delle qualità fondamentali del capitalismo in generale. Ma il capitalismo divenne imperialismo capitalistico soltanto a un determinato e assai alto grado di sviluppo, allorché alcune qualità fondamentali del capitalismo cominciarono a mutarsi nel loro opposto, quando pienamente si affermarono e si rivelarono i sintomi del trapasso a un più elevato ordinamento economico e sociale.
In questo processo vi è di fondamentale, nei rapporti economici, la sostituzione dei monopoli capitalistici alla libera concorrenza. La libera concorrenza è l’elemento essenziale del capitalismo e della produzione mercantile in generale; il monopolio è il diretto contrapposto della libera concorrenza. Ma fu proprio quest’ ultima che cominciò sotto i nostri occhi a trasformarsi in monopolio, creando la grande produzione, eliminando la piccola industria, sostituendo alle grandi fabbriche altre ancor più grandi, spingendo tanto oltre la concentrazione della produzione e del capitale che da essa sorgeva e sorge il monopolio, cioè i cartelli, i sindacati, i trust, fusi con il capitale di un piccolo gruppo di una decina di banche che manovrano miliardi.

Nello stesso tempo i monopoli, sorgendo dalla libera concorrenza, non la eliminano, ma esistono con essa e al di sopra di essa, originando così una serie di aspre e violente contraddizioni, attriti e conflitti. Il sistema dei monopoli è il passaggio del capitalismo a un ordinamento superiore.
Se si volesse dare la più concisa definizione possibile dell’imperialismo, si dovrebbe dire che l’imperialismo è lo stadio monopolistico del capitalismo. Tale definizione conterrebbe l’essenziale, giacché da un lato il capitale finanziario è il capitale bancario delle poche grandi banche monopolistiche, fuso col capitale delle unioni monopolistiche industriali, e d’altro lato la ripartizione del mondo significa passaggio dalla politica coloniale, estendersi senza ostacoli ai territori non ancora dominati da nessuna potenza capitalistica, alla politica coloniale del possesso monopolistico della superficie terrestre definitivamente ripartita.

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